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amato Ryke Geerd Hamer e le 5 Leggi biologiche

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12 Anni 6 Mesi fa #25601 da francois
Risposta da francois al topic Ryke Geerd Hamer e le 5 Leggi biologiche
Un organismo nelle condizioni da me citate non avrà mai un cancro.

Tieni presente che nel nostro organismo si formano quotidianamente almeno una decina di forme cancerose, a livello di singole cellule,
durano qualche giorno, qualche settimana, qualche mese, poi regrediscono con il riequilibrarsi del pH, delle vitamine e dei minerali.

La mente, così come le fonti elettromagnetiche, generano frequenze che interferiscono con le normali frequenze di ogni singola cellula.

Se però la cellula è sana, così come i tessuti, la frequenza non genera alcunchè.
Quando i tessuti sono messi male, la frequenza attiva i patogeni che, sviluppando tossine veleni, innescano la malattia.

Un cancro, come qualunque malattia, è identificabile con una frequenza ben precisa che individua quella specifica malattia connessa alla specifica cellula.

Inviando all'organismo la stessa frequenza della malattia, ma con fase invertita, i tessuti la assorbono neutralizzando la malattia.
Questo si può fare con l'aiuto della microelettronica.

Il cervello non è capace, salvo qualche miracolo che non conosco, di produrre frequenze con fase invertita.

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12 Anni 6 Mesi fa - 12 Anni 6 Mesi fa #25604 da Clara
Risposta da Clara al topic Ryke Geerd Hamer e le 5 Leggi biologiche
Ok, vediamo di ritornare "in topic" però cerchiamo di chiarire alcuni punti importanti.

1 ) il "potere della mente" è altra cosa rispetto al processo di elaborazione e comprensione del proprio vissuto.Il discorso di Hammer non si fonda sui presupposti di potere della mente, o di potere in generale. Lui aveva individuato una corrispondenza che ritrovava in coloro che visitava, tra conflitti di natura psichica e malattia.Di conseguenza aveva pensato che risolvendo il conflitto si risolveva la malattia. Mi sembra che vi siano stati più casi di remissioni.Inoltre i pazienti che lavoravano a queste risoluzioni dovevano poi essere seguite da vicino da un medico per arginare quella che lui chiamava "crisi di guarigione" che poteva essere anche molto pericolosa all'organismo.
Nelle mie modestissime statistiche, ad esempio, ho potuto o considerare che 9 persone con infarto, compresa mia madre, avevano avuto "conflitti di territorio".

2) Un discorso simile lo fa la Medicina Cinese individuando nelle cause di malattie l'azione delle emozioni. Gli stessi concetti appartengono anche alla ricerca in psiconeuroimmunoendocrinologia, che fa lavorare insieme psiche e soma, utilizzando rimedi omeopatici e omotossicologici uniti alla comprensione di sè.

3) Secondo quel che dici la Saggezza dell'Essere Umano, nella sua capacità di elaborare conflitti, traumi, paure, invidie, collere, odio, narcisimi esasperati, egocentrismo, ossessioni, fragilità, ecc ecc. risiederebbe nel possedere un organismo con un ph ottimale.

Veniamo ora invece al potere della mente, che è altra cosa rispetto a tutto ciò di cui ho accennato.
Ma anche in quest caso bisogna fare delle distinzioni, e per fare queste distinzioni prendiamo come esempio il modello omeopatico.
Sappiamo che nel rimedio omeopatico ciò che ha effetti sull'organismo sono le frequenze contenute nel rimedio, così come suggeriscono anche tutti gli studi sulla biofotonica fatta da alcuni, nonchè le ultime scoperte fatte ( o meglio copiate) da Montaigner sul DNA e l'acqua.
Ora, abbiamo a che fare con una informazione, ma una informazione per muoversi ha bisogno di qualcosa che la "spedisca" di "un mezzo di trasporto " e di un "ricevente".
A questo proprosito ti invito, se non lo hai già fatto a leggere gli esperimenti scientifici fatti in Cina sull'emissione di "wai-qi" da insegnanti di Qigong
www.alleanzadellasalute.info/forum/Mente...sul-qigong.html#8353

Possiamo notare che non è tanto l'energia che modifica lo stato di alcuni batteri e di sostanze, ma l'informazione la quale è trasportata dall'energia che la conduce al "bersaglio".
Come dicevo altrove, e senza dover essere una "credulona", penso che la nostra ignoranza di base possa anche essere una ricchezza, se sappiamo di non-sapere abbastanza possiamo permettirci di pensare anche che alcune cose ritenute impossibili siano invece possibili.
So di non sapere , diceva Socrate.
Ma visto che personalmente non sono ancora dotata di ceret qualità, io per curarmi, mi volgo a tutta quella complessità di cui è fatto l'umano. Perciò ho cura dell'alimentazione, dell'integrazione , della psiche e della...Ricerca.
Ultima Modifica 12 Anni 6 Mesi fa da Clara.

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12 Anni 6 Mesi fa #25605 da francois
Risposta da francois al topic Ryke Geerd Hamer e le 5 Leggi biologiche
Nella trasmissione delle frequenze non ha importanza l'energia della frequenza,
ma ha importanza il tipo di frequenza.
Dalla mente partono tante frequenze che interagiscono con tutte le cellule,
infatti la cellula che esiste sulla punta di un capello sa cosa succede alla cellula che eiste sulla punta del piede,
è lo scambio istantaneo delle informazioni.

La frequenza di un qualunque principio attivo, una volta introdotto nell'organismo, ma va bene anche se semplicemente accostato alla pelle, viene recepita dalle cellule e trasmessa istantaneamente a tutte,
poi saranno le cellule malate a trarne beneficio.

Ma le frequenze emesse dalla mente sono molteplici e sono capaci di interagire con tutte le funzioni dell'organismo.
Quando il soggetto ha una elevata produzione di stress, la quantità di frequenze emesse dalla mente aumenta di numero e tipo.
In questo caso si innescano delle interferenze che interagiscono là dove l'ambiente biochimico è più debole.
Ecco quindi che si innesca la malattia.

Ma per contrastare la malttia, abbiamo bisogno di altre frequenze che siano capaci di riequilibrare l'ambiente biochimico e riattivare la cellula che si è malata.
Da qui la necessità di una alimentazione varia e assortita, e quindi di una varietà di principi attivi.

In qualunque caso le frequenze che potremo definire "benefiche" hanno bisogno di un ambiente sano e pulito che è l'acqua contenuta nelle cellule:
più è pulita, più facilmente assimilerà la frequenza della cura.


Ho voluto interagire in questa discussione solo perchè non riesco a capire perchè tante persone facciano affidamento cieco sugli insegnamenti di Hamer,
tralasciando invece la genuinità delle cure semplici basate sulla giusta alimentazione.

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12 Anni 6 Mesi fa #25612 da Clara
Risposta da Clara al topic Ryke Geerd Hamer e le 5 Leggi biologiche

Ho voluto interagire in questa discussione solo perchè non riesco a capire perchè tante persone facciano affidamento cieco sugli insegnamenti di Hamer,
tralasciando invece la genuinità delle cure semplici basate sulla giusta alimentazione.


Chi te lo dice che la cura dell'alimentazione sia tralasciata, e soprattutto perchè non poter fare più cose insieme?


Non ho parlato , per tornare al discorso fatto sopra, di energia di frequenza, ma di energia che trasporta la frequenza.
I campi di "trasmettente" "informazione" "veicolo" "ricevente" devono essere tutti in funzione.

Tornando ad Hammer il suo colpo di genio fu di interrogarsi rispetto all'utilità della malattia. A cosa ti serve la tua malattia? Chiedeva Hammer, sapendo che la vita biologica, fa un pò come l'acqua che cerca sempre nuove strade per scorrere quando è impedita, trovando nuove strategie. Così anche la vita psichica. Paradossalmente anche la malattia, secondo lui, sarebbe una risposta intelligente a diversi fattori difficili.
La domanda può fare arrabbiare. A cosa ti serve la malattia? Verrebbe da rispondere, cosa diavolo stai dicendo, a cosa mai potrebbe servirmi stare male, soffrire, avere così tanti problemi... Eppure penso che la sua domanda sia veramente intelligente.

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12 Anni 2 Mesi fa #28571 da Clara
Risposta da Clara al topic Ryke Geerd Hamer e le 5 Leggi biologiche
UN RIASSUNTO:
tratto da "Il Capovolgimento diagnostico - libro.

la genesi delle malattie e in particolare del cancro". Edizioni "Amici di Dirk" Fuengirola, Spagna.

Prima legge: Il trauma è il detonatore

Ogni malattia è causata da un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, un trauma che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere.

Allo scopo di continuare la specie, l'uomo ha sviluppato col passare del tempo dei programmi biologici di sopravvivenza che sono diventati automatici e si sono inscritti nel suo cervello, nelle sue cellule.

Esiste una triade indissociabile: mente-cervello-corpo, tre unità che funzionano sempre insieme.

a) Il cervello non è in grado di distinguere tra reale e simbolico, tra realtà e immaginazione.

b) Siamo programmati per sopravvivere, quindi la malattia è la soluzione perfetta del cervello in termini biologici di sopravvivenza.

c) Tutte le volte che un individuo viene colpito da un trauma emotivo che abbia le seguenti caratteristiche:

- vissuto in maniera drammatica

- ci colga impreparati

- l'emoziona abbia il sopravvento sulla ragione

- sia vissuto in solitudine, rimuginando continuamente il problema

- non si trovi una soluzione soddisfacente

Allora e solo allora il cervello entra in azione mettendo in moto uno speciale programma biologico per la sopravvivenza dell'individuo.

L'intensità del trauma emotivo determinerà la gravità della malattia, mentre il tipo di emozione determinerà la localizzazione nel corpo.

Quindi la malattia è un simultaneo squilibrio a livello psichico, cerebrale e fisico dovuto ad un trauma emotivo.

Senza conflitto non vi è malattia, rendersene conto è il primo passo verso la guarigione!

Seconda legge: niente esiste senza il suo contrario

Viviamo in un mondo polare, non esiste il giorno se non c'è la notte, la salute non ha senso senza la malattia, ecc. La medicina ufficiale ha individuato circa un migliaio di malattie, suddividendole in malattie "fredde" e malattie "calde". Quelle "fredde" sono: stato continuo di stress, insonnia, cancro, angina pectoris, neurodermatiti, psicopatologie, ecc. quelle "calde" sono: infezioni, reumatismi, allergie, esantemi, ecc. In verità non esiste una malattia "fredda" o una malattia "calda", ma piuttosto esistono fasi alterne "fredde" e "calde". Tutte le malattie presentano appunto due fasi: fase "fredda" detta simpaticotonia, e fase "calda" detta vagotonia. E' sempre la fase "fredda" che arriva per prima, seguita dalla fase "calda" di riparazione una volta superato il trauma. Il superamento del trauma è la chiave di volta per passare in fase di riparazione.

FASE FREDDA:

Al verificarsi di un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere, i tre livelli dell'essere (mente-cervello-corpo) entrano in una fase di reazione per poter sopravvivere:

- a livello psichico: il paziente continua a rimuginare il suo problema, è stressato, non ha più fame, dimagrisce, fa fatica ad addormentarsi. In questo continuo stato di allarme tutte le energie sono mobilitate al solo fine di superare il trauma.

- a livello cerebrale: si producono dei cerchi concentrici (focolai) in una certa area del cervello che presiede al funzionamento di un organo ben preciso. Alla TAC cerebrale senza liquido di contrasto i focolai di Hamer sono chiaramente visibili.

- a livello fisico: il cervello può dare solo quattro ordini: creare una massa (tumore, ciste, ecc) scavare un buco (lisi), bloccare, sbloccare un organo.

FASE CALDA:

Questa fase ha inizio solamente al momento della soluzione del conflitto.

- a livello psichico: iniziamo a tirare il fiato. Lo stress si dilegua, il conflitto è stato risolto. Torna l'appetito, le estremità del corpo riprendono ad essere calde.

- a livello cerebrale: nell'area del cervello dove si è verificato il "cortocircuito" comincia a formarsi l'edema di riparazione. Una volta terminata la riparazione una crisi epilettoide (tremori, sudori freddi, stress, evacuazioni urinarie) verificherà se l'evento conflittuale è stato completamente superato; in caso affermativo l'edema sarà evacuato tramite la diuresi, in caso negativo si manifesterà con fasi alterne di ricadute e risoluzioni che avranno come conseguenza il formarsi di una cisti cerebrale al posto dell'edema.

- livello fisico: già prima della crisi epilettoide la malattia smette di progredire ed il cervello si ripara. Nella fase di vagotonia (fase calda) il paziente entra in uno stato di infiammazione; tutte le energie sono ora tese alla risoluzione cerebrale e fisica: può avere stati febbrili, dolori diffusi o localizzati e molta stanchezza. Tutti gli stati infiammatori sono delle riparazioni, ivi comprese le malattie infettive. E' da tener presente che la fase di riparazione può essere anche più pericolosa della fase di malattia.

Terza legge: Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie equivalenti

Il termine ontogenetico si riferisce alla vita embrionale dell'individuo e si parla di "malattie equivalenti" perché non solo i tumori, ma tutte la malattie, si comportano secondo l'enunciato delle cinque leggi.

La ragione di tutti i comportamenti biologici risale alla notte dei tempi e comincia con l'apparizione della prima cellula sul nostro pianeta.

Abbiamo già detto che l'uomo non sarebbe potuto sopravvivere fino ad oggi se non avesse integrato nel suo cervello programmi biologici di sopravvivenza volti al superamento di ogni genere di ostacoli che nel corso dei millenni si sono presentati sul cammino della sua evoluzione. Una volta superato l'ostacolo, la soluzione viene trasmessa alle generazioni future: nei primi due mesi di vita intrauterina il feto incarna tutta questa memoria dall'inizio della vita ad oggi.

- prima tappa dell' evoluzione:


La cellula per continuare deve respirare, mangiare, eliminare e riprodursi. Col passare dei secoli la nostra cellula si associa ad altre cellule e diventa un organismo pluricellulare adattandosi così alle situazioni contingenti. Se, per esempio, esso vive in un luogo dove l'ossigeno scarseggia, entra in una fase di stress e trova la soluzione al problema moltiplicando le cellule specializzate nella respirazione. Creerà una specie di tumore, una proliferazione cellulare. Dunque a questo stadio della vita, la sopravvivenza è assicurata da un aumento delle cellule là dove è necessario e l'ordine di proliferazione viene impartito da una struttura cerebrale arcaica che diverrà il tronco cerebrale.

Ciò che avviene nel ventre materno in qualche modo ripercorre tutti gli stadi dell'evoluzione, tant'è vero che, nel corso del suo sviluppo, l'embrione sembrerà di volta in volta un'ameba, un girino, ecc.

Cos'à ereditato l'uomo moderno dalla prima tappa dell'evoluzione della vita sulla Terra? Quali sono gli eventi conflittuali? Sono conflitti che riguardano il...boccone! Un boccone di cibo, d'aria, un boccone da espellere, un boccone in senso figurato (nutrirsi, respirare, eliminare). L'uomo quando si sente crollare tutto addosso, il cervello trattiene i liquidi. Per quanto riguarda la funzione riproduttiva, i conflitti interesseranno l'endometrio e parte della prostata.

- seconda tappa dell'evoluzione:

Qui assistiamo al passaggio degli organismi viventi dall'ambiente acquatico a quello terrestre. Ora deve proteggersi dal nuovo mondo che lo circonda: là dove sarà aggredito dai raggi solari, il cervello produrrà un ispessimento delle membrane per evitare di morire bruciato. Nel ventre materno, l'embrione continua a perfezionarsi irrubostendo tutte le membrane: derma, pleura, peritoneo, pericardio.

Quali tracce psichiche rimarranno registrate nella memoria dell'uomo moderno? In generale tutti i conflitti relativi alla paura di venire aggrediti, di subire un'aggressione contro l'integrità fisica all'altezza del torace (mesotelioma pleurico), della cavità addominale (mesotelioma peritoneale), del cuore (mesotelioma del pericardio). Fanno ancora parte tutti i conflitti relativi al sentirsi in qualche modo colpiti nella propria integrità morale, insozzati: attacchi vissuti sulla pelle che daranno luogo a melanomi. La pelle è la parte del nostro corpo che per prima entra in contatto con gli altri individui

- terza tappa dell'evoluzione:


Per il nostro piccolo organismo è ora di muoversi, esplorare l'ambiente circostante. Dovrà quindi sviluppare uno scheletro, dei muscoli e dei tendini. Ma se il mondo verso il quale tende (la terra) non è migliore di quello dal quale proviene (l'acqua), deciderà di tornare indietro e dovrà quindi perdere gli organi che aveva espressamente sviluppato: dovrà fare una lisi (riduzione cellulare, necrosi), perdere sostanza.

Nel ventre materno comincia è il momento in cui compare il sistema osseo e muscolare. Questa fase corrisponde allo sviluppo del proprio valore. Qui i conflitti sono di svalutazione di sé(osteoporosi).

-quarta tappa dell'evoluzione:


E' un ulteriore precisarsi di tutte le tappe precedenti, il passaggio da: "mi sposto sulla superficie e mi misuro con il nuovo ambiente" a "entro in comunicazione con altri individui". Si affinano gli organi sensoriali:

Sul piano psichico assistiamo ad una proiezione di sé in un contesto sempre più vasto e complesso. Se ho paura di morire la soluzione biologica del cervello sarà quella di aumentare gli alveoli polmonari per prendere più aria e sopravvivere, insomma una proliferazione cellulare, un cancro ai polmoni. Se invece mi "tolgono il fiato", mi "manca il respiro", ossia un conflitto dipendente dal mio rapporto con gli altri, la soluzione sarà quella di ulcerare i bronchi affinché passi più aria. Mentre se il conflitto è legato a dover andare allo stesso tempo in due direzioni diverse e non sappiamo cosa decidere, la soluzione biologica è la paralisi delle gambe (blocco funzionale).

In sintesi:

]Al verificarsi di un conflitto inatteso, senza soluzione apparente, vissuto in solitudine, la patologia si esprime contemporaneamente a livello mentale, cerebrale e organico.

- a livello mentale c'è uno stato di stress permanente

- a livello cerebrale si verifica un corto circuito in una specifica area del cervello

- a livello organico avviene la proliferazione cellulare (tumore) oppure la lisi (perdita di sostanza) o ancora un blocco funzionale (paralisi).

L'eliminazione del conflitto è la chiave di svolta che permette di passare alla fase di riparazione.

Quarta legge: I microbi sono al servizio del cervello:

I microbi sono nostri alleati, sono loro che si occupano di riparare i danni durante la seconda fase. E' il cervello che invia l'ordine ai nostri amici virus, funghi o batteri.

Tutti i microbi arrivano, proliferano e scompaiono per favorire la riparazione secondo una logica ben precisa in sincronia con il nostro cervello e il nostro corpo. Essi fanno parte del programma biologico della Natura.

l'uomo convive con i microbi: il nostro corpo contiene dieci volte più batteri che cellule umane: centomila miliardi

Quinta legge: della quintessenza:

Tutti i comportamenti dell'uomo (e malattie) sono determinati da programmi speciali di sopravvivenza inscritti nel cervello fin dalla notte dei tempi. La malattia è una soluzione biologica del cervello, l'ultima possibilità di sopravvivenza.

Ogni organismo vivente possiede un cervello più o meno sviluppato, in grado di captare inconsciamente le informazioni provenienti dal mondo che lo circonda. Le cellule i batteri che abitano in noi, i vari organi, tutto funziona all'unisono, con lo steso ritmo del cervello principale.

La malattia ha sempre un senso. Essa è utile, necessaria, vitale per l'individuo e per l'evoluzione della specie.

Tratto da La medicina sottosopra. E se Hamer avesse ragione? di Giorgio Mambretti e Jean Séraphin ed. Amrita

Ago aspirato:

In base alla conoscenza della Nuova Medicina riguardo al fatto che anche nel caso di un cancro si trova sempre la stessa formazione istologica nel medesimo punto dell'organo, diventano praticamente del tutto superflue delle prove mediante ago aspirato o escissione. In base alla nostra esperienza sappiamo che la TAC cerebrale può fornire dati più sicuri su una formazione istologica rispetto a una biopsia.

Un'escissione, nel caso di un osteosarcoma, costituisce quasi sempre l'inizio di una catastrofe, perché il liquido del callo che si trova sotto pressione si fa strada attraverso il periosto aperto versandosi nel tessuto circostante e li causa un enorme sarcoma. Se non fosse stata fatta nessuna prova di escissione il tessuto circostante esternamente sarebbe stato "solo" gonfio perché il liquido fuoriesce attraverso il periostio ma non le cellule del callo. Avremo un processo, come nel caso di un reumatismo articolare acuto, che dopo un certo periodo di tempo regredisce spontaneamente.

L'aspirazione con l'ago può avere delle conseguenze fatali ad esempio dove viene aperto verso l'esterno un cosiddetto ascesso freddo del seno, cioè un adenocarcinoma della ghiandola mammaria nella fase post conflittuale. Appare quindi una secrezione tubercolotica maleodorante dal seno. Come nel caso dell'osteolisi in fase di riparazione che viene aperta e dove la fuoriuscita di callo può essere impedita momentaneamente con la chemio, va a finire perlopiù con l'amputazione, così anche nel caso del seno agoaspirato si arriva spesso all'amputazione.

Tratto da "Il capovolgimento diagnostico, la genesi delle malattie e in particolare il cancro" del dott. Ryke Geer Hamer, ed. "Amici di Dirk" Fuengirola, Spagna

Operazioni:

Le operazioni eseguite sono in gran parte delle cosiddette operazioni tumorali. Sappiamo che tutte le necrosi dirette dal midollo cerebrale nella fase di riparazione danno dei tumori sin qui chiamati maligni (linfomi, osteosarcomi, cisti renali, cisti ovariche); per la Nuova Medicina sono tutti "tumori di riparazione", cioè delle innocue proliferazioni cellulari che è consentito operare solo se causano un impedimento meccanico o se sono psichicamente inaccettabili al paziente.

Nei tumori diretti dal paleoencefalo abbiamo ancora bisogno del chirurgo proprio come abbiamo bisogno del cacciatore da quando non ci sono più lupi nel bosco: occorre distinguere esattamente, ad esempio quanto è grande il tumore intestinale, se si arrivasse alla soluzione del conflitto. Se il tumore è ancora relativamente piccolo si può ritenere che anche in assenza di TBC non si possono presentare delle complicazioni. Se però il tumore è grosso e in qualunque momento può causa una occlusione intestinale allora si deve valutare con molto attenzione se attendere la fase di riparazione.

Il caso sicuramente più favorevole per un'operazione chirurgica si ha quando il paziente si trova nella fase attiva, perché nella fase di riparazione l'anestesia presenta dei rischi più elevati a causa della vagotonia.

Nella Nuova Medicina si sono anche delle indicazioni chirurgiche, pure di tipo negativo, ad esempio una cisti ovarica o renale, che hanno un ritmo simile a quello di una gravidanza e hanno bisogno di nove mesi circa per indurirsi e per poter riprendere la funzione organica che spetta loro. In questi nove mesi non è consentito operare perché durante tale periodo le cisti sono cresciute a ridosso degli altri organi viscerali dove, in mancanza di un proprio sistema arterioso e venoso, si riforniscono temporaneamente del sangue necessario. Questo processo è stato mal interpretato come "crescita tumorale maligna infiltrante". La prova si è avuta proprio quando dopo l'ablazione della ciste tali "parti tumorali" infiltrate continuavano a crescere per il resto dei nove mesi e in seguito dovevano essere operate di nuovo rivelandosi così come particolarmente maligne. Ma se lasciamo che trascorrano i nove mesi, allora le piccole cisti fino a 12 cm possibilmente non dovranno essere operate perché queste cisti assolvono la funzione della produzione ormonale, rispettivamente, per il rene, della eliminazione dell'urina, come appunto l'organismo prevede.

Tratto da "Il capovolgimento diagnostico, la genesi delle malattie e in particolare il cancro" del dott. Ryke Geer Hamer, ed. "Amici di Dirk" Fuengirola, Spagna

Sostanze cancerogene? secondo Hamer non esiste alcuna prova dell'esistenza di sostanze cancerogene. Le argomentazioni a sostegno di questa tesi sono:

1) non è possibile provocare tumori su organi le cui connessioni nervose con il cervello sono state tagliate (organi trapiantati)

2) le sostanze inoculate agli animali per indurre il cancro non inducono nulla se non c'è l'intervento del cervello. Esse possono distruggere, avvelenare ma non indurre il tumore. Le radiazioni distruggono le cellule ma non provocano i tumori.

Metastasi e chemioterapia: secondo la medicina ufficiale le cellule cancerogene migrano dal cancro primario per via arteriosa o linfatica; ma questa è solo un'ipotesi, mai dimostrata in laboratorio. Per di più il cancro al seno è una massa mentre il cancro alle ossa è una lisi: queste cellule tumorali devono essere molto intelligenti per modificarsi strada facendo! Secondo Hamer le metastasi sono nuovi conflitti provocati da nuovi choc conflittuali, provocati cioè dallo choc da diagnosi e prognosi mediche apparentemente ineluttabili. Il paziente cui viene diagnosticato il cancro, cioè viene preso dal panico del "brutto male che prolifera in modo anarchico e dal quale apparentemente non c'è scampo", e "questo panico" sarebbe il nuovo choc all'origine di quelle che vengono chiamate metastasi: autosvalutazione, "non ho più alcuno valore"--> cancro alle ossa, paura di morire --> cancro ai polmoni, tutto mi crolla addosso --> patologia renale, mi sento ai margini della società --> patologia della pelle.

Secondo Hamer il 30% dei cancri operati, sono vecchi cancri senza pericolo. Se questo 30% è sottoposto a sedute di chemioterapia, una parte di questi subirà un nuovo conflitto di panico e morirà, ma coloro che non avranno vissuto un nuovo trauma emotivo (malgrado l'intervento e la chemioterapia che elimina il vecchio cancro incapsulato) certamente guariranno.

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11 Anni 11 Mesi fa - 11 Anni 11 Mesi fa #32297 da yagoo40
Risposta da yagoo40 al topic Ryke Geerd Hamer e le 5 Leggi biologiche
cosa comportano queste scoperte


Quando si conoscono le 5 Leggi Biologiche le implicazioni che ne conseguono sono molteplici. Siamo abituati a fare in automatico tutta una serie di cose che però, quando poi si tratta di agire nelle situazioni di emergenza, proprio questi automatismi ci lasciano disarmati e senza soluzioni: finiamo col muoverci come se fossimo intrappolati nel labirinto del topo.

Un esempio di reazione automatica è quando prendiamo per buona qualsiasi cosa ci venga detta da una persona che consideriamo autorevole: non siamo più abituati a chiedere di specificare un’affermazione, di dimostrarcene la veridicità nei fatti e ci accontentiamo di affermazioni generiche tipo “si sa che è così”. E se un primario afferma che mi restano pochi mesi di vita, in automatico penso che saprà il fatto suo. Invece, per fortuna, le cose non stanno proprio così e basta iniziare a chiedere, a far specificare su cosa davvero sono basate quelle affermazioni per scoprirlo.
Certo questo comporta un cambio di posizione a 360° sia da parte degli operatori nel campo della salute che da parte di chi chiede loro aiuto. Implica cioè una sorta di risveglio collettivo… Ed è questo ciò che disturba maggiormente chi non vuole che queste conoscenze vengano portate alla luce e riconosciute.
Vediamo insieme, passo per passo, il cambiamento che necessariamente richiede l’applicazione di queste scoperte.

Come facciamo a prendere per vere affermazioni quali:
“Mi dispiace ma le restano solo pochi mesi di vita” – “Si sa che purtroppo l’evoluzione della sua malattia è…”- “Occorre iniziare subito il protocollo altrimenti c’è rischio di metastasi” etc… etc…
Il discorso è un po’ complesso, ma per chi avrà la pazienza di leggere i paragrafi successivi, potrà avere maggior chiarezza e capire che in fondo è anche semplice, trovare il modo per tornare ad essere “presenti e svegli” nell’ambito della nostra vita… E poiché stiamo parlando della nostra pelle, forse ne vale la pena.

Uscire dall'ipnosi collettiva

La saggezza del dubbio.
Capire e tenere conto del fatto che viviamo in uno stato d’ipnosi collettiva, diviene una premessa fondamentale quando si decide di lavorare avendo come riferimento le 5 Leggi Biologiche scoperte dal dr. Hamer. E questo vale in ugual modo sia per gli operatori quanto per la persona che si rivolge loro. E’ solo vivendo da “sonnambuli” sconnessi dal nostro sentire più profondo che possiamo restare a lungo in un problema ( fare cioè massa conflittuale) ed avere poi dei sintomi importanti quando il corpo ripara. E’ solo da sonnambuli che possiamo rimanere in balia del panico prodotto dalla diagnosi (anch’essa pura ipnosi). Ed è questo stesso stato ipnotico che ci allontana dalla lecita richiesta di sapere se ciò che ci viene detto e fatto nel campo della salute ha basi scientifiche o meno.
Si tratta quindi di svegliarsi, di scuoterci da questo torpore sonnambolico nel quale siamo caduti da anni e nel quale veniamo costantemente mantenuti dalla comunicazione di massa, una comunicazione gestita dal potere e perciò finalizzata unicamente al suo mantenimento. Un popolo può essere facilmente manipolato solo quando viene costantemente mantenuto in stato ipnotico. E la paura della malattia è uno degli strumenti più forti per ottenere tale obbiettivo.
Ma vediamo quali sono le premesse perché lo stato ipnotico possa essere prodotto.

Lo stato ipnotico è il nostro stato normale
La prima cosa da comprendere è che viviamo costantemente in “stato ipnotico” cioè con l’attenzione rivolta ai nostri pensieri, poiché è così che funziona la nostra mente: pochi attimi per captare informazioni dall’ambiente e, subito dopo, dentro la nostra mente, alla ricerca di un significato. E’ in questo modo che ogni singola parola acquista il suo significato specifico che altrimenti resterebbe un puro suono.

Mi spiego meglio
Da piccoli abbiamo imparato a conoscere il mondo e a muoverci in esso a partire dalla nostra esperienza sensoriale diretta: osservando, toccando, annusando, assaggiando un oggetto per poter capire cosa fosse e come usarlo…
Poi, per non dover ricominciare ogni volta daccapo, la natura ci ha organizzato in modo da tenere in memoria tali esperienze così da poter dare ogni volta un significato preciso sia alle parole che agli oggetti e sapere cosa farne di conseguenza. Per fare un esempio questo vuol dire che in qualsiasi parte del mondo mi trovi e qualsiasi forma abbia una sedia, so cos’è, a cosa serve e come usarla.

Le parole non sono neutre
Ogni parola ha quindi un significato che possiamo definire “funzionale” ma assume anche un significato “emotivo”, viene cioè accompagnata da un’emozione, proprio perché la posso interpretare solo a partire dalle mie memorie e cioè dalla mia storia personale. Parole come “mamma, mare, focolare o cancro” avranno una colorazione emotiva personale, che sarà quindi per ogni persona un po’ diversa.
Il primo fatto di cui tenere conto quindi è che le parole non sono neutre, mai.

La memoria ha caratteristiche particolari:
1) Questa esperienza interiorizzata, che chiamiamo memoria, è come un film che proiettiamo dentro la nostra mente e che ha caratteristiche sensoriali, cioè è fatta di immagini, suoni, odori, sensazioni. E’ per questo che spesso ci confondiamo assumendola come realtà oggettiva, mentre invece si tratta di un semplice pensiero, un ricordo: non mostra una realtà oggettiva ma la mia percezione di quella che definisco realtà.
Ad es. provate in questo istante a ripensare a qualcosa che avete vissuto:
l’ultima furiosa litigata con qualcuno, l’istante in cui avete perduto una persona cara, quel giorno che siete caduti inciampando nel marciapiede… In un istante rivedrete immagini, riascolterete voci e rumori, risentirete odori e avrete l’impressione di riaccedere a tutto il bagaglio emotivo e alle sensazioni provate in quell’istante, come se steste vivendo qui ed ora quella stessa situazione. Eppure non sta accadendo nel qui e ora quel fatto, ma la percezione è quella. L’esperienza è come proiettare quel film e caderci dentro (tecnicamente: rivivi un ricordo in modo associato). Le persone abituate a vivere nel ri/sentimento capiranno al volo cosa intendiamo dire.
2) Poiché diamo un senso di realtà ai nostri pensieri (i ricordi e le convinzioni sono sempre pensieri) tendiamo, una volta organizzati, a non metterli più in discussione. Ciò significa però che tutto ciò che pensiamo e di cui siamo convinti in merito alle cose, a noi stessi e alle nostre possibilità nel mondo, non sono più delle semplici idee ma diventano delle nostre identità. La difficoltà nel metterle in discussione quindi diventa grande e profonda perché ciò che dovrei mettere in discussione non lo percepisco più come pensiero, come una convinzione, ma come “tutto me stesso”.
3) Non possiamo tenere in memoria l’intera realtà, ma solo una sua sintesi, una sorta di “mappa” di quella che definisco realtà.Perciò quando dovrò dare significato alle cose che accadono, non mi riferirò alla realtà, ma necessariamente alla mappa che ho costruito. Questa mappa cioè mi farà da riferimento, come una cartina stradale, per muovermi nella vita. Tale mappa sarà inevitabilmente una generalizzazione, conterrà delle cancellazioni e sarà organizzata da me in base al mio personalissimo filtro (alla mia storia personale). Se ad esempio vi dico che oggi “che sono andato al mare e che è stato bellissimo” nessuno di voi potrà davvero sapere cosa intendo, e in base a ciò che per ognuno di voi è “stare bene al mare” s’immaginerà qualcosa di diverso: un mare piatto come un olio oppure in tempesta oppure ancora che per me non era bello il mare ma la compagnia . Ogni singolo essere umano ha una mappa diversa, e sarà attraverso questa stessa mappa che filtrerà anche la sua comunicazione con l’altro. Spesso poi accade che in memoria trattengo e metto insieme solo quei pezzettini di percezione della realtà che sono tra loro sono simili e che confermano quella che è la mia convinzione. Focalizzerò solo su quelli, dimenticandomi (cioè cancellando) le eccezioni che metterebbero in dubbio ciò che mi sto raccontando. Vi facciamo un esempio molto semplice e comune di questa modalità: a tutti sarà capitato di cercare disperatamente qualcosa in casa, le chiavi della macchina, o gli occhiali. Sembrano spariti finché vi cade l’occhio sul tavolo e li vedete appoggiati lì in bella mostra. Ci sarete passati davanti un centinaio di volte ma non li avete visti, li avete “cancellati”. Cosa è successo? Cercando gli occhiali non stavate guardando “fuori” per osservare dove fossero, ma stavate guardando il vostro film interiore di dove dovevano essere… Per questo stesso meccanismo, se nella vita ho passato dei momenti difficili, potrò facilmente dire che “la mia vita è stata un inferno” dimenticando quegli spazi dove invece sono stato bene. Ed è per la stessa dinamica che potrò dire che “ho mal di schiena da anni” senza accorgermi che invece è solo in certi periodi che il male si presenta e nemmeno sempre con la stessa modalità né intensità.
4) La comunicazione con me stesso o l’altro, che attivo a partire dalla mia mappa, sarà anch’essa una sintesi… e non solo della realtà, ma addirittura del mio pensiero. La frase che formulerò avrà quindi delle parti di contenuto cancellate, altre generalizzate, altre deformate. Il vuoto comunicativo che inevitabilmente creo, sarà “riempito” dall’altro, e, ancora una volta, a partire dalle sue memorie, dal suo mondo interiore, dal suo personalissimo vissuto.
Questo significa due cose: prima di tutto che quando pensiamo di comunicare qualcosa, il più delle volte enunciamo solo dei titoli generici e sarà chi ci ascolta a scriverne il testo (quasi mai il nostro)
La seconda è che le parole non sono neutre MAI! Per dare loro significato mi rivolgerò alla mia mappa personale (alla mia storia e alle mie ferite) ed in base a questa mappa produrrò il comportamento conseguente. E’ in base alla percezione che abbiamo di chi siamo noi, cosa la realtà, e quali le nostre possibilità nel mondo che ci muoviamo nel mondo e produciamo comportamenti.
Se nella mia mappa ho la convinzione che di cancro si muore, prenderò per buono tutto quello che mi viene detto, mi lascerò fare il protocollo del caso senza discutere e percepirò ogni piccolo sintomo come segnale dell’inevitabile peggioramento. Se invece credo il contrario, mi prenderò il tempo ed avrò la forza per cercare altre spiegazioni, non darò nulla per scontato e mi aggancerò ad ogni segnale per sentire che sto migliorando.

Accade così che pensando di comunicare uno con l’altro, in realtà finiamo solo per suggestionarci a vicenda.
Se provassimo a far specificare il nostro interlocutore, cioè a chiedere davvero cosa intende dire senza dare per scontato di aver capito, ci potremmo accorgere che la maggior parte delle volte ciò che sta affermando è molto lontano da ciò che presupponevamo di aver capito.
E’ in questo modo che avvengono la maggior parte dei litigi di coppia, dove alla fine, non ci si ricorda nemmeno più da dove si era partiti: nessuno dei due era presente all’altro, ma ognuno rispondeva, reagiva, al proprio mondo interiore.
Inoltre specificando, sia chi ascolta ma anche la persona stessa che sta parlando si può accorgere, con sorpresa, che nel non detto c’è tanta informazione in più e che, spesso, contraddice proprio quell’affermazione che si stava dando per scontata.

Cosa succede quando confondiamo la realtà con la nostra percezione della realtà?
Qualsiasi parola pronunciamo, non definisce la realtà ma la mia percezione del come stanno le cose e in base a questa percezione, ne scaturirà inevitabilmente uno specifico comportamento che produrrà i risultati conseguenti: quelli e non altri. E’ in questo senso che possiamo dire che il pensiero crea la mia realtà.

La diagnosi è una etichetta ipnotica da convertire in processo in corso.
Cosa significano termini come tumore, sclerosi multipla, sindrome di x,y,z?
Non ci danno alcuna indicazione sul processonon descrivono nulla della realtà, non spiegano cosa stia accadendo realmente nel nostro corpo, e quindi non ci danno alcun elemento per sapere cosa fare. ,
La diagnosi assume una qualità oggettiva, quasi fosse una vera e propria entità, e invece di spiegare che tipo di processo sia in corso nel nostro corpo, diventa una parola ipnotica che porta con sé la prognosi. Cioè ricevendo una diagnosi, vi troverete all’istante ad allucinare “il come andrà a finire”. Tumore viene automaticamente tradotto in “tu muori”, sclerosi multipla diventa “sedia a rotelle” e le varie sindromi una sfiga rarissima e sconosciuta alla quale è impossibile fare fronte.
Questo perché attribuiamoa quella etichettaun significato in base a ciò che “ho preso per vero” in seguito alle informazioni ricevute.
E anche se vi dite: “no, io non finirò così!” il risultato non cambia. Questo perché la mente non registra la negazione, il “non” per la mente, non ha alcuna immagine di riferimento. Se per es. vi chiedo, di fare tutto il possibile per “non immaginare un albero” vi domando qualcosa d’impossibile: vedrete proprio un albero. Quello che serve per andare verso un’altra direzione, occorre avere una nuova immagine (mappa) di riferimento.
Provate ad immaginare come cambia subito la vostra emozione ( e di conseguente la vostra mappa di riferimento) se trasformiamo i termini utilizzati nell’etichetta in quello che sono, e cioè in processi in corso:
1) TUMORE: diventa una crescita che tra l’altro non è tutta uguale, ma che mi dice che sono in conflitto attivo (cioè ancora nel problema) se a rispondere sono tessuti diretti dal vecchio cervello (che crescono in conflitto attivo), o che ho già risolto il problema se sono tessuti diretti dal nuovo cervello (cicatrice).
2) SCLEROSI MULTIPLA: se c’è presenza di un sintomo motorio, sappiamo che stiamo vivendo un conflitto motorio e, a seconda di dove appare il sintomo, posso sapere in relazione a chi o cosa
3) SINDROMI: a seconda del sintomo presentato, posso ricongiungerlo al suo tessuto specifico e , ancora una volta, avere delle indicazioni precise su cosa fare.

Ricordate che l’immagine che vi guida nel comportamento è quella che prendete per vera.
Quindi quando ricevete un’etichetta, non fermatevi a quella, ma andate a ricercare il processo in corso nel tessuto dove si sta manifestando il sintomo. E per fare questo abbiamo come riferimento la terza legge biologica.

L’IPNOSI COLLETTIVA
Le suggestioni sono dovute dalle nostre esperienze personali ma anche alimentate a livello collettivo dalla comunicazione di massa.

Il significato che attribuiamo per esempio alla parola cancro, viene quotidianamente nutrito (cioè suggestionato) da una comunicazione di massa non specificata (cioè ipnosi). Quella parola contiene un mucchio di significati impliciti: puoi morire, per salvarti devi seguire cure che ti fanno soffrire, sei a rischio di metastasi, sei solo, nella tua vita niente sarà più come prima, e tanto tanto altro.

Due esempi.
1) – Dal cancro non si guarisce e se si guarisce si rimane comunque “a rischio” perché una cellula può ripartire anche dopo 10 anni.
2) – Dal tumore primario partono delle cellule che creano nuove colonie in altri organi, cioè metastasi, e quando sei “pieno dappertutto” non c’è più niente da fare.

Queste affermazioni (cioè parole) sono generiche e piene di cancellazioni. Una cancellazione tra le tante è per esempio la spiegazione scientifica di come fanno ad affermare una cosa simile. Tali affermazioni generiche però vengono colte come realtà, mentre in effetti, la producono. La persona poi facilmente darà ancora maggiore oggettività a tali affermazioni poiché magari è vero che ha conosciuto persone che sono morte dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro o di metastasi.

L’effetto che osservo (cioè la persona che muore) finisce così col confermami automaticamente la premessa (l’affermazione) che però se viene specificata (verificata nelle sue premesse) non ha alcuna valenza scientifica.

Per la prima affermazione, per esempio, qualcuno dovrebbe poter spiegare (cioè verificare) come possa biologicamente “ripartire” una cellula tumorale dopo 5 o addirittura 30 anni.

Per quanto riguarda la seconda, il problema è lo stesso: qualcuno ci dovrebbe spiegare in cosa consistano e come migrano queste metastasi. Le cellule non migrano da un tessuto all’altro, ma si muovono trasportate dal sangue.
Il presupposto in medicina scolastica è che una cellula “tumorale” si sfaldi dal tumore primario, per esempio dal seno, venga quindi trasportata attraverso il sistema linfatico e venoso di ritorno (senza essere metabolizzata dal fegato) e una volta arrivata al cuore, riparta trasportata dal sangue arterioso, attraversi nuovamente tutto il corpo, per poi attaccarsi e fare una nuova colonia in un tessuto che magari è completamente diverso sia come origine embrionale, che come struttura e comportamento, come per esempio in una costola (osso).

Ciò vorrebbe dire che quella cellula deve anche decidere per tempo dove andrà a proliferare, in modo da mutare la sua struttura…fantascienza!

L’altro particolare trascurato dalla medicina ufficiale, anche perché non si da il tempo per verificarlo, è che quelle cellule che proliferano nell’osso, alla fine del processo saranno cellule di callo osseo (?!?)

Inoltre se fosse vero che il corpo si auto infetta attraverso il sangue (poiché è così che “migrerebbero” le cellule tumorali, dovrebbero sospendere all’istante le trasfusioni di sangue.

…Sono tutti stati ipnotici che possono essere confusi e mantenuti come se fossero realtà solo per la nostra non “presenza” ed abitudine alla delega.

Responsabilità

E’ chiaro che uscire da questa posizione di delega implica una responsabilità in più. Altrimenti, se fossimo svegli e presenti, quando ci dicono “Ti restano tre mesi di vita – hai la sclerosi multipla- il virus crea il cancro” non le prenderemmo automaticamente per buone ma ci verrebbe naturale ed automatico chiedere delle specificazioni tipo “Come fai a dirlo- in che senso- che verifiche ci sono” e pretendere solo una risposta scientifica e verificabile.

Potendoci rendere conto che la maggior parte delle affermazioni sono pure ipotesi (cioè pensieri che vengono presi per realtà oggettiva) il dubbio avrebbe sufficiente spazio e l’incantesimo sarebbe rotto!

Non è possibile lavorare con le 5 Leggi biologiche, né per gli operatori né per chi chiede aiuto, a partire da uno stato ipnotico.
Non possiamo più dare nulla per scontato.

Vademecum Salvavita:
Chi ha compreso e verificato le 5 Leggi Biologiche per poterle applicare in modo efficace, dovrà tenere conto di quanto segue:
Abbiamo l’illusione che la diagnosi sia scientifica:
Come prima cosa occorre che vi ricordiate che quando vi viene fatta una diagnosi, l’illusione è che la diagnosi sia scientifica e che ciò che viene conseguentemente proposta come cura, sia l’unica percorribile. Il medico che vi informa sia sulla diagnosi che sulle cure come pure sulla prognosi, lo fa a partire da una cosiddetta “buona fede”. D’ora in poi sarà meglio fare chiarezza su cosa sia, effettivamente, questa buona fede. Ciò che vi dice il medico in effetti, non è necessariamente quello che crede vero, né che sia il meglio che potete fare per la vostra salute, ma solo ciò che gli è stato insegnato: l’unico protocollo ammesso a livello legale. In effetti risulta particolare come, da più sondaggi seri, solo un numero insignificante di oncologi si dichiarino disposti a seguire il protocollo ufficiale di cura per sé o per i propri cari: quello stesso protocollo che invece pare essere l’unica possibilità per i loro stessi pazienti. In sintesi, quando il medico vi dice, francamente, come andrà a finire, non lo fa per informarvi di come, scientificamente, stanno le cose, ma per prevedere ogni possibile risvolto di modo che se poi accade il peggio, non possa essere accusato di aver omesso tali possibilità, ed incorrere quindi in procedimenti legali. Lo stesso discorso vale per i protocolli di terapia, che a livello oncologico, sono per la maggior parte sperimentali. Il ché non significa “l’ultimo più efficace e tecnologico intervento”, ma che non sanno nulla su quali effetti possa produrre, sia rispetto alla “malattia” sia rispetto agli effetti collaterali. Forse non tutti sanno che, non fosse altro che per problemi deontologici, ed organizzativi, una verifica in doppio cieco sull’efficacia dei farmaci, non viene praticamente mai fatta. E forse in pochi sanno che buona parte dei corsi di aggiornamento per oncologi verte su come non incorrere in problemi e denunce da parte dei pazienti. Quindi, in questo caso, dobbiamo ripensare al significato di “buona fede” e tradurlo in “comportamento corretto in base a ciò che viene definito dalle multinazionali farmaceutiche e dallo status quo del potere”.
Il medico è più spaventato di voi perché non si sa da dove arrivi la malattia
Quando siete di fronte ad un medico, ricordatevi che è un essere umano e che per 13 semestri ha ricevuto un imprinting di paura in relazione a cosa sia la malattia, fatto di ipotesi e di una lista infinita di etichette relative ad altrettante malattie e per la maggior parte ad eziologia sconosciuta. Questo termine che ritrovate nei manuali di medicina come il Merck e similari, indica che tale malattia non si sa da dove venga, mentre grazie al dr. Hamer ora possiamo spiegarlo esattamente (in base al tessuto e alla sua derivazione embrionale, al comportamento di tale tessuto nelle diverse fasi durante lo svolgimento del programma, il tutto confermato dai FH visibili a tac cerebrale). E nemmeno ci viene spiegato perché si sviluppa tale malattia (che, ancora grazie al dr. Hamer, ora sappiamo accadere in seguito ad uno choc biologico inaspettato). Miracolosamente comunque in questi manuali le prognosi descritte sono però sempre certe e, per la maggior parte, nefaste.
Ricordatevi quindi che tale medico è più spaventato di voi in merito alle malattie. E se per voi magari il fatto di ricevere una diagnosi mortale vi fa sentire di non aver più nulla da perdere e questo vi da la spinta necessaria per reagire, per giocarvela tutta fino in fondo, permettendovi di sopportare i disagi necessariamente connessi al periodo in cui il corpo sta riparando, quel medico invece di cose da perdere ne ha un mare: un’identità costruita sul tutte quelle nozioni interiorizzate; la sua illusione, sulla base di quelle nozioni, di esservi d’aiuto se non altro per aiutarvi a prolungare di qualche mese la vita (anche a discapito di ciò che dovrebbe essere la vita); il suo status quo; la sicurezza economica con annesso il mantenimento della propria famiglia; un protocollo di lavoro “comodo”, svolto con prontuario alla mano.
In altre parole il medico ha sicuramente anni di studi alle spalle per cui conosce molte più cose di voi ma questo non comporta necessariamente che nello specifico, rispetto alla vostra diagnosi, sappia davvero di cosa si stia parlando.
Queste riflessioni che vi sottoponiamo non hanno lo scopo di denigrare il medico in questione quale persona. Chi, come medico, si affaccia allo studio della diagnostica scoperta dal dr. Hamer, scopre velocemente il modo per dare un senso e ristrutturare tutte quelle nozioni apprese durante i lunghi studi in medicina, potendo così diventare un medico efficacemente d’aiuto al paziente, riconoscendo esattamente cosa sta succedendo nel corpo e sapendo quello che fa. L’unico scopo di questo scritto è di portare alla luce come stanno effettivamente le cose, in modo che chi si trova in un momento di difficoltà, possa valutare correttamente ciò che gli viene detto e proposto, poiché quando un medico o un istopatologo danno una sentenza, seppur scientificamente tutto sarebbe discutibile e correggibile, per il paziente che la riceve diventa un vero e proprio anatema e la persona in difficoltà si trova in balia, senza strumenti, per poterlo perlomeno mettere in dubbio.

Tenendo conto di tutto questo e conoscendo le 5 Leggi Biologiche, ne consegue che non possiamo più prendere per buona alcuna informazione sulla nostra salute senza tenere conto di chi ce la stia fornendo, da quale posizione, convinzione, credo e stato ipnotico stia parlando. Diventa importante poter decidere a chi rivolgersi in caso di necessità e, possibilmente, prima di essere in una situazione di allarme. E diventa altrettanto importante valutare cosa fare in merito alle “indagini e cure preventive”. Ricordiamo in merito che la malattia si attiva a partire da una DHS (che non è prevedibile né prevenibile) mentre la pretesa sarebbe quella di fare indagini per prevenire qualcosa che non si sa né da dove arrivi né perché. In effetti da questo punto di vista viene da dire che se la prevenzione previene qualcosa è la carenza di malati… Una persona sta benissimo, nessun sintomo, ma, per fortuna, grazie ad un’indagine preventiva può scoprire di essere malata! (che fortuna!)

L’anatema alimenta i sintomi
Da tempo è sempre più evidente che ciò che aiuta davvero una persona che ha ricevuto una diagnosi “senza ritorno” , che si tratti di una sentenza a morte o di inabilità a vita, è che la persona stessa possa sconfessarle. Apparentemente potrebbe sembrare una sciocchezza mentre in realtà il più delle volte è proprio questo fattore, credere o meno all’anatema, a fare la differenza tra la vita e la morte di una persona.
Questo perché se mi sento senza via di scampo, è inevitabile che attivi il conflitto del profugo!
Vi ricordiamo che questo programma arcaico che si attiva a partire da uno shock inaspettato, quando ho la sensazione di aver perso tutti i miei punti di riferimento, mi sento solo e abbandonato a me stesso, in lotta per la mia stessa sopravvivenza, produce a livello biologico una ritenzione dei liquidi nel corpo. Il liquido trattenuto andrà a posizionarsi in quelle aree organiche dove c’è già edema perché il tessuto sta riparando. Il risultato di questo processo è che qualsiasi gonfiore, dolore, versamento verrà centuplicato col risultato di rendere molto più doloroso e insopportabile il processo di riparazione Là dove fossero presenti edemi cerebrali, diventerebbero ancora più importanti rendendo più evidenti i disturbi neurologici conseguenti. Il quadro peggiorativo produrrà ulteriore conflitto del profugo esasperando sempre di più la situazione portandola a volte addirittura alla morte. Questa esasperazione spingerà il paziente ad accettare ad esempio l'assunzione di morfina che, inibendo il funzionamento delle sinapsi nervose, impedisce l’impulso necessario all'espulsione degli edemi.
Ora vi sarà ancora più chiaro perché non possiamo più trascurare che le parole hanno un peso specifico e che possono farsi corpo (attivando nuove DHS o recidive o il profugo) né dimenticare che ogni volta che ripetiamo qualunque etichetta, che sia sclerosi multipla o poliartrite, o metastasi, o anche semplicemente allergia, alimentiamo quell’ipnosi suggestionando il come andrà a finire. In questo modo la persona non ha strumenti né per capire né per agire, resta semplicemente in balia di quell’etichetta senza sapere cosa farsene.

Una diagnosi è per sempre
La consapevolezza di cosa sia la malattia, è di vitale importanza per tutti, anche per la persona che ha seguito il protocollo ufficiale e ne è uscita viva. Questo perché una volta che sei stato “bollato da una etichetta” resti tale per tutta la vita.
Facciamo un esempio: mettiamo che ad una donna venga diagnosticato un “tumore al seno”, che le venga tolto e magari, come sempre più frequentemente accade, le amputino anche il secondo a carattere “preventivo”. Se la donna sopravvive alla chemio, e si riprende, si potrebbe sostenere che sia guarita. In realtà resta a rischio per tutta la vita. Non in relazione al seno, che tanto non ha più. Ma se a quella donna un giorno dovesse gonfiarsi un linfonodo, un osso o dovesse avere una qualsiasi manifestazione nel corpo, anche un neo, non verrà trattata come una donna qualsiasi e quel linfonodo gonfio, come può e capita a tutti di averne, per lei diventa una presunta metastasi sviluppatasi (magari anche a 20 anni di distanza dall’operazione) da quel tumore primario.
C’è un altro fatto da tenere in considerazione. Abbiamo anche l’idea illusoria, quanto pericolosa, che ci consideriamo guariti solo quando il tessuto “malato” torna ad essere come l’originario, cioè uguale a come era prima. La medicina scolastica, non conoscendo le leggi biologiche, tende ad intervenire anche laddove un tessuto ha già riparato di suo e ciò che resta è il risultato del buon lavoro fatto dal corpo (cicatrice). Questo perché non conoscendo l’origine embrionale e quindi il comportamento dei tessuti nelle diverse fasi, la medicina scolastica interviene unicamente in base all’osservazione di un tessuto che è diverso da quello originario.
E’ importante che chi riceve una diagnosi tenga conto di questa piccola enorme differenza (l’una interpretativa, l’altra oggettiva) in modo da poter avere dei riferimenti congrui per valutare la situazione. Tenere presente che un tessuto riparato alla fine avrà un aspetto diverso da quello originario ci permette di rilassarci e di agire consapevolmente unicamente per quello che realmente sarà ancora necessario fare. Ne deriva una sensazione pacificante: non ci sentiamo più costantemente in pericolo, dal momento che se dovesse ripresentarsi una nuova situazione, sapremo meglio cosa fare e potremo farlo con più calma.


I benefici

Il tempo a disposizione. Il meraviglioso funzionamento sensato del nostro organismo diventa ora comprensibile e il beneficio più grande è proprio quello di accorgerci di avere il tempo a nostra disposizione e quindi la pace e la serenità, per agire con saggezza per il nostro benessere. Il risultato straordinario è che sentendoci di nuovo in armonia con il nostro ambiente, come “un pesce nell’acqua” (dopo la soluzione del “conflitto del profugo”), anche i nostri reni (tubuli collettori renali) potranno funzionare al meglio e permetterci di espellere una gran quantità di urina, riducendo così drasticamente tutti i nostri gonfiori, edemi e disagi prodotti quando il conflitto del profugo era attivo.
Conoscere le 5 Leggi Biologiche quindi non solo ci permette di sapere cosa sia sensato fare, ma ci dà anche le indicazioni di cosa fare per poter stare subito meglio!

Un corretta informazione. Cari lettori, ci rendiamo conto a questo punto che, conoscendo le 5 Leggi Biologiche, non sarà più possibile richiedere informazioni sulla nostra salute a chicchessia senza tenere in seria considerazione da quale convinzione, posizione, interesse, scienza, fanta-scienza, credo o religione il medico o l’operatore per la salute ci stia parlando. È chiaro che per evitare il panico ed essere precisi nel comprendere quello che sta realmente succedendo nel nostro corpo, necessitiamo di una chiara conoscenza delle varie corrispondenze tra psiche, cervello e tessuti.
Grazie quindi a un’informazione precisa, saremo in grado di avere il tempo a disposizione per comprendere veramente cosa ci sta succedendo e produrre una scelta consapevole inerente alle cure per la nostra salute e il nostro benessere. Dobbiamo innanzitutto, da soli o con l’aiuto di un medico o un consulente preparato sulle 5 Leggi Biologiche, saper distinguere accuratamente: in quale tessuto avviene quel processo che provoca quel dato sintomo, in quale fase si presenta (conflitto attivo o risolto), qual’è l’area cerebrale che innerva quel tessuto e a quale tipo di conflitto biologico il nostro organismo ha reagito. Solo con queste premesse, sapremo cosa sia sensato fare.

Una scelta responsabile. Dal momento che conosco le 5 Leggi biologiche, ho quindi la respons-abilità (capacità di dare le risposte più appropriate) di scegliere con più acutezza cosa fare nelle situazioni che mi fanno stare male.
Ho quindi anche la piena respons-abilità di scegliere a chi rivolgermi quando ho bisogno di aiuto. Come abbiamo già scritto, non posso più prendere per buona qualsiasi cosa mi venga detta da un medico o da un terapeuta.
Un medico è una persona che ha studiato e scelto di fare quel mestiere. E se noi in base alle nostre esigenze scegliamo l’idraulico più capace, l’architetto più bravo per il nostro gusto, il panettiere con il pane più fresco, perché non dovremmo poter scegliere come e da chi curarci in base a quello che sentiamo più vero e giusto per noi?
È un’assunzione di responsabilità (nessuno può farlo per noi). Abbiamo tutti la piena responsabilità civile di scegliere il nostro medico di fiducia, di rivolgerci cioè ad un medico che sia lì per noi.
Se scegliamo altro… liberi di farlo, ma non avrà più senso lamentarci o stupirci o arrabbiarci perché ci sentiamo non capiti o spaventati dal medico che non conosce le 5 Leggi Biologiche.

La migliore prevenzione. Quando stiamo veramente male, abbiamo bisogno di un professionista preparato, capace di sostenerci al meglio in questo momento difficile.
Vi invitiamo perciò a portare questo libricino al vostro medico, anche se siete sani. Non in modo aggressivo o come detentori di verità, ma con la semplice richiesta di voler essere seguiti in base alle conoscenze delle 5 Leggi Biologiche.
Se non dovesse essere disponibile, non avete bisogno di convincerlo, ma potete sentirvi liberi di rivolgervi a un altro medico e, se non funziona neanche col secondo, a un terzo o un quarto, fino a che troverete un medico disponibile a informarsi su queste scoperte scientifiche o che perlomeno si adoperi a sostenervi, secondo le sue possibilità, per curarvi secondo ciò che ritenete essere il meglio per la vostra salute.
Non lasciatevi intimorire da pensieri tipo “chissà che reazione avrà”. Da “pazienti”, che si lasciano fare pazientemente, siete ora in grado di diventare “Clienti”, che per realizzare i propri progetti, esigono dal professionista le migliori prestazioni.
Siete solo voi a poter chiedere e a poter scegliere di conseguenza e chi l’ha fatto ne sta già traendo gli enormi benefici.

Una metodologia clinica. Grazie a queste scoperte siamo finalmente in grado di avere un unico sistema in medicina, preciso e univoco, per valutare rapidamente e con certezza qualsiasi affezione o sintomo, sapendo da quale tessuto è originato e in quale fase si trova. Per la prima volta siamo in grado di avere una medicina veramente scientifica, consapevole delle cause dei vari processi finora considerati “patologici”.
Possiamo affermare che grazie all’applicazione scientifica, a livello medico-clinico, delle 5 Leggi Biologiche scoperte dal Dr. Hamer, ci troviamo di fronte ad una vera e propria metodologia clinica. Le 5 Leggi Biologiche permettono, in effetti, una precisa diagnosi scientifica e comprovabile, una prognosi corrispondente a quel dato programma speciale in atto, una terapia precisa, finalizzata unicamente alle necessità cliniche e emotive del paziente e permette anche la prevenzione dal panico e dall’angoscia, spesso causa maggiore di “malattie” di origini iatrogene (medicina preventiva, diagnosi nefaste, ecc.)


Da "pazienti" a "clienti"

Questo implica un cambiamento radicale della nostra posizione. Un medico è un professionista che avrà bisogno di cambiare le sue premesse di fondo di cosa sia la malattia e di conseguenza, come intervenire, ma i suoi strumenti restano efficaci come prima. Cioè se ho bisogno di un intervento, di un esame o di un supporto clinico, questo non viene messo in discussione, se fatto nella conoscenza e nel rispetto delle 5 Leggi Biologiche. Questo significa che io, quando ho un problema, posso rivolgermi ad un professionista, ed è lecito, e anche normale, che mi rivolga a quel professionista che risponde meglio alle mie esigenze. Non è evidente capire come mai quando ci rivolgiamo ad un professionista che appartiene ad un campo diverso, questa attenzione viene automatica: mi rivolgerò, senza farmi problemi all’idraulico più capace, all’architetto che risponde meglio al nostro gusto, al panettiere con il pane più fresco… Perché non accade la stessa cosa, quando si tratta della nostra salute?
Probabilmente la risposta più vera è ancora la stessa: … stati ipnotici.
Quando eravamo piccoli, papà e mamma erano degli dei, potevano tutto…ma quando avevamo un problema di salute, ci portavano da un uomo dal camice bianco che aveva pieno potere decisionale anche sui nostri genitori. Quello che diceva doveva essere fatto anche se poteva procurarci sofferenza (banalmente delle punture ricostituenti) e mamma e papà, i nostri eroi, non ci difendevano ma assecondavano il volere del dottore. E’ così che l’immagine del dottore, per noi come anche per i medici stessi si è installata nel nostro inconscio collettivo come colui che ha potere di vita e di morte, e anche quando mi dice una cosa terribile come “mi dispiace lei è terminale” non è più discutibile. Se non fosse così non si spiegherebbe come mai siamo pronti ad immolarci la vita quando un medico ha “guarito” noi o un nostro caro, come siamo pronti ad ucciderlo quando il “malato” muore. I medici non sono esseri sovrannaturali ma esseri umani, con degli strumenti, che mettono a nostra disposizione in una posizione d’aiuto. A noi la responsabilità di passare da pazienti a clienti e scegliere il professionista più idoneo alle nostre necessità.

Per questo invitiamo tutti i lettori del sito a compiere un atto civile che comporta vantaggi per tutti: a noi, a chi si trova in difficoltà e ai medici stessi. L’invito è di utilizzare il libro “Introduzione alle 5 Leggi Biologiche” e di presentarlo al vostro medico di riferimento per chiedergli se è disponibile ad informarsi e a seguirvi in base alle conoscenze delle 5 Leggi Biologiche.
Se non dovesse essere disponibile, non avete bisogno di convincerlo, ma potete sentirvi liberi di rivolgervi ad un altro medico e, se non funziona neanche col secondo, ad un terzo, fino a che troverete un medico disponibile ad informarsi o che perlomeno si adoperi a sostenervi permettendovi di curarvi seguendo ciò che ritenete essere il meglio per la vostra salute.
E abbiamo potuto osservare, non senza stupore, dalle testimonianze filmate presentate al 2 Convegno Nazionale di studi ALBA come diverse persone abbiano potuto trovare, in un momento di enorme difficoltà per la loro salute, dei medici che, pur non conoscendo le 5 Leggi Biologiche, abbiano dato umanamente la loro disponibilità a supportarli nel rispetto della scelta che avevano fatto, potendo oltretutto in questo modo assistere e testimoniare il miracolo che stava accadendo: persone date per spacciate che ora stanno bene.
E quello stesso medico che non risponderà alla vostra richiesta, magari alla decima persona che si presenta col libricino alla mano, sarà perlomeno incuriosito e magri proverà a legger di cosa si tratta…

Se è vero che abbiamo tutti il diritto alla salute è anche vero che occorre da parte di tutti una presa di responsabilità per far sì che ciò accada. Abbiamo tutti sia il diritto che la responsabilità civile di scegliere come curarci, a quale medico di fiducia rivolgerci, scegliendo cioè un medico che sia lì per noi. Da qui nasce il nostro impegno perché queste scoperte possano un giorno essere riconosciute, insegnate nelle università, applicate nelle cliniche dove chiunque possa rivolgersi. Ma questo impegno è collettivo e tante piccole formichine possono sgretolare una montagna.


Non ancora per tutti

Siamo in una fase di transizione: le 5 Leggi Biologiche iniziano ad essere conosciute ed applicate ma non sono ancora ufficialmente riconosciute. Non esistono ospedali o cliniche dove una persona possa tranquillamente andare. Ne consegue che la persona che sceglie di essere curata in base a queste conoscenze, non potrà farlo a partire dalla vecchia modalità.
Non possiamo “credere” (per fortuna) alle 5 Leggi Biologiche, ma possiamo solo verificarle. E per verificarle abbiamo bisogno di poter dare il tempo al corpo per tornare a normalizzazione senza fare recidive. Ciò vuol dire che sarà necessario per noi imparare a non spaventarci ad ogni piccolo sintomo, (la paura attiva inevitabilmente il profugo) imparando il nuovo linguaggio (cioè non confondendo più il sintomo con l’etichetta) ma anche imparando a diventare più elastici nella nostra vita, più disponibili a fare dei cambiamenti: se sono elastico, quando inevitabilmente cado in un binario, ho più facilità a saltarne fuori velocemente. In questo modo potremo uscirne rinforzati, rincuorati dalla verifica su cosa sia davvero la malattia e con la tranquillizzante sensazione che la natura non è né maligna né benigna.

Ciò richiede che la persona abbia un atteggiamento “attivo” mentre tendenzialmente quando stiamo male, siamo abituati a rimanere in una posizione passiva, vittime della situazione e del fato, in attesa del medico o della cura che ripristini il nostro stato di salute. Ci aspettiamo una soluzione da fuori, e non riteniamo di avere un’implicazione né nel processo che chiamiamo “malattia”, né in quello che ci riporta in “salute”.

La persona si trova, impreparata dalla storia personale e collettiva, a dover fare un salto quantico.

In effetti non è da tutti poter stare con la propria paura, riconducendosi costantemente a ciò che il sintomo gli sta raccontando (terza legge).
Non è facile in questa cultura dove devi prendere la medicina ancor prima che si presenti un sintomo, riuscire a darsi il tempo per verificare come stanno le cose, e che direzione stanno assumendo.

Chi sceglie questa strada avrà a che fare con la lecita paura dei parenti: spaventati da ciò che potrebbe accadere, facilmente faranno pressioni e ricatti affettivi (umanamente più che comprensibili) per spingerlo sulla via ufficiale. L’intento è sicuramente di cuore ma per la persona è straziante. In un momento già così delicato per lui, sarebbe proprio provvidenziale avere la famiglia a sostegno e là dove accade, tutto procede molto bene.

Avrà a che fare anche con le continue pressioni (a volte anche crude) delle strutture ufficiali. Occorre che la persona possa fare il suo percorso con la maggiore tranquillità possibile, senza quindi mettersi in opposizione con la struttura ufficiale, né coi propri cari, ma trovando alleanze e rispetto dove può. Insomma la persona che sceglie questa strada deve poter agganciare alla sua forza personale e mantenerla. Certo non è una strada facile, e per questo diciamo che, purtroppo, non è ancora per tutti… Ma siano anche convinti che presto, con pazienza e tanto amore, potrà diventarlo.
E in fondo, proprio le scoperte del dr. Hamer ci vengono in aiuto perché, dandoci spiegazioni verificabili, spezzano gli incantesimi, ci scuotono dal nostro torpore sonnambolico, dandoci la forza quindi per diventare “agenti e responsabili” dei nostri processi di salute e malattia.

Lo stesso salto quantico tocca anche ai medici e agli operatori nel campo della salute che sono esseri umani come noi e che quindi sono sottoposti alle nostre stesse paure e pressioni. Avranno quindi bisogno di tempo per modificare le premesse di fondo su cui si sono sempre basati, in base alle conoscenze delle 5 Leggi Biologiche. Anche loro avranno bisogno di non dare più nulla per scontato e di sostituire le etichette attribuite alle malattie con gli effettivi processi in corso. Di spostare quindi l’attenzione prima di tutto dall’etichetta al sintomo e insieme dal sintomo alla persona.

Anche loro dovranno adeguarsi ad un linguaggio nuovo e darsi il tempo perché ciò che di diverso stanno studiando possa essere verificato nella pratica quotidiana. Sapranno di non potersi più riferire al “protocollo del caso” ma che, anche quando il sintomo presentato è lo stesso, ogni volta hanno davanti una persona diversa, unica e irripetibile e che richiede quindi un’attenzione e delle soluzioni specifiche.

Anche per loro sarà necessaria una disponibilità, presenza e pazienza nuova, di uno spazio maggiore per poter davvero ascoltare i bisogni e le paure della persona che chiede loro aiuto, di tutta una serie di attenzioni che non erano necessarie quando avevano un protocollo da seguire e potevano limitarsi a controllare sul prontuario il prodotto più idoneo per quel tipo di sintomo.

E soprattutto dovranno rivedere la loro posizione acquisita da anni: da dottore a medico che “medica il sintomo” quando è troppo impegnativo e accompagna con delicatezza e cognizione di causa, la persona “malata” nel suo personalissimo processo in corso.

Una strada più impegnativa quindi per tutti, ma solo perché siamo in questo momento di transizione… D’altra parte chi ha già iniziato a percorrerla porta come testimonianza la soddisfazione e il piacere di lavorare sapendo “perché la persona ha quello che ha”. Queste conoscenze portano a tutti una nuova vitalità che va ben oltre l’argomento “salute e malattia” ma coinvolge la vita a 360°.

L’invito è quindi quello di provarci, almeno provarci… i vecchi amori non muoiono mai, non si cancellano e possiamo ritrovarli quando vogliamo.



Ci tocca però di avvertirvi di un fatto …pensateci molto seriamente prima di scegliere questa strada perché dopo un po’ diventa troppo bella e soddisfacente e a quel punto diventa praticamente impossibile tornare indietro!


Le cure in base alle 5LB

La natura ha imparato ad adattarsi costantemente alle nuove esigenze che l’ambiente presentava. Anche noi, esseri umani, facciamo parte di questo progetto e rispondiamo ai conflitti di oggi, con gli stessi programmi di milioni di anni fa. Questi processi di adattamento che noi chiamiamo “malattie”. Anche se spesso sono legati a forti disagi, hanno lo scopo di permetterci l’adattamento alle nuove situazioni.

La natura ha previsto grazie alla DHS l'attivazione del sistema neurovegetativo che ci mette all’istante nella condizione di contrattaccare o scappare. Solo se restiamo fermi, congelati nel nostro conflitto, accumuleremo sufficiente “massa conflittuale” per avere dei sintomi abbastanza importanti da essere percepiti e/o diagnosticati. Ma in natura normalmente non accade: la bestia sa di avere un tempo limite per risolvere i suoi conflitti di “mancare del boccone essenziale” o di “sentirsi attaccato” o qualsiasi altro conflitto, perché ne va della sua vita. L’unico essere vivente che invece non considera tale evenienza è l’essere umano, e tende a rimanere nel conflitto finanche a morirne, pur di dimostrare le proprie ragioni.



La natura ha anche previsto i vari programmi SBS specifici al tipo di evento vissuto, che modificano sia la funzione che la struttura dei vari tessuti per adattarci in maniera ottimale alla nuova situazione.

Inoltre ha anche previsto l’eventualità che possiamo avere contemporaneamente troppi conflitti insormontabili, e con le “costellazioni schizofreniche” ci permette degli adattamenti comportamentali per la nostra sopravvivenza in un ambiente impossibile (chiamate "nevrosi", "psicosi", ecc.).


Di conseguenza la nostra “terapia aggiuntiva”, potrà essere solamente un sostegno rispettoso a questa sinfonia di processi biologici sensati in corso nel nostro organismo.



Le 20 possibilità

Dal sintomo al tessuto:

In medicina ci troviamo di fronte ad un’enorme quantità di diagnosi diverse descritte ad esempio nel manuale Merck (uno dei più quotati sul mercato, inerente la diagnostica e terapia della medicina ufficiale). E’ un libro scritto fitto, fitto, con più di 3000 pagine, dove vengono elencate migliaia di classificazioni diverse, con migliaia di “etichette” (leggi: diagnosi) che indicano spesso delle affezioni complesse ad “eziologia sconosciuta” (dove cioè non se ne conosce l’origine), che coinvolgono tessuti diversi, in fasi diverse e dove i sintomi vengono tutti mescolati insieme sotto la stessa diagnosi: in poche parole un minestrone!

Il dr. Hamer invece afferma che: “Non c’è nulla senza nulla” e cioè, non succede nulla nell’organismo se prima non c’è effettivamente stato qualcosa anche agli altri livelli. I tessuti si modificano esattamente a seconda di ciò che accade contemporaneamente a livello cerebrale ed emotivo.

Cosa succede ai tessuti?
All’origine, in normotonia, siamo come madre natura ci ha fatto, il tessuto cioè è normale. Ma quando abbiamo un qualsiasi sintomo, sappiamo subito: che è già stato attivato un programma speciale, biologico e sensato (SBS), che ci troviamo all’interno della curva bifasica e che il tessuto o la funzione del tessuto non sono più come all’origine.

Se siamo in conflitto attivo, possiamo avere un aumento di funzione ed una crescita cellulare (paleoencefalo) o riduzione di funzione con ulcera o necrosi (neoencefalo). Se siamo in soluzione invece possiamo presentare una riduzione caseosa o incapsulamento del tumore per i tessuti diretti dal paleoencefalo, oppure possiamo avere una riparazione esuberante con ripristino della funzione, per i tessuti diretti dal neoencefalo. Alla fine del processo, quando torniamo in normotonia, non avremo più il tessuto “normale” come in origine, perché presenterà i resti cicatriziali del processo finito.

Questo ultima considerazione è molto importante. In effetti, se non comprendiamo che dopo tutto un processo di crescita, ulcerazione e relative riparazioni, troviamo dei resti cicatriziali (siano essi visibili o meno), allora, quando troveremo un nodulo, una macchia, un’escrescenza, crederemo ancora che sia qualcosa di minaccioso invece di valutare se eventualmente non sia semplicemente una vecchia cicatrice! Ad es. per il paleoencefalo, dopo una tubercolosi posso trovare dei resti cicatriziali di calcificazione tubercolotica (micro calcificazioni) o per il neoencefalo, posso trovare delle cicatrici gliali o dei calli ossei che restano a vita. Inoltre, se crediamo ancora che alla fine del processo “non si debba vedere più nulla”, saremo delusi e ci sentiremo “malati” per tutta la vita, dimenticando di nuovo che la natura si è applicata da milioni e milioni di anni per permetterci la sopravvivenza anche con mille cicatrici!


Le 20 possibilità

Tutto questo vuol dire che se ora consideriamo la curva bifasica di un programma SBS, abbiamo 5 momenti diversi del programma SBS a cui possiamo ricondurre ogni singolo sintomo o segno: la fase attiva, la prima fase di riparazione (PclA), il momento della Crisi Epilettoide (CE), la seconda fase di riparazione (PclB) e il ritorno alla normotonia (processo finito) che presenta resti cicatriziali.

Sappiamo anche che tutto il corpo è costituito da quattro tessuti originari provenienti da tre foglietti embrionali diversi.

Abbiamo quindi 5 momenti diversi x 4 tessuti originari diversi: in totale 20 diverse possibilità per classificare tutti i sintomi e segni possibili.


A differenza quindi dell’enorme quantità di diagnosi diverse, non specifiche che troviamo della medicina ufficiale, le scoperte del dr. Hamer, ci permettono con semplicità e assoluta precisione scientifica, di ricondurci a una di queste 20 possibilità di base per ogni singolo sintomo.Questa precisione e chiarezza permette la verificabilità al 100% per ogni singola affezione e per ogni persona scelta a caso. Qualsiasi processo “patologico” in atto può e deve, in effetti, essere sempre riconducibile a una di queste 20 possibilità. Ecco perché il dr. Hamer da sempre afferma che se si trovasse anche una sola affezione, sintomo o malattia che non segue le 5 Leggi Biologiche, egli sarebbe subito disposto a ritrattare.

Per la prima volta siamo in grado di avere una medicina veramente scientifica, consapevole delle cause dei vari processi finora considerati “patologici” e che potrà agire, in accordo ai vari programmi speciali e sensati, unicamente per ridurre sintomatologicamente i disagi che risulterebbero eccessivi per il paziente o che rischierebbero di diventare letali per lui.



Il conflitto del profugo

Questo programma speciale del “conflitto del profugo” o “conflitto per l’esistenza” è essenziale per la nostra sopravvivenza. E' stato previsto dalla natura almeno 300 milioni di anni fa, quando eravamo organismi che vivevano ancora nell’acqua di mare e destinati a conquistare l’aria e la terra ferma. In quella fase, poteva capitare che un’onda ci buttasse a riva, sulle prime terre emergenti. In quell’epoca la natura ci ha reso possibile trattenere i liquidi nel nostro organismo per permetterci di sopravvivere, senza disidratarci, aspettando l’arrivo della successiva marea. Ancora oggi reagiamo, a livello viscerale, con questo antico programma speciale e sensato ogni volta che ci sentiamo persi (come ad es. in seguito a una diagnosi grave), senza più i nostri punti di riferimento (come un “pesce fuor d’acqua”), soli e abbandonati a noi stessi, in lotta per la nostra stessa esistenza. Da qui il termine di “profugo” usato da Hamer per definire il senso biologico.
In queste situazioni quindi, avendo il “conflitto del profugo” attivo, i nostri tubuli collettori renali aumentano istantaneamente la loro funzione di ritenzione idrica. Il liquido trattenuto confluirà prioritariamente proprio in quei tessuti che in quel momento stanno riparando, aumentando di conseguenza anche tutti i disagi dovuti all’espansione degli edemi nel nostro corpo.
La concomitanza nel nostro organismo della ritensione idrica dovuta al conflitto del profugo attivo e la fase di riparazione edematica di un qualsiasi tessuto organico sono definiti da Hamer "sindrome dei tubuli collettori".
Tutti i forti aggravamenti dei sintomi sono quindi da attribuire quasi sempre a tale sindrome!


La "Terapia"

Nell'applicazione pratica delle 5 leggi biologiche occorre poter distinguere tra ciò che sarebbe la terapia ottimale che consegue logicamente da queste conoscenze e cosa sia realmente fattibile nelle condizioni attuali mediche, cliniche, sociali, familiari e personali.

Il medico che applica le 5 Leggi Biologiche non è un nemico delle medicine, anche se sa che la maggior parte dei processi di madre natura sono già ottimali. Ma utilizzerà i rimedi o i medicamenti per sostenere in modo efficace il decorso del processo riparativo a livello sintomatico.


Nella maggior parte dei casi non c'è bisogno di una terapia medicamentosa di sostegno perché, con una durata conflittuale contenuta e quindi con una massa conflittuale ridotta e senza il conflitto del profugo attivo (ritenzione idrica!), di regola non ci si deve attendere nessuna particolare complicazione.

Restano tuttavia i casi che in natura avrebbero esito letale, che quindi richiedono un intervento clinico, chirurgico o medicamentoso.

Di fronte ad una diagnosi o ad un sintomo specifico, come prima cosa occorre sapere a quale tessuto originario appartiene per essere in grado di sapere precisamente, in base alla terza legge biologica, cosa stia realmente succedendo.

Le complicazioni maggiori si hanno nella fase di soluzione del conflitto, quando, in pratica, si forma l'edema (gonfiore) nel Focolaio di Hamer e nel tessuto che segna l'inizio del processo di riparazione. In qualche caso, in concomitanza del conflitto del profugo, possiamo arrivare perfino ad avere una compressione cerebrale.
Proprio in quel momento bisognerà evitare attentamente che il paziente entri in coma, a causa di questa compressione cerebrale, permettendogli di sentirsi tranquillo e accudito e risolvere così il suo conflitto del profugo (più urina). Se il paziente urina quindi sufficientemente, potrà essere inoltre aiutato con la somministrazione di sostanze simpaticotoniche per ridurre gli edemi cerebrali e organici, riducendo così anche i dolori.

La terapia, quindi, che a questo punto sarebbe meglio chiamare prassi terapeutica, deve essere in accordo con il programma SBS. Qualsiasi atto medico, ovvero qualsiasi strumento terapeutico deve essere finalizzato affinché il processo biologico possa arrivare alla fine, secondo l’antico detto: “Il medico cura, la natura guarisce”.
L’intervento, quindi, diventa un intervento sintomatico e non curativo.


I limiti

Quando la persona è ricoverata in ospedale

Molte volte accade che qualcuno cerchi aiuto per un amico o un parente ricoverato in ospedale (a volte addirittura in terapia intensiva) dove viene seguito secondo protocollo e che in più non ha nemmeno mai sentito parlare delle 5 Leggi Biologiche. Bisogna precisare che in queste condizioni purtroppo è impossibile intervenire… Una persona che si trova in cura medica e che ha anche bisogno di un sostegno clinico, non si trova nelle condizioni di poter scegliere. Se venisse convinta a forza o deportata si sentirebbe cadere nel baratro dell’angoscia.

Quindi le premesse indispensabili per poter essere seguiti in base alle 5 Leggi Biologiche sono:

1 - Che la persona stessa sia convinta che la terapia da lei seguita finora non basti a risolvere il suo problema.

2 - Che possa sentire di avere il tempo per informarsi (almeno il minimo necessario) che le consenta di poter scegliere una nuova strada.

Nota: Il tempo è la prima cosa che “ci viene rubata” quando riceviamo una diagnosi grave ma avere il tempo è la premessa fondamentale per permettere che sia la persona stessa a mettersi in moto per la propria salute, a prendersi in mano e scegliere, sulla base delle proprie conoscenze cioè in modo consapevole.
- Se una persona sceglie di “fare altro” solo per accondiscendere ad un proprio caro che la spinge in tal senso, sarà anche un bel gesto d’amore, ma la persona non avrà alcuna forza, si sentirà intrappolata tra due fuochi e in quella posizione non sarà certo nelle condizioni migliori per ripristinare il suo stato di salute. Tra l’altro questo accade spesso anche quando la persona sceglie la medicina ufficiale o di sottoporsi a dei protocolli che non sente buoni per sé, ma lo fa per accondiscendere al medico che si è occupato di lei con attenzione o per i propri cari.
Se sente di avere il tempo: sarà lei a poter scegliere. E non solo avrà la forza per decidere ma incontrerà più facilmente alleati e rispetto sia in famiglia che nell’ambiente medico. Inoltre quando tornerà ad uno stato di salute, sentirà tutto quello che ha passato come esperienza (e non “sfiga” o fortuna nell’averla scampata) e quindi ancora una nuova forza e un approccio diverso alla vita.

- La persona non avrà alcuna forza nemmeno quando sceglie di non seguire i protocolli ufficiali solo per paura di ciò che le viene proposto.
Se la persona invece è in grado di recepire quale sia il suo processo in corso e che i suoi tessuti si stanno comportando sensatamente in base ai propri stimoli emotivi, la sua paura sarà subito ridotta, proprio perché è in grado di sapere cosa le sta accadendo. Di conseguenza la persona avrà molta più disponibilità a “fare quello che è necessario e sensato fare per sè”.

- Quando una persona ha necessità di interventi clinici (un’operazione, una sacca di sangue o un po’ d’ossigeno) ha bisogno logicamente di essere ricoverata. La Nuova Medicina Germanica non è ancora riconosciuta, non esistono cliniche od ospedali dove andare e farci curare nel rispetto di queste conoscenze… Perciò quando abbiamo necessità di un intervento clinico ci troveremo ad avere a che fare con i protocolli che vengono attivati in modo automatico, che non sono certo modulati in base alle reali necessità della persona né alla conoscenza delle 5 Leggi Biologiche.
Una persona che non conosce le 5 Leggi biologiche, va in ospedale e si “affida” senza poter valutare nulla. Chi invece le conosce ed ha bisogno di un sostegno clinico, spesso finisce con l’avere paura di andare in ospedale per l’angoscia di doversi sottoporre anche a tutto il resto e se ne tiene lontano.
Entrambi sono senza forza e stanno mettendo a rischio la loro vita.
Al contrario: la persona che non conosce ma che sente di poter avere il tempo per acquisire le informazioni e si mette in moto, potrà gestire meglio qualsiasi situazione ed anche uscire dall’ospedale “in tempo utile”.
La persona che conosce, mano a mano che può integrare il suo diritto di scegliere, e di scegliere ogni volta per ogni singolo intervento proposto, avrà la tranquillità e la fermezza (diverso da arroganza) necessaria per “contrattare” gli interventi necessari con l’ospedale, o con il proprio medico.

Da parte nostra in merito a questo argomento stiamo costantemente lavorando affinché:
1) sempre più persone possano ricevere queste informazioni in modo da poter scegliere “in tempo di pace” come curarsi (cioè prima della diagnosi)
3) si arrivi alla verifica e al riconoscimento ufficiale di queste 5 Leggi.


Premesse alle cure

IN BASE ALLE 5 LEGGI BIOLOGICHE:

IL MODO DI PORSI PER CHIEDERE E RICEVERE AIUTO CAMBIA!

La conoscenza delle 5 Leggi Biologiche scoperte dal dr. Hamer implica un modo completamente nuovo di comprendere la “ malattia “ e di conseguenza richiede una prassi di intervento medico clinico e terapeutico modulata in base a queste nuove conoscenze.

E' importante notare che la situazione attuale è molto delicata nei casi di situazioni d'urgenza clinica per il fatto che, non essendo le 5 Leggi Biologiche ufficialmente riconosciute, non ci sono quindi cliniche, ospedali o luoghi di consenso ufficiali in cui il paziente, che decide di curarsi sulla base di queste conoscenze, possa tranquillamente ricevere le cure desiderate nel rispetto della sua libera scelta (art. 32 della costituzione Italiana).

Ecco perché, oggi come oggi, è solo la persona stessa, correttamente informata, che può mettersi in moto per scegliere consapevolmente il meglio per se stessa.

Per chi chiede aiuto, tutto ciò implica un nuovo modo di agire!

Ed è proprio nel rispetto, sia della persona che chiede aiuto, sia dell’operatore che lo offre, che si rende necessario osservare le seguenti premesse:

Non è proprio più possibile, per chi sceglie di seguire questa strada, sperare ancora di poter affidare ciecamente la propria "pelle” al medico, alla clinica o al farmaco. Sappiamo, conoscendo le 5 Leggi Biologiche, che qualsiasi segnale nel nostro corpo è il risultato di un processo che si mette in atto e si mantiene in base alla nostra esperienza emotiva. Il medico, la clinica o il farmaco, potranno sostenerci per i sintomi troppo impegnativi, ma il processo di riparazione lo fa il corpo, nella misura in cui siamo disponibili a rivedere alcune attitudini di vita che ci portano continuamente a riattivare e a mantenere il problema.

La premessa per poter fare un lavoro serio, è che la persona coinvolta sia convinta e che la terapia finora da lei seguita non presenti per lei una soluzione al suo problema. Questo per rispetto della persona stessa e di ciò che più profondamente crede; non può essere né spinta né convinta, altrimenti non avrebbe la forza per sostenere una scelta diversa. E in più, rimanendo a metà, sarebbe confusa e non avrebbe neppure la lucidità e la tranquillità per cogliere davvero le nuove informazioni che le permettono una scelta consapevole.

Per le stesse ragioni è altrettanto importante che sia la persona stessa che ha il problema a mettersi in moto e non un amico o parente! (o, nel caso di un minore, entrambi i genitori in accordo). Nessun altro, con tutto l'amore del mondo, può farlo al posto suo, altrimenti non avrà il vigore necessario per scegliere né per seguire la nuova strada. Sarà la persona stessa quindi a doversi informare e prendere contatto.

www.nuovamedicina.com/
Ultima Modifica 11 Anni 11 Mesi fa da yagoo40.

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