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Domanda Psicoterapia o psicanalisi?

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11 Anni 6 Mesi fa #38354 da Cecilia
Risposta da Cecilia al topic Psicoterapia o psicanalisi?

Clara ha scritto: Secondo me è interesssante agire un discorso piuttosto che reagire a un discorso.



Cara Cecilia, la psicanalisi non ti piace per niente, diciamo "a pelle", almeno questo è quanto sembra, e il discorso "appuntito" che mi rivolgi e che giustamente chiami impertinente lo è. Non sono io il soggetto dell'indagine e risulta alquanto imbarazzante trovarsi in questa posizione...
Sono migliaia le persone a questo mondo che hanno beneficiato della psicanalisi. Eh si, certo, per carità, anche di tutto il resto :)
Non sarà certo la mia modesta esperienza a fare una differenza per chi è interessato a comprenderne qualcosa.

Caro Broli segui la tua inclinazione. Tai chi e Qi gong sono le mie...


:lol:
buondí Clara!
hai ragione nel dire che la psi... (non importa quale) non mi piace particolarmente perché, come te, io ho intrapreso una strada, anche se un´altra, che mi soddisfa in pieno
certamente tu non sei il soggetto dell´indagine (ma c´é poi un´indagine?!) ma dal momento che hai elencato una parte del tuo percorso avevo pensato di gettarmi ponendo una domanda ... impertinente :whistle:

il fatto é che il leggere tutte le tue esperienze e ricerche mi aveva riportato in mente una conoscente che aveva provato di tutto e niente aveva funzionato, ora, senza doppi sensi, alla mia domanda : per quanto tempo hai provato? lei rispose ingenuamente : 2 settimane.

ripeto che non ci sono allusioni alcune nel mio raccontino che purtroppo é vero e molto triste anche
tu hai trovato la tua strada e io la mia, in definitiva l´importante é che la strada che si intraprende porti lá dove noi vogliamo o dove noi pensiamo di voler arrivare :lol:

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11 Anni 6 Mesi fa - 11 Anni 6 Mesi fa #38358 da elena
Risposta da elena al topic Psicoterapia o psicanalisi?
ALCUNI BRANI TRATTI DA COMMENTO DEL SEMINARIO 1 DI JACQUES LACAN (Carmelo Rosa)
I. SIMBOLICO, IMMAGINARIO E REALE

La conferenza Simbolico, Immaginario e Reale reca la data dell’8 luglio 1953. Il testo costituisce la prima presentazione tematica della celebre triade Simbolico-Immaginario-Reale, intorno alla quale si incentrerà l’elaborazione teorica di Lacan nei decenni successivi .
Il Seminario I si apre con una ouverture che contiene una sintesi di alcuni concetti chiave dell’insegnamento lacaniano.

Il primo concetto è quello di risposta. Come nella tecnica zen, sono gli allievi a dover trovare la risposta. Il maestro non è più colui che insegna in modo cattedratico una scienza già fatta, e se apporta delle risposte lo fa solo nel momento in cui l’allievo è in procinto di trovarle da sé. Questa immagine serve a Lacan per inquadrare la posizione dell’analista e per dare un
modello alla sua posizione e al suo intervento. Non si tratta di un dialogo nel senso corrente. La psicoanalisi non è una successione di domande né un indottrinamento. L’analista è lì per catalizzare l’avvento di una risposta che è da estrarre dalle linee stesse della questione.
L’insegnamento di Lacan non sarà dunque l’esposizione di un insieme sistematizzato di nozioni, ma al contrario la messa
in luce di punti di riferimento fondamentali, quindi virtualmente dogmatici ma non per questo al riparo dalla critica e dalla revisione.

“In effetti penso che il ritorno ai testi freudiani, che costituiscono l’oggetto del mio insegnamento, mi abbia dato, o piuttosto ci abbia dato, l’idea sempre più fondata che non c’è presa più totale della realtà umana di quella compiuta dall’esperienza freudiana, e che non possiamo fare a
meno di ritornare alle fonti per afferrare quei testi in tutti i sensi del termine. Per contro, “non possiamo fare a meno di pensare che la
teoria della psicoanalisi e nello stesso tempo la sua tecnica hanno subito una sorta di impoverimento e, a dire il vero, di degradazione. Non è facile in effetti, mantenersi al livello di una tale pienezza. “ Lacan

L’immaginario
Lacan introduce il registro dell’immaginario definendo il soggetto nevrotico, con cui abbiamo a che fare nell’esperienza analitica, come
un soggetto che allucina il suo mondo.

Il simbolico
Sintomi reali, atti mancati o altre manifestazioni dell’inconscio sono simboli organizzati nel linguaggio che funzionano a partire dall’articolazione del significante con il significato.
La parola gioca il ruolo di mediatore La parola va al di là del piano semantico e si configura come un’azione, al punto da essere assimilabile quasi ad un atto.
...L’elemento temporale è inscindibile dal rapporto tra il simbolico e l’immaginario.


I tre registri dell’esperienza umana

Il nevrotico è un soggetto i cui sintomi sono equivalenti ad una parola imbavagliata, Quando il soggetto parla esprime anzitutto quel registro che noi chiamiamo delle resistenze.Nel corso dell’analisi poi , mentre il soggetto parla, accade qualcosa per cui la verità irrompe.Partendo dalla scoperta freudiana siamo condotti ad ascoltare nel discorso la parola
che si manifesta attraverso, o anche malgrado, il soggetto. Questi emette una parola che in quanto tale è una parola di verità, che eglinon sa neppure di emettere come significante. La parola veridica che si svela (attraverso l’osservazione di un sintomo, di un sogno, di un lapsus, di un
Witz), obbedisce a leggi diverse da quelle del discorso.

È nella dimensione dell’essere che si situa la tripartizione immaginario-simbolico-reale, categorie elementari senza le quali non è possibile distinguere nulla nella nostra esperienza. Solo nella tridimensionalità si possono inscrivere le tre passioni fondamentali dell’essere: amore, odio e ignoranza. L’amore si situa alla giunzione tra il simbolico e l’immaginario, l’odio tra l’immaginario e il reale, l’ignoranza tra il reale e il simbolico; l’amore e l’odio non
esisterebbero senza la terza dimensione, l’ignoranza in quanto passione.
Il soggetto che viene in analisi si mette nella posizione di colui che ignora: non esiste possibilità di ingresso in analisi senza questo riferimento.
www.gianfrancobertagni.it/materiali/psiche/licitra1.pdf
Ultima Modifica 11 Anni 6 Mesi fa da Clara.

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11 Anni 6 Mesi fa - 11 Anni 6 Mesi fa #38359 da elena
Risposta da elena al topic Psicoterapia o psicanalisi?
Jacques LacanIl seminario. Libro I. Gli scritti tecnici di Freud (1953-1954)Testo stabilito da Jacques-Alain Miller
Edizione italiana a cura di Antonio Di Ciaccia Einaudi, 2014.

Sotto il titolo di Seminario è conosciuto l’insegnamento orale che Lacan tenne a Parigi senza interruzione dal 1953 fino a poco prima della sua morte. A Roma, nell’estate del 1953, alcuni mesi prima quindi dell’inizio del Seminario, si era tenuto un Congresso in cui Lacan aveva pronunciato il cosiddetto Discorso di Roma, la cui forma definitiva sarà chiamata Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi. Per i primi dieci anni Lacan dedicherà il suo insegnamento al commento della teoria e della pratica clinica di Freud, facendo anche riferimento ai lavori degli psicoanalisti formati da lui. Dal 1964 in poi, invece, ossia dalla rottura definitiva con l’Internazionale freudiana, Lacan si dedicherà alla messa a punto della dottrina psicoanalitica che stava elaborando, precisando gli aspetti strutturali e logici della scoperta freudiana.
Questo Seminario è il primo della serie che si dedica all’opera di Freud. Come si potrà notare dal titolo stesso, Gli scritti tecnici di Freud, Lacan prende spunto da alcuni articoli di Freud, riuniti all’epoca in Francia in una raccolta, che mettono l’accento sull’applicazione clinica della teoria freudiana. Per questo i temi trattati riguardano sostanzialmente la conduzione della cura, e quindi interessano chiunque si domandi da che posizione uno psicoanalista possa ascoltare e possa interloquire con colui che si rivolge a lui.

Antonio Di Ciaccia
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11 Anni 6 Mesi fa - 11 Anni 6 Mesi fa #38364 da Clara
Risposta da Clara al topic Psicoterapia o psicanalisi?
La Psicanalisi www.lapsicoanalisi.it/psicoanalisi/ studi internazinali del campo freudiano


Che cos'è la psicoanalisi?

La psicoanalisi, come esperienza soggettiva, è la messa in moto della catena significante inconscia per cercare di circoscrivere, tramite la parola, il reale in gioco, ossia quello strano godimento che fa soffrire il soggetto e che si presenta sotto forma di sintomo.
Lo strumento che permette al soggetto di sottoporsi all’analisi è, come prescrive Freud, l’associazione libera, ossia l’applicazione della regola fondamentale: dire qualunque cosa che passi per la mente, per quanto sia difficile, incongrua o addirittura senza senso.
Questo da un lato permette che in un discorso a ruota libera la parola dell’analizzante dica di più di quanto non voglia dire, e metta in luce strane connessioni tra il sintomo di cui soffre il soggetto e la sua parola. Tutto ciò permette che, preso nelle maglie della catena significante, possa venire enucleata la logica del fantasma inconscio, ossia quell’organizzazione inconscia che era stata all’origine della cristallizzazione del sintomo e che sovente continua a presiedere alla vita della persona.
D’altra parte l’associazione libera facilita l’instaurazione o il consolidamento del transfert nei confronti dell’analista. Il compito dello psicoanalista è quello di dirigere la cura, e non già quello di dare dei consigli o di dirigere il paziente. Dirigere la cura vuol dire far emergere, facilitare, non porre alcun ostacolo, usare dell’interpretazione come una punteggiatura del discorso dell’analizzante, affinché nel corso dell’esperienza analitica la logica del fantasma inconscio venga messo in parole e se ne percepisca la funzione di matrice che esso ha rispetto alla sintomatologia del soggetto.
Per far questo occorre che l’analista sia adottato dall’inconscio del paziente, accetti di rivestire i panni del soggetto-supposto-sapere (usando di questa funzione solo per la logica della cura e mai al di fuori, né mai abusandone), accetti di farsi partner del soggetto analizzante non già come un altro soggetto o un superio o un suo ideale, ma modestamente (e difficilmente) come un suo oggetto. Oggetto, sì. Ma sarà all’altezza del suo compito se sarà capace di rivestire i panni di quell’oggetto pregenitale (come lo sguardo e la voce) che nella logica del fantasma è causa del desiderio inconscio, e che Lacan chiama oggetto a piccolo.

Antonio Di Ciaccia



L'inconscio

L’inconscio di Lacan è quello di Freud. Non è qualcosa di mistico o di ineffabile, non deve essere inteso come qualcosa che non sappiamo ancora ma che un giorno sapremo per una presa di coscienza più approfondita o per le vie delle neuroscienze. L’inconscio non è come un sacco che conterrebbe le esperienze rimosse, gli affetti reali o immaginari di un tempo, le esperienze traumatiche da far rivivere e che si ripescherebbero tramite le psicoterapie. Tutte queste cose non sono in un sacco, ma sono in superficie, presenti quando un soggetto parla, in ciò che egli dice, per esempio nella dimenticanza di un nome, nella vacillazione di una parola, nel lapsus o nel taglio del discorso, in cui sorge, all’improvviso, qualcosa come una trovata, una sorpresa, che Freud assimila al desiderio inconscio.
Dell’inconscio noi conosciamo le sue formazioni (ossia i sogni, i lapsus, gli atti mancati, eccetera), le quali si presentano come elementi di una rete. Questi elementi, che noi chiamiamo significanti, ritornano, rivengono, si incrociano, si intersecano e, sebbene evidenti o reperibili anche nella vita comune, diventano strumenti operativi nel corso dell’esperienza psicoanalitica, poiché rivelano, nello scarto tra quello che il soggetto vuol dire e quello che egli effettivamente dice dove, nel sintomo che lo fa soffrire, si annida uno strano godimento a lui stesso oscuro, di cui spesso si vergogna e di cui, comunque, non ne vuol saper niente.
Da qui Lacan deduce che l’inconscio è una struttura simbolica e non un contenitore immaginario: è questo il senso del suo aforisma l’inconscio è strutturato come un linguaggio.

Antonio Di Ciaccia
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11 Anni 6 Mesi fa #38366 da Clara
Risposta da Clara al topic Psicoterapia o psicanalisi?
Laura se ti va, potresti parlarci un pò della tua esperienza con i gruppi?
Trattano dipendenze e anoressie?

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11 Anni 6 Mesi fa #38368 da Laura80
Risposta da Laura80 al topic Psicoterapia o psicanalisi?

Clara ha scritto: Laura se ti va, potresti parlarci un pò della tua esperienza con i gruppi?
Trattano dipendenze e anoressie?


Mamma mia, quante cose interessanti che avete postato!
Mi ci vorrà un po' per guardarmi tutto! Stiamo diventando un vero gruppo di studio... :)

Comincio dal gruppo. Non so come l'ho trovato, forse lui ha trovato me.
Se penso alla bambina timida che ero mi stupisco ancora di quanto la mia vita sia stata stravolta e arricchita dall'incontro coi gruppi: gruppi di amici, di compagni di studio, di colleghi, esperienziali, terapeutici, istituzionali...e infine anche in questo forum ho trovato un gruppo! E non a caso...

Foulkes, il fondatore della scuola gruppo analitica, allievo di Freud, cominciò a utilizzare i gruppi terapeutici insieme a Bion al fronte, per offrire uno spazio di confronto ai soldati durante la seconda guerra mondiale: non c'erano abbastanza tempo e terapeuti per curarli singolarmente. E così il gruppo, da ripiego momentaneo, divenne uno strumento della cura, e si scoprì presto che aveva caratteristiche e fattori terapeutici suoi propri (descritti da Yalom, l'autore del romanzo di cui parlavo a Clara). Esistono dinamiche dei gruppi specifiche, e un inconscio di gruppo, che non è uguale alla somma degli inconsci dei singoli!
Ci sarebbe molto da dire, provero' magari a cercare qualcosa da postare per darvi un'idea più chiara di cos'è la gruppoanalisi.

Non si tratta solo di gruppi che curano particolari disturbi: il gruppo può essere utilizzato per qualsiasi tipo d'intervento. Ci sono gruppi omogenei (dove i partecipanti condividono lo stesso disturbo, come il disturbo alimentare, o altro) ma anche eterogenei. Ogni tipo di gruppo ha caratteristiche diverse e prevede uno stile di conduzione specifico. Qui Recalcati ha scritto molto, partendo però sempre dalle teorie di Lacan sui gruppi (lui chiama questo tipo di intervento "cartello" se non ricordo male), che sono abbastanza diverse dalle teorie gruppoanalitiche.
Per Foulkes il sintomo non nasce mai nel singolo, ma nella "matrice" cioè nelle sue relazioni. Già questo fa capire la differenza con la teoria lacaniana.

Ora sono un po' di fretta, ma provero' domani a spiegare meglio!

Rispetto agli interrogativi di Paolo sulla mia analisi, se ho scoperto forse altri desideri...beh, direi proprio di sì! Sono rimasta incinta durante l'analisi, per es., e io di figli pensavo di non volerne allora...evidentemente il mio inconscio la pensava diversamente. Questa è una cosa di quelle che mi ha sconvolto: sono ancora convinta che la nascita di mio figlio abbia molto a che fare con l'analisi.
E rispetto alla delusione...la vedo come una delusione legata ad ideali narcisistici, sono quelli ad essere stati delusi: un'idea di me perfetta e priva di bisogni.
La cosa più importante cha ha fatto per me l'analista penso sia stata quella di essere umana, non sempre all'altezza delle mie aspettative. Ha permesso anche a me di essere più umana con me stessa.
Mi ricordo ancora quando c'è stato il terremoto da noi: sono andata in seduta e ho trovato l'analista col braccio fasciato, legato al collo. Nella paura del terremoto aveva cercato di scappare ed era caduta. L'immagine dell'analista che si scapicollava giù dalle scale come tanti altri è stata per me più terapeutica di tante interpretazioni!

Tra l'altro: quando c'è il terremoto, le scale sarebbero da evitare... :lol:
I seguenti utenti hanno detto grazie : Clara, elena

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