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ARGOMENTO: Facciamo il punto sulla tiroide

Facciamo il punto sulla tiroide 23/02/2012 11:36 #3995

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Medicina molecolare


FACCIAMO IL PUNTO SULLA TIROIDE
By
Dott. Pandiani
Published: August 8, 2008

Appena tornato da una missione umanitaria in Birmania, mi sembra opportuno fare il punto su alcuni dati interessanti che ho potuto constatare in prima persona. Al contrario di quanto accade nel mio studio di Milano, dove la stragrande maggioranza dei pazienti lamenta disfunzioni più o meno gravi dell’attività dell’ormone tiroideo, in Birmania non ne ho riscontrato neanche un caso! Incredibile. Non è questione di DNA, non è questione di caratteristiche anatomiche, fisiologiche o biochimiche: evidentemente in Italia, o meglio, nei paesi sviluppati, devono esserci delle condizioni di vita tali da influire negativamente sull’attività di questa ghiandola.

Tiroide

La tiroide va considerata come il motore principale del metabolismo umano per cui quando la sua attività non è ottimale, ne risente tutto il sistema neuro-endocrino. Per incidere negativamente sul corpo intero, non è necessario che sia presente una patologia vera e propria della ghiandola, infatti questo è ciò che si verifica nella maggioranza della gente, bensì una ridotta biodisponibilità dell’ormone attivo. L’80% della produzione ormonale tiroidea è tiroxina o più comunemente conosciuta come T4. La maggior parte degli scienziati è concorde nel definire il T4 più come un “pro-ormone” piuttosto che un ormone vero e proprio. Esso, infatti è poco attivo, esprime solo la capacita funzionale della ghiandola ma, per poter essere utile al corpo umano deve essere convertito in T3 (triiodiotironina) in “periferia” ovvero fuori dalla ghiandola all’interno del fegato e del rene. Qui, grazie all’azione di un enzima (5-deiodinasi), al pro-ormone è tolto uno iodio e in questo modo è attivato. Solo il T3 riesce a penetrare facilmente nelle cellule dei tessuti dove espleta le sue funzioni fisiologiche, il T4 circola soltanto. Un altro enzima della famiglia delle deiodinasi, può tramutare il T4 in un altro tipo di T3 chiamato reverse T3 (rT3). Quest’ultimo possiede meno dell’1% dell’attività del T4 che, a sua volta è 3-8 volte meno attivo del T3 normale. Questo meccanismo spiega in modo molto più logico come mai una quantità così elevata di persone lamenti dei disturbi analoghi a quelli dell’ipotiroidismo senza avere né alterazioni del tessuto ghiandolare tiroideo né esami ematici di funzionalità (TSH, T4, T3) al di fuori della norma. Non è la tiroide che non funziona bensì l’enzima periferico (deiodinasi) deputato ad attivare il pro-ormone tiroideo e questo ci fa capire perché, spesso, le terapie sostitutive a base di tiroxina non siano sufficienti per eliminare una grande serie di disturbi che lamentano tante persone operate alla tiroide. Attualmente si stanno rivedendo anche i parametri di funzionalità vera e propria in quanto vari studi statistici hanno dimostrato che l’intervallo di normalità del TSH è troppo grande. Secondo un lavoro pubblicato sul British Medical Journal (320: 1332-1334; 2000), si focalizza l’attenzione sul fatto che i sintomi non sono mai considerati un criterio diagnostico dai medici, mentre in realtà spesso evidenziano la disfunzione nonostante la normalità dei dati di laboratorio. Sempre questo lavoro, durato vent’anni, dimostra come un TSH superiore a 2 sia associato ad un rischio aumentato di sviluppare ipotiroidismo.
SINTOMI da RIDOTTA PRODUZIONE di T3
Stanchezza, voglia di far nulla Depressione
Crisi di pianto senza motivo Sensazione costante di freddo
Estremità fredde Cattiva circolazione
Caduta diffusa dei peli del corpo Unghie fragili
Cute secca Cheratosi al gomito
Stitichezza Crampi muscolari
Dolori articolari con rigidità mattutina Ridotta produzione di progesterone con disturbi del ciclo
Aumento del colesterolo Rallentamento del parlato
Rallentamento del movimento Rallentamento della frequenza cardiaca
Problemi di memoria e concentrazione Letargia a riposo
Cefalea, emicrania Dolori muscolari
Aumento di peso di tipo Periferico Obesità
Senso di costrizione alla gola

Uno studio effettuato su 400 persone da Mary Shomon (“Living well with hypothyroidism” sept.30, 2004) ha evidenziato come sia necessario mantenere un valore di TSH inferiore a 2 per normalizzare i livelli di omocisteina, PCR e colesterolo.

Test per valutare la funzione tiroidea Come dice il dott. Damien Downing, la via migliore per valutare i problemi funzionali tiroidei non è quella di trattare i test di laboratorio bensì trattare il paziente. Come appena detto, difficilmente una disfunzione tiroidea è associata ad una patologia della ghiandola e quindi difficilmente i test tradizionali risulteranno positivi. La combinazione di un buon acume clinico insieme ad un approccio mirato al paziente nella sua intera complessità nonché a test clinici e di laboratorio diversi dai soliti, consentirà di ottenere i migliori risultati nei confronti delle disfunzioni dell’asse HPT.

Quindi, per prima cosa è necessario focalizzare l’attenzione sui sintomi che si verificano molto prima che un test diventi positivo. Poi, già da quarant’anni, il dott. Broda, uno dei principali esperti mondiali in campo tiroideo, ha dimostrato la validità della misurazione della temperatura ascellare, presa al primo risveglio, come test per valutare la funzionalità tiroidea. Appena svegli, senza alzarsi dal letto, la temperatura ascellare normale deve rimanere nell’intervallo fra 36,2° e 36,8°. Una temperatura cronicamente inferiore è un ottimo indice di ridotta funzione tiroidea.

In relazione a nuove analisi di laboratorio per funzionalità tiroidea (così come per tutti i tipi di ormoni), attualmente, negli Stati Uniti, i valori di T4, T3, rT3 e TSH sono effettuati attraverso un campione di saliva che riflette molto meglio la reale situazione di biodisponibilità ormonale. Per finire, un ottima indicazione di funzionalità viene dall’analisi dei minerali tissutali (TMA) che, attraverso l’interpretazione dei valori del rapporto calcio/potassio, è in grado di monitorare la funzione tiroidea anche durante terapia.

Ritornando al pensiero introduttivo, l’esperienza birmana mi ha fatto meditare a lungo su cosa maggiormente avrebbe potuto incidere sull’attività tiroidea di origine ambientale e alimentare e sono giunto alla conclusione che i principali fattori eziologici sono:

1. mercurio e metalli tossici 2. sostanze xenobiotiche 3. eccesso di calcio 4. eccesso di rame 5. antagonisti nutrizionali 6. abuso di oli vegetali

Mercurio e metalli tossici Sostanze xenobiotiche

Alle soglie del terzo millennio, il nostro ambiente circostante è cambiato radicalmente. Ora l’uomo deve fare i conti con innumerevoli nuove fonti di tossine. Dopo la rivoluzione industriale, sono stati introdotti nell’ambiente migliaia di composti chimici mai visti prima. Costantemente siamo tutti esposti a tossine multiple presenti nei farmaci, alimenti, acqua e aria. Ogni tossina provoca dei seri rischi alla salute e nessuno conosce a fondo i meccanismi con cui esse interagiscono sia fra loro sia nei confronti del nostro organismo. Un problema molto grave, non ancora preso in considerazione nel modo giusto, è l’effetto sinergico negativo di molti composti chimici. Cosa significa ciò: significa che molte tossine quando si incontrano, combinano i loro effetti causando un danno alla cellula superiore alla somma dei loro effetti negativi conosciuti.

Un esempio di sinergismo tossico può essere l’effetto estrogeno-simile della plastica e dei pesticidi. Il bis-fenoloA, composto della plastica, viene rilasciato negli alimenti e nell’acqua quando sottoposto a calore. Questo composto è capace di legarsi ai recettori cellulari estrogenici. La cellula risponde come se fosse presente un estrogeno naturale. Quando vengono aggiunti altri composti, come quelli contenuti nei pesticidi, anch’essi ad azione estrogeno-simile, l’effetto viene amplificato notevolmente. Gli estrogeni sono i principali antagonisti dell’ormone tiroideo.

Estrogeni ambientali

Come già accennato, sono tutta una serie di sostanze chimiche sintetiche che, all’interno del corpo umano, può agire alla stregua degli ormoni estrogeni. Molti contaminanti estrogenosimili vengono prodotti con scopi ben precisi e sono usati nei pesticidi, plastiche, trasformatori elettrici e altri prodotti. Altre sostanze sono generate come derivati di trasformazione di altre sostanze chimiche e altri ancora, come ad esempio il dietilstilbestrolo, sono farmaci.

Gli ormoni naturali presentano un’emivita breve, non si accumulano nei tessuti e sono facilmente metabolizzati dall’organismo. La maggior parte degli estrogeni naturali rimane in circolo pochi minuti o, al massimo, poche ore. Dopodiché gli enzimi epatici iniziano a romperne la molecola e i pezzi sono eliminati o riciclati per produrre altre molecole.

Gli xenoestrogeni chimici ambientali (DES, PCB, DDT e nonilfenolo) e farmacologici (dietilstilbestrolo) non sono metabolizzati velocemente e, essendo liposolubili, propendono ad accumularsi nel tessuto adiposo come ad esempio quello che circonda i dotti mammari, avendo così una certa influenza su quegli stessi tessuti e su quelli limitrofi, in un lungo periodo di tempo. Un buon numero di studi recenti ha chiaramente dimostrato la distribuzione planetaria di questi inquinanti estrogenosimili e la loro capacità di accumularsi e persistere nell’ambiente.

Eccesso di calcio

Il calcio è il principale antagonista della ghiandola tiroidea. Il metabolismo di questo minerale è, infatti, regolato da vitamina D, calcitonina e ormone paratiroideo. Nell’ambito endocrino è risaputo l’antagonismo fra ghiandola tiroide e paratiroide per cui, di conseguenza, tutte le volte che aumenta la ritenzione di calcio da incremento di funzione paratiroidea, rallenta l’attività della tiroide.

Eccesso di rame

Il secondo principale nutriente antagonista tiroideo è il rame. Questo minerale antagonizza la tiroide in due modi: 1- è un minerale necessario alla produzione di estrogeni, risaputi antagonisti endocrini (attenzione all’uso di contraccettivi e terapie sostitutive in caso di ridotta funzione tiroidea!) e 2- il minerale stesso antagonizza l’assorbimento e l’utilizzo metabolico di iodio e zinco e ferrro. Numerosi sono i lavori che correlano una riduzione di funzione tiroidea e anemia da carenza marziale. Ferro e rame devono essere presenti in quantità ideali per poter essere utilizzati dall’organismo umano. Quando il rame è in eccesso, il ferro perde la sua biodisponibilità.

Antagonisti nutrizionali

Il terzo grande inibitore tiroideo è il litio. Da tempo è risaputo che l’ipotiroidismo è un possibile effetto collaterale della terapia a base di litio. Litio e calcio agiscono sinergicamente riducendo anche il livello di fosforo a causa dell’effetto stimolante del litio sulla ghiandola paratiroide. Vitamina B12, cobalto bromo e molibdeno, tutti presentano un’azione antitiroidea. Per finire, un antagonista identificato di recente: la L-carnitina. Questo nutriente riduce la capacità da parte dell’ormone tiroideo di penetrare all’interno delle cellule bersaglio (epatociti, neuroni e fibroblasti) al punto da essere utilizzato nella terapia dell’ipertiroidismo.

Nutrienti necessari per l’attivazione del T3

Ancora una volta possiamo vedere come ambiente e alimentazione incidano pesantemente nel modificare l’espressione genetica e la fisiologia cellulare. Uno dei nutrienti più importanti per tramutare il T4 in T3 è il selenio. Questo minerale è fondamentale perché la deiodinasi è un selenoenzima. Per rendere attivo il T3, sono necessarie alcune reazioni di legame a livello di specifiche sequenze di DNA che si possono verificare solo grazie all’azione dell’acido retinoico e quindi della vitamina A nonché della vitamina D. L’acido carnosico, che è uno dei principali costituenti del rosmarino, potenzia gli effetti delle due vitamine ed è anche un potente antiossidante. Anche la vitamina B1 è molto utile per incrementare la produzione di tiroxina. Anche gli acidi grassi omega 3 EPA e DHA così come l’acido linoleico coniugato (CLA), giocano un ruolo importante nella funzione tiroidea. Vari ricercatori affermano che lo zinco è utile per bilanciare gli ormoni tiroidei e anche, quando necessario, ridurre il livello degli autoanticorpi. Affinché i recettori di membrana cellulare diventino più sensibili alla tiroxina è necessaria la presenza adeguata di potassio e, per finire, per poter produrre gli ormoni tiroidei bisogna poter utilizzare un buon numero di molecole di iodio che possono essere ottenute con un’adeguata supplementazione di alghe come ad esempio il fucus vesciculosus.

La dieta per la tiroide

Tutte le persone che lamentano disfunzioni tiroidee, dovrebbero apportare alcuni cambiamenti alla loro dieta, favorendo l’uso di cibi ricchi nei nutrienti sinergici e riducendo al minimo quelli antagonisti. I grassi sono da evitare poiché rallentano la velocità di ossidazione cellulare, mentre è utile un buon apporto da un punto di vista proteico. Esistono numerosi lavori che dimostrano come una dieta senza glutine sia fondamentale per ridurre la produzione di autoanticorpi. Quindi, in tutti i casi di disfunzioni tiroidee da cause non ben definite sarebbe bene utilizzarla magari eliminando anche i latticini, ricchi in caseina, altra molecola in grado di attivare delle reazioni di intolleranza. I latticini non sono il cibo più indicato per gli ipotiroidei in quanto ricchi in grassi e calcio che ne è uno dei principali antagonisti. Per le relazioni con la funzione mitocondriale, sarebbe bene utilizzare in abbondanza alimenti ricchi in nutrienti antiossidanti come frutta e verdura fresca possibilmente di origine biologica. Si consiglia di incrementare l’uso di rosmarino per via del suo contenuto in acido carnosico. Nelle successive tabelle elenchiamo una serie di alimenti ricchi nei minerali e vitamine sinergici con la tiroide da incrementare nella dieta.
Alimenti ricchi in SELENIO
ARINGA AFFUMICATA
GERME di GRANO
NOCI BRASILIANE
ACETO di MELE
CAPESANTE
ARAGOSTA
GAMBERETTI

Alimenti ricchi in ZINCO
MANZO
UOVA
TROTA
ANACARDI
OSTRICHE
SEMI di GIRASOLE
MANDORLE

Alimenti ricchi in POTASSIO
KELP
SEMI di GIRASOLE
GERME di GRANO
MANDORLE
UVETTE
PREZZEMOLO

Alimenti ricchi in VITAMINA B1
LIEVITO di BIRRA
GERME di GRANO
FAGIOLI SCURI
NOCI BRASILIANE
CRUSCA di RISO

Alimenti ricchi in VITAMINA A
FEGATO
PEPERONE CHILI
CAROTE
ALBICOCCHE SECCHE
PREZZEMOLO
SPINACI

Alimenti ricchi in VITAMINA D
SARDINE in SCATOLA
SALMONE
TONNO
GAMBERETTI
BURRO
SEMI di GIRASOLE

L’acido fitico e ossalico sono due sostanze che tendono a legarsi al calcio, all’interno del tratto digerente, impedendo il suo assorbimento. Ridurre il livello tissutale di calcio è sempre importante per aiutare la funzione tiroidea per cui è bene assumere i seguenti alimenti ricchi in acidi antagonisti:

Rabarbaro
Spinaci
Erbette
Barbabietole
Cereali integri

Oltre ad aumentare il consumo degli alimenti ricchi in nutrienti in grado di stimolare l’attività tiroidea, è doveroso evitare quelli che contengono nutrienti antagonisti. Tiocianati e composti sulfidrilici inibiscono l’attività dell’ormone tiroideo impedendo che lo iodio si leghi alla tireoglobulina, Gli alimenti ricchi in queste sostanze appartengono quasi interamente alla famiglia delle brassicacee e comprendono:

Cavolo
Cavolini di Bruxelles
Broccoli
Cavolfioreri
Senape

Alcuni tipi di flavonoidi contenuti in alcune piante come fisetina, kempferolo e narigenina, ma principalmente quelli contenuti nella soia (genisteina), sono in grado di inibire la produzione di T4 interagendo con l’enzima (tiroidoperossidasi o TPO) necessario per legare lo iodio alla tireoglobulina. Uno studio effettuato su volontari, prevedeva l’assunzione di circa 30 grammi di fagioli di soia al giorno. Dopo un mese, più della metà dei partecipanti, pur non avendo alterazioni dei test di laboratorio, lamentava sintomi di stanchezza, stipsi, sonnolenza e gozzo rientrati dopo un mese dall’interruzione del test. Questi dati, avvallati da altri lavori, indicano come sia importante evitare l’uso di latti artificiali a base di proteine della soia nei neonati. Le persone predisposte a un ipofunzione tiroidea, devono evitare di mangiare soia e derivati. La soia, inoltre, è molto ricca in rame che, come abbiamo visto, è un potente antagonista. Abbiamo visto che l’antagonista principale della tiroide è il calcio. In caso di ridotta funzione, è fondamentale evitare gli alimenti ricchi in questo minerale: quindi eliminare dalla dieta latte e latticini
Alimenti ricchi in CALCIO
KELP FORMAGGI FARINA di CARRUBEne
RAPA MANDORLE PREZZEMOLO
TORTILLAS di MAIS TARASSACO FOGLIE NOCI BRASILIANE
CRESCIONE LATTE di CAPRA TOFU
FICHI SECCHI BURRO SEMI di GIRASOLE
YOGURT ERBETTE LATTE INTERO

Quindi, ricapitolando, la dieta per migliorare la funzione tiroidea deve prevedere un apporto calorico aumentato da un punto di vista proteico (25-30%) sfruttando fonti povere in grassi come carni bianche, pesce, uova nonché evitando soia e latticini. I carboidrati dovrebbero apportare il 55% delle calorie possibilmente sfruttando maggiormente verdure, frutta e in forma minore, cereali integrali. Evitare le brassicacee anche se la cottura distrugge una buona parte dei tiocianati.
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