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Domanda Il sistema immunitario e disturbi "autoimmuni"
- Nataku
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prendi la terapia gerson, da sola fa: riequilibro ph, disintossicazione massiva, sovrabbondanza di vitamine minerali acqua biologica ecc...
solo ste 3 cose fanno tutto....
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- Clara
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La sclerodermia, la gravidanza e la mitologica "chimera"
Prof. Maria Grazia Sabbadini, Professore di Medicina Interna Università-Vita Salute Istituto Scientifico H San Raffaele - Milano
18-02-2003
E' noto che le malattie autoimmuni sono più frequenti nelle donne rispetto agli uomini.
Il reale motivo di questa 'preferenza' non è noto ma esso è stato tradizionalmente riferito a un possibile ruolo degli ormoni femminili. Non tutte le malattie autoimmuni però hanno il picco di incidenza durante l'età fertile, quando il tasso ormonale è più alto; la sclerodermia ad esempio è più frequente intorno all'età della menopausa, dopo che una donna ha già
avuto eventualmente dei figli.
Recentemente, proprio alla gravidanza è stato imputata la capacità di innescare la malattia stessa. La gravidanza infatti costituisce una sfida immunologica per la madre dal momento che la metà dei geni del bambino sono di origine paterna e le sono quindi estranei. Inoltre la placenta non costituisce una barriera capace di separare in modo assoluto madre e figlio: si è visto recentemente che durante tutta la gravidanza cellule del feto sono in grado di attraversare la placenta e di entrare nel circolo materno e che, sorprendentemente, queste cellule possono persistere vive in piccolissime quantità anche per molti anni dopo il parto.
Come identificare e distinguere nel sangue materno le cellule di origine fetale?
Il problema è relativamente semplice se il feto è di sesso maschile. In questo caso è possibile prendere come "marker" per le cellule fetali il cromosoma Y che normalmente è assente nel corredo genetico di una donna. Infatti la sola presenza del cromosoma Y in un individuo ne determina il sesso maschile e la sua rilevazione nel sangue di una donna può essere data
esclusivamente da una precedente gravidanza di uno o più figli maschi.
Questa condizione di coabitazione in un medesimo corpo, di popolazioni cellulari derivate da diversi individui viene definita in medicina "chimerismo" in riferimento alla mitologica Chimera, un essere avente la testa di un leone, il corpo di una capra e la coda di un serpente. In studi recenti il micro-chimerismo materno-fetale è stato considerato tra le possibili cause di alcune malattie autoimmuni come la sclerodermia.
La sclerodermia è una malattia rara, di origine ignota, che affligge circa 240 individui adulti per milione ed interessa prevalentemente il sesso femminile (il rapporto femmine/maschi è di circa 5/1). L' esordio è spesso tra i 40 e i 50 anni. E' caratterizzata da una fibrosi, ossia un ispessimento della cute e degli organi interni, quali polmoni, tratto digerente, reni, cuore. L'interessamento cutaneo determina il quadro clinico più evidente. In genere sono colpite le mani, gli avambracci, i piedi, il viso e la parte alta del torace. Inizialmente la cute è dura ed edematosa, in seguito diventa aderente ai tessuti sottostanti, liscia e non più sollevabile in pliche. E' particolare l'aspetto del viso in cui la pelle della fronte e intorno agli occhi diventa liscia, senza pliche, scompare la mimica e l'espressività del volto, il naso è affilato, le labbra sono molto sottili e l'apertura della bocca è ridotta rispetto al normale.
La fibrosi condiziona la perdita progressiva della funzione degli organi colpiti fino a poter essere mortale, a causa dell'interessamento cardiaco, polmonare e renale.
Non si conoscono ancora di preciso le cause di tale malattia e non esiste una terapia specifica realmente efficace. La malattia può essere bloccata nella sua progressione ma non guarita definitivamente.
Per molto tempo i ricercatori che si occupano della sclerodermia sono stati colpiti dalla somiglianza tra alcuni aspetti peculiari della malattia sclerodermica e un'altra malattia, la 'malattia del trapianto verso l'ospite' (o 'graft versus host disease' in sigla: GVHD).
La GVHD è una condizione che può comparire nei pazienti che hanno subito un trapianto di midollo osseo da un donatore geneticamente non del tutto identico. In questo caso le cellule trapiantate aggrediscono i tessuti dell'ospite causando uno stato di fibrosi cutanea e di attivazione immunologica che ricorda molto la sclerodermia. Di qui l'ipotesi che nelle donne con già predisposizione all'autoimmunità e che hanno avuto gravidanze, la persistenza in circolo di cellule fetali potesse negli anni favorire l'esordio della sclerodermia.
Le cellule fetali si comporterebbero come un trapianto non identico che cerca di 'rigettare' la madre. Abbiamo provato a verificare questa ipotesi nei laboratori di Ricerca del nostro Istituto (IRCCS Ospedale San Raffaele - Università Vita-Salute, Milano).
Per questo studio abbiamo chiesto la collaborazione a 43 nostre pazienti affette da sclerodermia che avessero avuto in precedenza almeno una gravidanza con figlio maschio e abbiamo cercato di identificare la presenza di DNA di origine maschile (perciò di origine fetale) nella circolazione sanguigna materna.. Sono state inoltre incluse come gruppo di controllo 30 donne sane di età sovrapponibile, sempre madri di figli maschi e altre 20 donne sane che non avevano mai avuto figli o solo figlie femmine. A tutti i sogetti è stato effettuato un prelievo di sangue venoso periferico, circa 10 ml, sul quale è stata eseguita la ricerca e la quantificazione del DNA del cromosoma Y con una metodica particolare (real-time TaqMan PCR). In tutte le donne che non avevano mai partorito o che avevano avuto solo figlie femmine il test è risultato negativo, mentre in una elevata percentuale di donne che avevano avuto gravidanze con figli maschi (sia sane che affette da sclerodermia) erano ancora presenti in circolo cellule Y-positive.
La peristenza delle cellule fetali non solo era più frequente nelle pazienti sclerodermiche ma anche la quantità di cellule di origine fetale era nettamente maggiore nelle pazienti rispetto ai controlli. Con ulteriori più sofisticati esperimenti abbiamo anche potuto dimostrare che le cellule Y-positive (fetali) erano ancora ben vive e vitali e in grado di rispondere attivamente a uno stimolo immunitario specifico per i linfociti T.
Le cellule di origine fetale avrebbero perciò tutti i requisiti per attivarsi in vivo, all'interno dell'organismo della madre e per favorire la comparsa di una reazione patologica nei tessuti.
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- Cecilia
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Francois, in una situazione di malattia quasi tranquilla hai assolutamente ragione, ma non quando il tempo gioca contro di noi.francois ha scritto: Quando si costruisce una casa si deve scegliere un terreno solido, poi si gettano le fondamenta, poi si costruiscono i muri, poi gli impianti e in fine le finiture.
Non possiamo mettere tutto insieme pensando di avere la casa finita.
Per curare una malattia bisogna capire quale è la sua origine e le condizioni di innesco, poi si svilupperanno tutti i supporti necessari al fine di raggiungere il benessere, ma sono supporti che vengono di seguito.
La giusta alimentazione permette di creare un terreno solido, ossia pH giusto e sufficienti vitamine per avere cellule sane.
Una cellula che si trova in un terreno acido muore soffocata perchè le viene a mancare l'ossigeno.
E qui entra in gioco il pleomorfismo, scienza sconosciuta, ma fondamentale per capire perchè una cellula resta soffocata.
Si possono fare tanti interventi per migliorare le condizioni, ma se non si cura per prima la acidosi, il percorso diventa lungo e irto di incognite.
Tutto quello che dici é giusto ma non dimentichiamo che ci sono casi, e non sono pochi, dove il tempo non c´é!! il tempo manca, non si puó aspettare che il ph si normalizzi per poi continuare con il resto.
Ripeto: hai ragione in toto, eccetto per quelle condizioni estremamente pericolose.
Esempio:
io, se avessi aspettato al mio ph, col cavolo che adesso sarei qua.
I problemi erano troppi e veramente pressanti quindi dovevo fare un lavoro a 360 gradi oppure mi compravo la corona di fiori.
Abbiamo 2 casi:
il primo é quello normale dove si va per gradi, con ordine, seguendo un metodo calmo e intelligente, e lí sono con te
il secondo é quello straordinario, dove NON C´É TEMPO da perdere, e mi sembra che questo tendi a dimenticarlo
non tutti i problemi offrono la possibilitá di prenderla con calma, a volte bisogna fare un lavoro di ristrutturazione (visto che hai portato l´esempio della casa) globale, porte, finestre, riscaldamento e tetto tutto assieme, é per questo che c´é bisogno dell´appoggio psicologico completo, mica perché sono innamorata dell´esoterismo in sé ma perché senza la calma interiore, la capacitá di discernimento, la luciditá e tanto altro ancora non ci si riesce. Ecco perché 360 gradi tutto assieme.
buona giornata
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- francois
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L'importanza della alimentazione non va sottovalutata.
Non ho mai detto che prima si deve raggiungere il pH ottimale e poi si pensa a guarire.
Anche se si assumono farmaci, ma non si fa alcunchè per correggere il pH, la malattia troverà sempre uno stimolo per svilupparsi in continuazione.
Come tu dicevi, bisogna procedere a 360 gradi, ma contemporaneamente.
Prima si raggiunge il pH ottimale, prima si accelera il percorso di regressione della malattia, e prima si ridurranno i consumi dei farmaci.
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- Gabriele
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francois ha scritto:
Anche se si assumono farmaci, ma non si fa alcunchè per correggere il pH, la malattia troverà sempre uno stimolo per svilupparsi in continuazione.
Come tu dicevi, bisogna procedere a 360 gradi, ma contemporaneamente.
Questa è la verità.
Occorre "riparare" il danno da tutti i fronti possibili.
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- Cecilia
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Non ho mai parlato di farmaci e neanche li ho pensati in questa discussione, Francois.francois ha scritto: Ho anche specificato, in un'altra discussione, che i farmaci servono, sono indispensabili per supportare l'organismo nelle sue funzioni, ma contemporaneamente bisogna attivare una alimentazione giusta e corretta.
L'importanza della alimentazione non va sottovalutata.
Non ho mai detto che prima si deve raggiungere il pH ottimale e poi si pensa a guarire.
Anche se si assumono farmaci, ma non si fa alcunchè per correggere il pH, la malattia troverà sempre uno stimolo per svilupparsi in continuazione.
Come tu dicevi, bisogna procedere a 360 gradi, ma contemporaneamente.
Prima si raggiunge il pH ottimale, prima si accelera il percorso di regressione della malattia, e prima si ridurranno i consumi dei farmaci.
Per il resto sono d´accordissimo.
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