OFFERTE DI PRODOTTI VIA MAIL O MP

In un forum che tratta di salute e malattie, può succedere che improvvisamente qualcuno offra la soluzione tanto agognata, via mail o via messaggio privato.
DIFFIDATE sempre, controllate, ricercate e chiedete. Chiedete ad altri foristi se per caso conoscono questo prodotto, chiedete se esistono dei test e delle testimonianze attendibili.

La Medicina Ortomolecolare è una pratica terapeutica che si basa sull'introduzione della quantità ideale di nutrimenti nella dieta che mira a perseguire il livello di salute ottimale attraverso il riequilibrio dell'assetto biochimico.

Domanda Palmitoilethanolamide (PEA)

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8 Anni 3 Mesi fa #59429 da miciofelix
Risposta da miciofelix al topic Palmitoilethanolamide (PEA)
tranquillo Kito, io ci ho messo mesi a ricordarmi il nome esatto e ancora adesso ogni tanto me lo ripeto tra me come esercizio e scioglilingua :P

il prodotto da te segnalato lo conoscevo ma, insieme ad altri prodotti commerciali (non tutti), l'avevo scartato dalle mie scelte per i seguenti motivi:

1) ha lo stesso dosaggio di PEA (palmitoiletanolamide) che ha una normale capsula formato 00 come quelle che io ho a casa per incapsulare sostanze, a questo punto preferisco prenderla pura in polvere (vedi i punti 2 e 3) dal mio grossista farmaceutico e incapsularmela

2) scegliendo il punto 1 ho la stessa dose di PEA e risparmio anche parecchi soldi a fronte della stessa qualità farmaceutica

3) scegliendo il punto 1 elimino anche tutte le schifezze che possono produrre effetti collaterali come quelle che stanno nel tuo prodotto: Sorbitolo, Polisorbato 80, Saccarosio Palmitato.....tutti e tre non proprio convincenti a differenza di altri eccipienti meno dannosi come biossido di silicio e altri...è vero che contiene il flavonoide benefico luteolina ma a dosaggi comunque minimi....

4) se poi proprio uno vuole la comodità delle capsule e non vuole incapsularle allora personalmente preferisco assumere la PEA più pura possibile, tipo questa: www.amazon.it/Palmitoylethanolamid-Clean...Palmitoiletanolamide oppure questa www.peavera.it/ che forse alternerò in futuro alla PEA in polvere che mi incapsulo io, tanto è sempre sostanza pura e considerando la spesa per le capsule da riempire alla fine il risparmio c'è ma è limitato.....

c'è chi non bada molto agli eccipienti (come facevo involontariamente io fino a qualche anno fa) ma ce ne sono in giro di più innocui e di più pericolosi, che a lungo andare e con utilizzi costanti e cronici possono dare davvero conseguenze varie quindi io preferisco sempre diffidarne (anche considerate le già numerose schifezze contenute nei cibi "normali") e cercare prodotti più puri possibili.... B)

"(..) sei fuori di testa (..)"
"serve una vita intera di pratica...."
I seguenti utenti hanno detto grazie : Kito

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8 Anni 3 Mesi fa - 8 Anni 3 Mesi fa #59430 da Kito
Risposta da Kito al topic Palmitoilethanolamide (PEA)
Cari amici.

Ho citato quel farmaco (perché occhio che è un farmaco e va prescritto dal medico), perché ho come la sensazione che vada via come il pane nelle demenze vascolari, cioè viene prescritto molto frequentemente dai medici (ma è solo una mia impressione). Quindi, insomma, pare degno di attenzione.

A tal proposito, aprirò un dibattito quando riesco a mettere insieme due neuroni che parlino tra loro, su misteri vieppiù misteriosi su sostanze che sono da "banco", che misteriosamente diventano farmaci tipo appunto quel farmaco li.

Ma non è tanto sulla parte burocratica, dei controlli per diventare farmaci, quanto sull' efficacia degli stessi una volta considerati farmaci.

Ho come l' impressione che quando diventano farmaci, si sentano dei superman e siano molto più efficaci a dosi ridicole, rispetto alla sostanza da banco o acquistabile in rete.

Ho già avuto qualche esperienza in proposito e in questa ultima settimana proprio ne ho una estremamente incomprensibile, aldilà degli effetti straordinariamente positivi e assolutamente inaspettati, riguardanti l' amica citicolina.

Alla faccia delle ricerche... mortacci stracci.

Quando i miei due neuroni smettono di litigare, provo a spiegare.
Ultima Modifica 8 Anni 3 Mesi fa da Kito.

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8 Anni 3 Mesi fa - 8 Anni 3 Mesi fa #59432 da Kito
Risposta da Kito al topic Palmitoilethanolamide (PEA)
Dicevo ... miei pareri personali, senza alcuna valenza scientifica :

non è possibile che chi produce sta roba lo faccia con dosi che poi non ritengano efficaci. Se mettono 10 mg in più non è che cambi economicamente chissà cosa. Cambia che se non sono efficaci, poi smettono di vendere.

Esempio : a mia mamma è stato prescritto dal medico di base un bagaglio che si chiama Rischiaril Forte. Sono dosi molto basse di vit C, vit E e una dose non esagerata di citicolina. Avevamo già provato altri 2 tipi di citicolina, ma non avevano avuto gli stessi effetti dirompenti di questa. Tanto che gliene devo dare mezza bustina un giorno si, un giorno no, sennò scatta la conferenza sui massimi sistemi fino alle 23, perché è proprio tonica. Le dosi delle altre erano molto più alte, ma proprio quasi non pervenute come effetti.

www.farmaciaigea.com/sali-minerali/41105...tore-vitaminico.html

Poi c' è il Polase che per me rimane una specie di mistero di Fatima : mi toglie i crampi immediatamente, gli altri equivalenti o simili assolutamente no.

Ed altri esempi.

E ogni volta che succedono ste cose mi domando : ma chi fa le ricerche quale "polase" usa ? Quello che toglie i crampi o gli altri ?

Per questo ho deciso che non considero più alcuna ricerca che non mi dica chi fa quella sostanza e dove la posso comprare io. Ecchecazzo. :cheer:
Ultima Modifica 8 Anni 3 Mesi fa da Kito.

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7 Anni 10 Mesi fa - 7 Anni 10 Mesi fa #60753 da miciofelix
Risposta da miciofelix al topic Palmitoilethanolamide (PEA)
ho trovato un altro sito tutto dedicato alla PEA, ecco uno dei tanti articoli estratti (anche se i browser dicono che ha un certificato scaduto e non sarebbe un sito sicuro, boh. quando l'ho visitato qualche giorno fa non mi era stato rilevato nulla, ci sono riandato oggi per copiare e incollare un articolo ed è uscito l'avviso, comunque sono riuscito lo stesso ad accedere)

palmitoylethanolamideblog.com/what-is-pea/

(traduzione:)

Cos'è Palmitoyletanolamide (PEA)
PEA, abbreviazione di PalmitoylEthanolAmide (lo stesso acronimo è utilizzato anche per altre sostanze) è un'ammide di acido grasso che è naturalmente presente nel corpo e prodotta quando il corpo ha bisogno di combattere il dolore o l'infiammazione. Non maschera la sensazione di dolore, ma in realtà ne tratta la fonte, ad esempio calmando le cellule eccessivamente infiammate e ripristinandole nella loro condizione normale.

(..)

La PEA è stata identificata per la prima volta negli anni '50 come la ragione per cui il tuorlo d'uovo ha proprietà antinfiammatorie. Ciò ha suscitato molto interesse nella comunità scientifica e ha portato a numerosi studi che hanno dimostrato le sue proprietà antinfiammatorie. Questi includevano pazienti in una fabbrica di Skoda o nell'esercito e hanno dimostrato che la PEA ha avuto molto successo nella lotta contro l'infiammazione di influenza, raffreddore e allergie.

Hanno anche dimostrato che è efficace contro il dolore, il che è comprensibile in quanto il dolore e l'infiammazione vanno di pari passo.


Diversi prodotti sono apparsi già negli anni '60, ma la loro purezza non era ai massimi livelli a causa dei metodi di produzione di base.

Tuttavia, negli ultimi anni, i metodi di produzione sono notevolmente migliorati e ora disponiamo di pura palmitoiletanolamide disponibile e ad un prezzo inferiore. Le forme più pure sono in capsule in quanto possono essere prodotte per non avere eccipienti, modificatori del gusto o qualsiasi altro tipo di additivi.

Inoltre, gli ultimi sforzi hanno portato liposomiale palmitoiletanolamide , che si avvale del sistema avanzato di somministrazione liposomiale. Offre una biodisponibilità ineguagliata e elimina uno dei maggiori problemi con l'assorbimento di PEA.

Dopo i miglioramenti in termini di purezza e disponibilità, l'interesse per la PEA è stato rispettato e numerosi studi scientifici sono stati seguiti negli ultimi dieci anni. Attualmente ci sono più di 400 studi che dimostrano l'efficacia e la sicurezza della PEA . Anche la premio Nobel Rita Levi-Monalcini ha studiato gli effetti del PEA nei primi anni '90.

PEA vs. Infiammazione e dolore
Il PEA è particolarmente efficace contro il dolore cronico e l'infiammazione. È il modo in cui il corpo si difende generalmente dal dolore, ma per le condizioni croniche il corpo non riesce a produrre quantità sufficienti e noi riceviamo dolore cronico. Questo è il motivo per cui è utile assumere i prodotti di palmitoiletanolamide. Aumenta la quantità di PEA nel corpo e aiuta a gestire il dolore in modo naturale e sicuro.

Lo stesso vale per l'infiammazione. A parte i processi infiammatori legati all'influenza e al raffreddore, il PEA è in realtà ancora più efficiente quando si tratta di affrontare l'infiammazione che deriva da condizioni croniche. Chiunque abbia sofferto di varie condizioni infiammatorie croniche sa quanto può essere debilitante e una soluzione definitiva è una manna dal cielo.

PEA può essere quella soluzione permanente?
Sicuramente! È completamente sicuro in qualsiasi quantità, essendo suddiviso da due enzimi molto efficienti chiamati FAAH e NAAA.

Nessuno può overdose su PEA e nessuno è allergico ad esso.

Inoltre, non ci sono letteralmente effetti collaterali. Non uno solo in più di 400 studi.

Soprattutto, la PEA può essere assunta con qualsiasi farmaco. Questo lo rende particolarmente prezioso per i pazienti con dolore cronico. Ci vuole un po 'prima che la PEA si accumuli nel corpo e la possibilità di prenderlo insieme agli antidolorifici durante questo periodo è di immenso valore.

Gli antidolorifici sono noti per gli effetti collaterali e essere in grado di ridurre l'assunzione e alla fine eliminarli completamente significa che i pazienti possono eliminare il dolore e mantenere i loro organi interni funzionanti correttamente senza alcun danno da oppioidi o FANS.

PEA e immunità
Come potete vedere nella sezione sul meccanismo alla base del PEA , la PEA colpisce le cellule dell'albero e della glia, così come numerosi recettori che svolgono un ruolo importante nella nostra risposta immunitaria. Oltre a migliorare semplicemente la nostra immunità, questo rende la PEA incredibilmente efficace contro numerose malattie che provengono da qualsiasi squilibrio del sistema immunitario.

Questo è particolarmente importante per le persone che soffrono di numerose malattie autoimmuni e autoinfiammatorie . Questi possono spesso essere molto severi e ridurre notevolmente la qualità della vita.

Per ricapitolare, il PEA è efficiente, naturale ma scientificamente provato, completamente sicuro e, a differenza di pochi decenni fa, della massima qualità e convenienza. Aggiunga ad esso il sistema di consegna liposomiale ed è ovviamente il futuro della battaglia contro il dolore eccessivo, l'infiammazione e vari problemi di immunità.

.....

questo invece sarebbe un altro sito (senza problemi di avvisi dei browser), dove si vende pure la PEA liposomiale:

peacure.eu/shop/

il costo non è basso (70 euro) ma dura un mese e per provare può essere fattibile, nei prossimi mesi la ordinerò e vi farò sapere....dovesse funzionare davvero e senza effetti collaterali quel prezzo può anche starci, per i dolori cronici con i fans si spenderebbe in un mese meno ma ci si troverebbe con conseguenze devastanti se assunti a lungo....

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Ultima Modifica 7 Anni 10 Mesi fa da miciofelix.
I seguenti utenti hanno detto grazie : Marco R.

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7 Anni 5 Mesi fa #61959 da miciofelix
Risposta da miciofelix al topic Palmitoilethanolamide (PEA)
scusate ma ho fatto una veloce ricerca nelle 3 pagine sulla PEA e sembrerebbe che in questo topic manca l'estratto da wikipedia.org (quella .it dice solo 3 righe comunque di stima sull'efficacia :P )

eccolo:

en.wikipedia.org/wiki/Palmitoylethanolamide

traduzione: (e wikipedia NON è mai tenera nei complimenti....)

"La palmitoiletanolamide ( PEA ) è un'ammide di acidi grassi endogeni , appartenente alla classe degli agonisti del fattore nucleare. È stato dimostrato che la PEA si lega a un recettore nel nucleo cellulare (un recettore nucleare) ed esercita una grande varietà di funzioni biologiche correlate al dolore cronico e all'infiammazione. Si pensa che l'obiettivo principale sia l' alfa del recettore attivato da proliferatore perossisoma (PPAR-α). [2] [3] La PEA ha anche affinità con i recettori accoppiati al G-cannabinoide GPR55 e GPR119 . [4] La PEA non può essere considerata un classico endocannabinoide perché manca di affinità per i recettori cannabinoidi CB1e CB2 . [5] Tuttavia, la presenza di PEA (e di altre N-aciletanolammine strutturalmente correlate ) è nota per migliorare l'attività anandamide mediante un " effetto entourage ". [6] [7]

Diversi documenti hanno dimostrato che uno squilibrio del sistema endocannabinoide (ECS) e alterazioni nei livelli di PEA si verificano nell'infiammazione acuta e cronica. [8] Ad esempio, durante la neuroinfiammazione indotta da β-amiloide, la deregolazione dei recettori dei cannabinoidi e dei loro ligandi endogeni accompagna lo sviluppo e la progressione della malattia. [9]

È stato dimostrato che la PEA ha proprietà antinfiammatorie , [3] anti-nocicettive , [10] neuroprotettive, [11] e anticonvulsivanti . [12]


Contenuto
1 primi studi
2 modelli animali
3 Modelli animali di dolore cronico e infiammazione
4 Attività in cellule non neuronali
5 rilevanza clinica
6 metabolismo
7 Vedi anche
8 riferimenti

Primi studi
Palmitoiletanolamide fu scoperto nel 1957. Le indicazioni per il suo uso come antinfiammatorio e analgesico risalgono a prima del 1980. In quell'anno, i ricercatori descrissero ciò che chiamavano "N- (2-idrossietil) -palmitamide" come un agente antinfiammatorio naturale. Hanno affermato: "Siamo riusciti ad isolare un fattore antinfiammatorio cristallino dalla lecitina di soia e ad identificarlo come ( S ) - (2-idrossietil) -palmitammide.Il composto è stato isolato anche da una frazione fosfolipidica di tuorlo d'uovo e da esano- farina di arachidi estratta ".

Nel 1975 i medici cechi descrissero i risultati di uno studio clinico che lo utilizzava per il dolore articolare. [13] L'azione analgesica di 3 grammi di aspirina durante il giorno è stata confrontata con PEA 1,8 grammi / giorno. Entrambi i farmaci sono stati segnalati per migliorare i movimenti articolari e diminuire il dolore. Nel 1970 Spofa, produttore di farmaci, introdusse compresse "Impulsin" da 500 mg di PEA per il trattamento e la profilassi dell'influenza e delle infezioni respiratorie in Cecoslovacchia; la compagnia Almirall introdusse "Palmidrol", in compresse o in sospensione, in Spagna nel 1976 per le stesse indicazioni.

Negli anni '90 è stata descritta la relazione tra anandamide e PEA; l'espressione dei recettori dei mastociti sensibili alle due molecole è stata dimostrata per la prima volta dal gruppo di ricerca del premio Nobel Rita Levi-Montalcini . [14] Durante questo periodo, emersero maggiori informazioni sulle funzioni dei derivati ​​degli acidi grassi endogeni e furono esplorati composti come oleammide , palmitoiletanolamide, 2-lineoylglycerol e 2-palmitoilglicerolo per la loro capacità di modulare la sensibilità al dolore e l'infiammazione attraverso ciò che in quel momento si pensava che fosse la via di segnalazione degli endocannabinoidi. [15] [16]Un gruppo ha dimostrato che la PEA potrebbe alleviare, in maniera dose-dipendente, i comportamenti del dolore suscitati in modelli di topo-dolore e potrebbe downregolare i mastociti iperattivi. [10] [17] Anche la PEA ei composti correlati come l'anandamide sembrano avere effetti sinergici nei modelli di dolore e analgesia. [18]

Modelli animali
In una varietà di modelli animali, la PEA sembra avere qualche promessa; i ricercatori sono stati in grado di dimostrare l'efficacia clinica pertinente in una varietà di disturbi, dalla sclerosi multipla al dolore neuropatico. [19] [20]

Nel test di nuoto forzato del mouse , la palmitoiletanolamide era paragonabile alla fluoxetina per la depressione . [21] Uno studio italiano pubblicato nel 2011 ha scoperto che la PEA riduceva la pressione intraoculare aumentata del glaucoma . [22] In un modello di trauma spinale, la PEA ha ridotto il deficit neurologico risultante attraverso la riduzione dell'infiltrazione e dell'attivazione dei mastociti. Il PEA in questo modello ha anche ridotto l'attivazione della microglia e degli astrociti . [23] La sua attività come inibitore dell'infiammazione contrasta l' astrogliosi reattiva indotta dalla beta-amiloidepeptide, in un modello rilevante per la neurodegenerazione, probabilmente attraverso il meccanismo d'azione PPAR-α . [24] Nei modelli di ictus e altri traumi del SNC , la PEA esercitava proprietà neuroprotettive. [11] [25] [26] [27] [28]

Modelli animali di dolore cronico e infiammazione
Il dolore cronico e il dolore neuropatico sono indicazioni per le quali esiste un elevato bisogno insoddisfatto nella clinica. La PEA è stata testata in una varietà di modelli animali per il dolore cronico e neuropatico. Poiché i cannabinoidi, come il THC , hanno dimostrato di essere efficaci negli stati di dolore neuropatico. [29] Gli effetti analgesici e anti-iperalgesici del PEA in due modelli di dolore acuto e persistente sembravano essere spiegati almeno in parte attraverso la sintesi del neurosteroide de novo . [30] [31] Nel modello di dolore e infiammazione granulomatosa cronica , la PEA potrebbe prevenire la formazione e la germinazione dei nervi, l'allodinia meccanica e i gangli della radice dorsale inibiti dalla PEA.attivazione, che è un segno distintivo per la liquidazione nel dolore neuropatico. [32] Il meccanismo di azione della PEA come molecola analgesica e antinfiammatoria è probabilmente basato su diversi aspetti. La PEA inibisce il rilascio di mediatori mastociti preformati e di nuova sintesi, come l' istamina e il TNF-alfa . [33] La PEA, così come il suo adelmidrolo analogico (derivato della di-ammide dell'acido azelaico), può sia down-regolare i mastociti. [34] PEA riduce l'espressione di cicloossigenasi-2 (COX-2) e ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS) e previene la degradazione di IkB-alfa e p65 NF-kappaBtraslocazione nucleare, la seconda correlata alla PEA come agonista PPAR-alfa endogeno. Nel 2012 è diventato chiaro che la PEA può anche ridurre il danno da riperfusione e l'impatto negativo dello shock su vari parametri di esito, come disfunzione renale, lesione ischemica e infiammazione, molto probabilmente attraverso il pathway PPAR-alfa. Tra i marcatori di riperfusione e infiammazione, il PEA potrebbe ridurre l'aumento di creatinina, γGT, AST, traslocazione nucleare di NF-κBp65; attività MPO del rene e livelli di MDA, nitrotirosina, espressione di PAR e di molecole di adesione, infiltrazione e attivazione di mastcellule e apoptosi. [35]

La PEA sembra essere prodotta negli umani come negli animali come risposta biologica e meccanismo di riparazione nell'infiammazione cronica e nel dolore cronico. [36] In un modello di dolore viscerale (infiammazione della vescica urinaria ), il PEA è stato in grado di attenuare l'iper-reflessia viscerale-viscerale indotta dall'infiammazione della vescica urinaria, una delle ragioni per cui la PEA è attualmente esplorata nella dolorosa sindrome della vescica. [37] In un modello diverso per il dolore della vescica, l'infiammazione della vescica urinaria indotta dalla trementina nel ratto, la PEA ha anche attenuato un'iperalgesia riferita in modo dose-dipendente. [38] Il dolore pelvico cronico nei pazienti sembra rispondere favorevolmente a un trattamento con PEA. [39] [40]

Attività in cellule non neuronali
La PEA, come una N- etilanolamina , ha proprietà fisico-chimiche paragonabili all'anandamide e, sebbene non sia rigorosamente un endocannabinoide, è spesso studiata in congiunzione con l'anandamide a causa della sovrapposizione di vie metaboliche e metaboliche. Le n- etilanolammine, come la PEA, agiscono spesso come molecole di segnalazione, attivando i recettori e regolando una varietà di funzioni fisiologiche. La PEA è nota per attivare i recettori intracellulari, nucleari e associati alla membrana e per regolare molte funzioni fisiologiche legate alla cascata infiammatoria e stati di dolore cronico. I lipidi endocannabinoidi come il PEA sono ampiamente distribuiti in natura, in una varietà di tessuti vegetali, invertebrati e mammiferi. [41]

Il meccanismo d'azione della PEA a volte è descritto come antagonismo delle lesioni locali di Autacoid (acronimo ALIA), [14] e PEA secondo questa nomenclatura è un ALIAmide . Era il gruppo del premio Nobel Rita Levi-Montalcini che nel 1993 presentò per la prima volta le prove che le ammidi lipidiche del tipo N-aciletanolammina (come la PEA) sono potenziali prototipi di molecole presenti in natura capaci di modulare l'attivazione dei mastociti; il suo gruppo ha coniato l'acronimo ALIA in quel documento. [42] Un autocoideè una molecola di regolazione, prodotta localmente. ALIAmide è un autocoide sintetizzato su richiesta in risposta alle lesioni e agisce localmente per contrastare tale patologia. poco dopo la svolta di Levi-Montalcini, il mastocampo sembrava essere un obiettivo importante per l'attività antinfiammatoria del PEA. Dal 1993, sono stati pubblicati almeno 25 articoli sui vari effetti della PEA sui mastociti. Queste cellule si trovano spesso in prossimità delle terminazioni nervose sensoriali e la loro degranulazione può migliorare il segnale nocicettivo, il motivo per cui i mastociti periferici sono considerati pro-infiammatori e pro-nocicettivi. [43]L'attività della PEA è attualmente vista come una nuova incursione nel trattamento del dolore neuropatico e dei disturbi correlati basati sull'iperattivazione delle cellule correlate alla glia e alla glia, come nel diabete e nel glaucoma. [44] La microglia svolge un ruolo chiave nei fenomeni di liquidazione e sensibilizzazione centrale. [45] [46]

Rilevanza clinica
La PEA è stata esplorata negli umani; che copre vari studi clinici in una varietà di stati dolorosi, per sindromi infiammatorie e dolorose. [40] [47] [47] [48] [49] [50] La sua influenza positiva nell'eczema atopico sembra provenire dall'attivazione di alfa PPAR. [47] [51] PEA è disponibile per uso umano come integratore alimentare.

In una revisione del 2012, tutti gli studi clinici fino ad oggi sono stati riassunti. [52] In un'analisi del 2015 di uno studio in doppio cieco controllato con placebo sulla PEA nel dolore sciatico, i numeri da trattare erano 1.5. La sua influenza positiva nel dolore cronico e negli stati infiammatori come l'eczema atopico sembra essere originata principalmente dall'attivazione di alfa PPAR. [47] [51] Dal 2012 sono stati pubblicati una serie di nuovi studi, tra cui studi sul glaucoma. [53] [54] Anche la PEA sembra essere uno dei fattori responsabili della diminuzione della sensibilità al dolore durante e dopo lo sport, paragonabile agli oppiacei endogeni (endorfine). [55]

Da un punto di vista clinico, le indicazioni più importanti e promettenti per la PEA sono legate a stati di dolore neuropatico e cronico, come dolore diabetico neuropatico, dolore sciatico, CRPS, dolore pelvico e dolore neuropatico intrappolato. [36] [40] [48] [49] [56] [57] In uno studio pilota cieco in 25 pazienti affetti da artrosi dell'articolazione temporo-mandibolare (ATM) o dolore da sinovite, i pazienti sono stati randomizzati a PEA o ibuprofene 600 mg tre volte a giorno per due settimane. [58]La diminuzione del dolore dopo due settimane di trattamento è risultata significativamente più alta nei pazienti trattati con PEA rispetto ai pazienti trattati con FANS (p = 0.0001). La funzione masticatoria migliora anche di più sulla PEA rispetto al FANS. Nel 2012, 20 pazienti affetti da talidomide e neuropatia indotta da bortezomib hanno riportato un miglioramento delle funzioni nervose e meno dolore dopo un trattamento di due mesi con 600 mg di PEA al giorno. [59]Gli autori hanno sottolineato che sebbene un effetto placebo possa avere un ruolo nel sollievo dal dolore segnalato, i cambiamenti nelle misure neurofisiologiche indicavano chiaramente che la PEA esercitava un'azione positiva sui gruppi di fibre mielinizzate. 30 pazienti affetti da dolore neuropatico, refrattari al trattamento con analgesici, incluso pregabalin, rispondevano bene in 45 giorni, con una diminuzione del dolore> 50% quando il pregabalin era nuovamente ridotto, fino a 600 mg / die in combinazione con PEA , senza segni di interazione farmaco-farmaco. [60] Nel 2013 è stata pubblicata una revisione sull'efficacia clinica e sulla sicurezza del PEA nell'influenza, basata su 6 RCT a doppio cieco controllati con placebo. [61]Questa recensione sottolinea l'azione antinfiammatoria della PEA. Questi effetti sono anche la spiegazione degli effetti retinoprotettori della PEA.

Metabolismo
La PEA è metabolizzata dagli enzimi cellulari acido grasso amido idrolasi (FAAH) e N-aciletanolammina-idrolisi dell'acido amidasi (NAAA), l'ultimo dei quali ha più specificità nei confronti di PEA rispetto ad altre ammidi di acidi grassi. [62] Ad oggi, non sono state segnalate interazioni farmacologiche in letteratura, né effetti collaterali clinicamente rilevanti o dose-limitanti."

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7 Anni 2 Mesi fa #62641 da miciofelix
Risposta da miciofelix al topic Palmitoilethanolamide (PEA)
m.fondazionegraziottin.org/ew/ew_articol...20-%20graziottin.pdf

"L’infiammazione è il processo fisiologico che sottende la maggior parte dei fenomeni biologici. È funzionale allo stato di salute quando è finalizzata a un preciso evento biologico, quando ha un tempo di inizio e di risoluzione ben precisi e scanditi, quando l’intensità è limitata, quando il dolore che l’accompagna non interferisce con la qualità della vita quotidiana. Nella vita della donna, ne è esempio preciso l’infiammazione che sottende e accompagna l’ovulazione, la mestruazione, il riassorbimento del muscolo uterino nel post parto. L’infiammazione diventa patologica e patogena quando si crea una disregolazione nel rapporto tra mediatori pro-infiammatori e quelli anti-infiammatori, condizione in cui il processo infiammatorio si automantie-ne in modo afinalistico (“non resolving”) come patologia cronica in sé; quando è di intensità marcata e/o quando è prolungata (per persistenza della noxa che l’ha attivata e/o per inadeguatezza/anomalia dei processi di difesa che l’accompagnano). Quando tende a coinvolgere organi vicini (“comorbilità”) (Graziottin et al. 2013; Graziottin et al. 2014). E quando, se non diagnosticata e trattata, tende ad estendersi al midollo spinale e al cervello, creando neuroinfiammazione, depressione e comportamento di malattia (”sickness behaviour”) (Walker et al 2013)L’infiammazione accompagna in vario grado tutte le patologie, tra cui le cardiovascolari, autoimmuni, infettive, neurodegenerative e oncologiche. Patologie che si esacerbano dopo la menopausa e con il progredire del processo di invecchiamento. L’infiammazione aumenta soprattutto in caso di menopausa precoce, specialmente se iatrogena. In tal caso molteplici fattori patogeni concorrono all’incremento dello stato infiammatorio distrettuale e sistemico. Per tutti questi motivi, è essenziale conoscere le caratteristiche principe e i fattori endogeni che sono in grado di ottimizzare il decorso dell’infiammazione, con lo scopo di mantenerla entro i limiti fisiologici e/o di riportarvela, se prolungata, eccessiva, patogena e quindi distruttiva per l’organismo. Obiettivo del lavoro è analizzare concisamente le evidenze relative a un mediatore endogeno lipidico che, on demand, viene prodotto durante i processo di infiammazione, la palmitoiletanolamide. Saranno riassunte le evidenze sul suo ruolo endogeno nei processi di risoluzione dell’infiammazione, le caratteristiche farmacologiche e le evidenze di efficacia clinica, con focus sulle patologie associate a neuroinfiammazione.Tema di particolare interesse nelle donne in post menopausa.

Palmitoiletanolamide: ruolo endogeno, profilo farmacologico ed evidenze sull’efficacia clinicaAlessandra GraziottinDirettore, Centro di Ginecologia e Sessuologia MedicaH. San Raffaele Resnati, MilanoPresidente, Fondazione Alessandra Graziottin per la cura del dolore nella donna Onluswww.alessandragraziottin.itwww.fondazionegraziottin.org

La palmitoiletanolamide (PEA), ammide dell’acido palmitico con l’e-tanolammina, è una molecola presente in molti alimenti della dieta comune come uova, soia, pomodori, piselli, arachidi etc. (Kilaru et al 2007). È anche prodotta da molte cellule dell’organismo dei mammiferi ed è particolarmente abbondante nei tessuti cerebrali (Bachur et al 1965). La produzione della PEA e di altre aciletanolammidi (NAE) avviene a partire da precursori fosfolipidici presenti nella membrana plasmatica (Hansen e Diep 2009; Ahn et al 2008; Wang e Ueda 2009).La PEA viene sintetizzata on demand in seguito a stimoli in grado di evocare una risposta immunitaria. Fa parte dei mediatori lipidici responsabili della risoluzione dell’infiammazione, un programma attivo e coordinato che si esplica già nelle prime ore dopo l’inizio della risposta infiammatoria: “The beginning programs the end” (Serhan e Savill 2005; Buckley et al 2013). I mediatori antinfiammatori o pro-risolutori contrastano attivamen-te l’azione dei mediatori pro-infiammatori. A livello cellulare, questo si traduce nella stimolazione della fagocitosi dei leucociti apoptotici, la promozione dell’apoptosi delle cellule danneggiate sino alla neuroprotezione. A livello clinico, l’azione anti-infiammatoria e pro-risolutoria endoge-na si traduce nella riduzione del dolore (Piomelli e Sasso 2014).

PEA: infiammazione e alterazione dei livelli endogeniI livelli endogeni della PEA sono alterati nelle condizioni patologiche accompagnate da danno cellulare e da processi infiammatori. Nei tessuti infiammati, e in seguito ad ischemia tissutale, i livelli di PEA aumentano significativamente (Kondo et al 1998; Epps et al 1979). Aumenti della PEA sono stati osservati nei tessuti cerebrali di animali cui è stato indotto uno stato simile alla sclerosi multipla e in seguito a contu-sione spinale (Loría et al 2008; Garcia-Ovejero et al 2009). Nelle malattie neurologiche, aumenti di PEA sono stati osservati nel liquor di pazienti con schizofrenia, emicrania cronica e sclerosi multipla (Leweke et al 1999; Sarchielli et al 2007; Di Filippo et al 2008). Nella sclerosi multipla i livelli di PEA risultano aumentati anche nel plasma (Jean-Gilles et al 2009). A livello addomino-pelvico, i livelli di PEA aumentano nel duodeno di pazienti celiaci (D’Argenio et al 2007) e nel colon di pazienti con colite ulcerosa (Darmani et al 2005). A livello cutaneo, aumenti di PEA sono stati osservati negli animali affetti da neuropatia diabetica (Darmani et al 2005), dopo esposizione a sostanze irritanti (Petrosino et al 2010) e in caso di dermatite atopica (Abramo et al 2014). Non mancano situazioni patologiche in cui i livelli di PEA si riducono in modo drammatico. Ciò avviene, ad esempio, nel fluido sinoviale di pazienti con artrosi o artrite reumatoide, nei quali i livelli di PEA rispetto ai soggetti senza patologie articolare sono circa mille volte più bassi (Ri-chardson et al 2008).

Le alterazioni dei livelli di PEA nelle condizioni accompagnate da processi infiammatori suggeriscono che l’apporto esogeno della molecola possa favorire/accelerare il processo di risoluzione dell’infiammazione e il ripristino dell’omeostasi tissutale.

Ruolo della PEA esogena La somiglianza chimica della PEA con l’endocannabinoide ananda-mide (Devane et al 1992) e le evidenze sulle interazioni tra PEA e il sistema degli endocannabinoidi (Jonsson et al 2001; Petrosino et al 2010; Skaper e Di Marzo 2012) hanno favorito la realizzazione di una serie di studi far-macologici i cui risultati hanno confermato l’efficacia della PEA nella pro-mozione dei processi di risoluzione dell’infiammazione nelle condizioni sperimentali caratterizzate da un elevato coinvolgimento delle cellule ma-stocitarie (Mazzari et al 1996). Crescenti evidenze indicano infatti come la somministrazione esogena della PEA abbia un ruolo chiave nel promuovere i processi di risoluzione dell’infiammazione, con conseguente riduzione del dolore.Ad esempio, è stato riportato che la somministrazione sistemica di dosaggi compresi tra 0.1 e 10 mg/kg inibisce, in modo dose-dipendente, l’extravasazione plasmatica indotta da sostanza P o da anafilassi cutanea passiva (Aloe et al 1993; Mazzari et al 1996), lo sviluppo di edema tissutale e/o l’aumento di mediatori pro-infiammatori conseguenti all’applicazione cutanea o sottocutanea di sostanze come la carragenina, il destrano, la formalina e l’1-Fluoro-2,4-dinitrobenzene etc. (Mazzari et al 1996; Cali-gnano et al 1998; Conti et al 2002; Costa et al 2002; LoVerme et al 2005; D’Agostino et al 2009; Petrosino et al 2010).

Effetti antinfiammatori e antidolorifici della PEA sono anche stati descritti in condizioni caratterizzate da infiammazione neurogenica e dolore pelvico (Jaggar et al 1998; Farquhar-Smith et al 2001; Capasso et al 2001; Farquhar-Smith et al 2002; Haller et al 2006; Pessina et al 2014; Borrelli et al 2015). È importante sottolineare che, a differenza dei farmaci antinfiammatori, la PEA preserva l’effetto analgesico e antinfiammatorio anche in caso di dolore cronico e/o neuropatico (Jaggar et al 1998; Capasso et al 2001; Costa et al 2008; De Filippis et al 2010; De Filippis et al 2011; Luongo et al 2013; Bettoni et al 2013; Di Cesare Mannelli et al 2013).

Oltre ai processi periferici, la PEA è in grado di contenere i processi di neuroinfiammazione che coinvolgono il sistema nervoso centrale (CNS) nei casi di malattie neurodegenerative, psichiatriche e in seguito a traumi.
Processi di neuroinfiammazione sono anche presenti nelle condizioni in cui la persistenza di stimoli neurogenici periferici, come avviene ad esempio nel dolore pelvico cronico, stimoli l’insorgenza di alterazioni centrali. La microglia, insieme ai mastociti cerebrali e periferici, fa parte delle cellule immunitarie che pilotano i processi di neuroinfiammazione centrale.

PEA, sinergia con molecole naturali con proprietà antiossidanti Tra le molecole che le cellule immunitarie secernono nei tessuti nel corso dei processi infiammatori, gli agenti ossidanti svolgono un ruolo importante nell’immunità innata. Tuttavia, le specie ossidanti producono nei tessuti infiammati una grande varietà di effetti dannosi, la cui intensità concorre a originare fenomeni patologici e ampliare la risposta infiammatoria. Il danno tissutale si determina in seguito agli effetti delle specie molecolari dotate di notevole reattività, derivate dall’ossigeno e dall’azoto, su proteine, lipidi e acidi nucleici. In condizioni caratterizzate da low grade inflammation, l’utilizzo di prodotti in grado di minimizzare gli esiti tossici delle specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto possono concorrere al ripristino dell’omeostasi tissutale. Tra le molecole naturali in grado di contrastare i processi di perossidazione ci sono diversi flavonoidi, come la luteolina e la polidatina.La luteolina è un flavone normalmente presente in forma glicosilata in alimenti comunemente presenti nella dieta come il sedano, le carote, l’insalata, gli spinaci, la cipolla, l’origano, il rosmarino, il pepe verde, la camomilla, l’olio d’oliva, e in piante come il caprifoglio, il Chrysanthemum morifolium, la bardana (Ferracane et al 2009; Miean e Mohamed 2001; Chen et al 2007; López-Lázaro 2009). E’ stato dimostrato che la luteolina ha numerosi effetti biologici: fra questi, l’effetto protettivo sui processi ossidativi che coinvolgono il DNA in presenza di radicali liberi (Romanová et al 2001; Ghanta et al 2007) e gli effetti anti-infiammatori e anti-ossidanti (Harris et al 2006). La luteolina si colloca tra i più potenti ed efficaci polifenoli in grado di inibire la produzione di citochine proinfiammatorie e di monossido nitrico indotti dalla endotossina lipopolissaccaride (Xagorari et al 2001; Riachi e De Maria 2015). La polidatina (3,5,4′-diidrossistilbene-3-O-β-D-glucopiranoside) è un glucoside del resveratrolo in cui il gruppo glicosidico è legato in posizione C-3 in sostituzione di un gruppo ossidrilico. È la forma predominante in cui il resveratrolo è presente in natura. È stato suggerito che il glucoside possa essere idrolizzato a resveratrolo già nel duodeno o nel colon (Meng et al 2004); in alternativa, si pensa che il piceide possa essere assimilato come tale ed essere successivamente idrolizzato a livello degli enterociti (Henry-Vitrac et al 2006).

Le proprietà biologiche della polidatina sono state dimo-strate in molti studi e includono attività antiossidanti, antinfiammatorie (Du et al 2009; Kerem et al 2006 ), e neuroprotettive (Li et al 2012; Li et al 2014; Du et al 2013).Le proprietà farmacodinamiche della PEA e quelle dei flavonoidi luteolina e polidatina appaiono complementari, suggerendo che, se somministrati in combinazione, possano contrastare i due principali cospiratori delle malattie croniche: low grade inflammation e stress ossidativo. A conferma di questa ipotesi, molti studi hanno dimostrato che il trattamento congiunto della PEA più polidatina o più luteolina, ha un effetto superiore rispetto alle molecole usate singolarmente (Impellizzeri et al 2013; Crupi et al 2013; Lo Monte et al 2013). È stato anche dimostrato che le proprietà farmacologiche delle molecole PEA+luteolina (PEA_Lut) e PEA+polidatina (PEA_Pol) diventano sinergiche quando PEA e flavoni vengono sottoposti simultaneamente al processo di micronizzazione con tecnica jet mill nel rapporto in massa di 10:1.

La PEA è scarsamente solubile in mezzi acquosi e difficile da formulare utilizzando approcci tradizionali. Le forme micronizzata e ultramicronizzata presentano una ridotta dimensione particellare rispetto alla molecola nativa e maggiore biodisponibilità. Inoltre, l’associazione con i flavoni stabilizza le due molecole e ne potenzia le attività farmacologiche (Impellizzeri et al 2014). La PEA, opportunamente formulata nelle forme micronizza e ultra micronizzata (PEA-um), o co-ultramicronizzata insieme a molecole con proprietà antiossidanti quali polidatina e luteolina, è in grado di ridurre la neuroinfiammazione. Agisce, infatti, sulla microglia, oltre che sui mastociti, riducendone l’attivazione e limitando il rilascio di mediatori pro-infiammatori nei tessuti cerebrali coinvolti.

Per esempio, il trattamento con PEA riduce significativamente il volume d’infarto di animali sottoposti a occlusione transitoria dell’arteria cerebrale media: un effetto che, oltre a essere correlato a un ridotto deficit neurologico, è associato a una riduzione dei marker pro-infiammatori (en-zima iNOS, fattore di trascrizione NFkB, etc) e di morte cellulare (Schoma-cher et al 2008; Garg et al 2010; Ahmad et al 2012a). Nel modello di ischemia cerebrale, come nei modelli di trauma spi-nale o cranico, la PEA riduce l’infiltrazione di cellule immunitarie, in parti-colare di mastociti, e l’attivazione gliale nel midollo spinale e nell’encefalo (Genovese et al 2008; Esposito et al 2011; Ahmad et al 2012a; Ahmad et al 2012b; Paterniti et al 2013).

Nei modelli sperimentali di malattia di Alzheimer la PEA riduce la neurotossicità indotta da beta amiloide
(Aβ): anche in queste condizioni l’effetto è associato a una significativa riduzione di molteplici marcatori pro-infiammatori (iNOS, IL-1β e TNF-α; protein chinasi pJNK e pp38MAPk; fattore trascrizionale NFkB etc) (Scuderi et al 2011; Scuderi et al 2012; Scu-deri e Steardo 2013). In vivo la PEA previene i deficit mnemonici indotti dal frammento amiloideo (D’Agostino et al 2012). A conferma dell’effetto protettivo della PEA nella malattia di Alzheimer è l’evidenza dell’inibizio-ne dell’enzima butirrilcolinesterasi, che inattiva l’acetilcolina, presente an-che nelle cellule gliali, da parte della PEA (Romani et al 2011).

Una ridotta neuroinfiammazione è evidente nei modelli di sclerosi multipla (Baker et al 2000; Baker et al 2001; Loría et al 2008; Rahimi et al 2015) e morbo di Parkinson (Esposito et al 2012). In entrambe le condizio-ni, l’effetto è accompagnato da un miglioramento dell’attività motoria e, nei modelli di sclerosi multipla, da una ridotta spasticità. Imputabile a un controllo sulla produzione di citochine e fattori neurotrofici è anche l’ef-fetto antidepressivo e ansiolitico della PEA recentemente riportato (Yu et al 2011; Crupi et al 2013).La capacità della PEA di modulare sia l’attivazione mastocitaria, periferica e centrale, che microgliale, spinale e sovraspinale, rende la moleco-la efficace nelle diverse condizioni patologiche accomunate dalla presenza di processi infiammatori periferici, disfunzioni di tipo neuroimmunitario o neuroinfiammazione del SNC, eventi tutti associati a un’iperattivazione di mastociti periferici e/o centrali e/o un’attivazione microgliale (Skaper e Facci 2012; Skaper e Di Marzo 2013).

PEA ultramicronizzata (PEA-um): evidenze di efficacia Le caratteristiche farmacologiche della PEA e i risultati pre-clinici hanno stimolato una serie di studi clinici che hanno impiegato la PEA nelle forme micronizzata e ultra micronizzata e che si sono focalizzati prevalentemente su condizioni patologiche associate a neuroinfiammazione e dolore cronico e/o neuropatico (Skaper et al 2014; Freitag e Miller 2014). In particolare, uno studio multicentrico in doppio cieco, randomiz-zato, controllato con 2 dosi di PEA vs placebo ha evidenziato l’effetto anal-gesico dose–dipendente della PEA micronizzata (PEA-m) in pazienti affetti da lombosciatalgia di origine compressiva (Guida et al 2010). Nelle stesse condizioni, la terapia con PEA-m ha consentito una notevole riduzione dell’uso di FANS, suggerendo la possibilità di un uso contemporaneo, an-che al fine di ridurre l’uso dei FANS i quali, se assunti per lunghi periodi, possono indurre importanti effetti collaterali (Canteri et al 2010).

I risultati ottenuti in pazienti con lombosciatalgia sono stati confer-mati su un ampio numero di pazienti con dolore cronico associato a diver-se condizioni patologiche, come la radicolopatia, l’artrosi, la sindrome da fallimento chirurgico spinale, la neuropatia post erpetica, la neuropatia diabetica e il dolore oncologico (Gatti et al 2012; Marini et al 2012).Questi ultimi dati, ottenuti con PEA-ultramicronizzata (PEA-um), hanno mostrato che l’effetto farmacologico non è dipendente dall’ezio-logia del dolore, suggerendo un meccanismo d’azione della molecola su eventi comuni alle varie condizioni dolorose (Gatti et al 2012; Marini et al 2012).

In particolare, il ruolo principe di PEA è agire riducendo l’iperattiva-zione mastocitaria e microgliale che sottende condizioni infiammatorie e algogene molto diverse.
In linea con questa ipotesi, l’effetto analgesico della PEA-m e/o PEA-um è stato descritto nella neuralgia del nervo pudendo di origine com-pressiva (Calabrò et al 2010), nel dolore pelvico cronico associato all’en-dometriosi (Indraccolo et al 2010; Murina et al 2013; Lo Monte et al 2012; Giugliano et al 2013), in pazienti affetti da sindrome del tunnel carpale (STC). Nella STC, il miglioramento del dolore indotto da PEA-m è associa-to al miglioramento del tempo sia della latenza motoria distale che del-la velocità di conduzione sensoriale (Conigliaro et al 2011).

La capacità della PEA-m di normalizzare l’attività elettrofisiologica neuronale emerge anche da uno studio di recente pubblicazione, in cui si sottolinea come l’effetto della PEA non sia esclusivamente di tipo sintomatico (Truini et al 2011). Infine, l’associazione della PEA-um con farmaci standard per il dolo-re neuropatico, quali pregabalin e oxycodone, ha permesso di evidenzia-re effetti farmacologici analgesici con dosi molto basse di questi farmaci, suggerendo un effetto additivo o sinergico tra i farmaci per il dolore neu-ropatico, che agiscono sulle cellule neuronali, e la PEA, che agisce preva-lentemente su cellule non neuronali (Desio 2010; Desio 2011).

Menopausa e low grade inflammation L’infiammazione e la neuroinfiammazione sono processi fisiolo-gici finalizzati a riparare i danni tissutali conseguenti a stimoli nocivi. Gli stati infiammatori persistenti, tuttavia, anche se di lieve entità, possono avere conseguenze avverse per l’organismo. Molti studi recenti riportano che uno stato di infiammazione di basso grado (“low-grade inflammation”) si sviluppa con l’avanzare dell’età. Si tratta di un aumento cronico, sistemico, sebbene spesso non imponente, dei livelli di mediatori pro-infiammatori come TNF-α, IL-1, IL-6, etc. (Stowe et al 2010). Questo aumento, osservato con l’invecchiamento in persone di entrambi i sessi, rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di fragilità, disabilità funzionali, malattie metaboliche, eventi cardiova-scolari, malattie neurodegenerative. I cambiamenti età-dipendenti nel sistema immunitario coinvol-gono non solo le cellule residenti nei tessuti periferici, in primis i ma-stociti, sensori dell’equilibrio omeostatico dei tessuti e orchestratori dei processi infiammatori, ma anche cellule immunocompetenti del sistema nervoso centrale, come la microglia.I mastociti e la microglia cambiano, con l’età, la propria reatti-vità. I mastociti negli anziani mostrano un’aumentata sensibilità ver-so i mediatori infiammatori rispetto ai giovani e, di conseguenza, un aumentato stato di degranulazione (Nguyen et al 2005; Grizzi et al 2013).Inoltre, in tessuti come la cute e nei nervi periferici, la densità mastocitaria aumenta con l’età, predisponendo questi tessuti a una maggiore reattività (Ceballos et al 1999; Luo et al 2002; Gunin et al 2011). Anche la microglia modifica con l’età le proprie capacità ricet-tive e reattive (Eggen et al 2013).

Nell’invecchiamento, la microglia è presente prevalentemente come fenotipo attivato (microglia primed o iper-attivata). La risposta della microglia primed a uno stimolo è più intensa, ossia vengono prodotti livelli più alti di citochine pro-infiam-matorie. L’iper-produzione dura per molto tempo. Negli anziani l’alterata reattività dei mastociti e della microglia e il loro cross-talk, diretto o mediato dai neuroni somatosensoriali, promuove i fenomeni dilow grade inflammation, la cui persistenza determina uno stato di infiammazione non finalizzata e non risolutri-ce (“non resolving inflammation”). È la low grade non resolving inflammationche accompagna e influenza la progressione delle malattie croniche ricorrenti nell’anzia-no e frequentemente in comorbilità con il dolore cronico (Michaud et al 2013; Morrissey et al 2014; Berghella et al 2014). Nelle donne la low grade non resolving inflammation è esacer-bata dal declino delle funzioni ovariche e dall’insorgenza della me-nopausa, che contribuiscono significativamente alla disregolazione delle cellule immunitarie (Abu-Taha 2009). Poiché l’aspettativa di vita media nei Paesi occidentali è superiore agli 80 anni, le donne spendo-

Conclusioni Gli studi clinici dimostrano la capacità della PEA, nelle forme micro-nizzata e ultramicronizzata, di contrastare la sintomatologia dolorosa e/o le alterazioni elettrofisiologiche presenti in diverse patologiche che coin-volgono il sistema nervoso periferico e/o centrale e che sono sostenute da un’eccessiva attivazione mastocitaria, quasi sempre associata a quella microgliale. Gli studi hanno anche confermano l’ottima tollerabilità dei prodotti contenenti PEA-m e PEA-um, anche quando somministrati in associazione a farmaci antinfiammatori e analgesici/ anticonvulsivanti. Questi risultati suggeriscono l’uso della PEA nelle forme micronizza-ta e ultramicronizzata come strumento terapeutico innovativo Per questo le possibili implicazioni delle variazioni ormonali sulle malattie croniche è particolarmente rilevante per la salute pubblica. La low grade non resolving inflammation in menopausa ha un impatto negativo su diversi organi e sistemi, in particolare sul sistema cardiovascolare, sul metabolismo osseo e sul tessuto adiposo (Pfeil-schifter et al 2002).

La prevalenza delle malattie cardiovascolari e i fat-tori di rischio come l’ipertensione aumentano rapidamente con l’in-sorgenza della menopausa e continuano ad aumentare nel periodo successivo (Stevenson 2011; Lima et al 2012). La perdita di densità ossea nelle donne in menopausa è più ra-pida rispetto agli uomini della stessa età, ed è causa di un aumento della fragilità ossea e di incremento del rischio di fratture (Lane et al 2006). L’osteoartrite, una delle principali cause di disabilità nelle per-sone anziane, è più frequente nelle donne con menopausa rispetto agli uomini della stessa età (Neogi e Zhang 2013). La sarcopenia è più precoce, marcata e invalidante rispetto agli uomini (Beaudart et al 2014).Le donne in menopausa hanno un rischio doppio di sviluppare il diabete mellito di tipo 2 rispetto alle coetanee non in menopausa (Carr 2003). Più del 60% delle donne anziane manifesta disordini mul-tipli che includono ipertensione, osteoartrite, diabete e osteoporosi (van Dijk et al 2015).La coesistenza di tutte queste condizioni, pilotate da processi infiammatori e neuroinfiammatori di basso grado, aumenta il rischio di morte o di invalidità, la scarsa qualità della vita e l’insorgenza di eventi avversi indotti dai farmaci

.La palmitoiletanolamide nelle forme micronizzata e ultra mi-cronizzata, aiuta a ridurre l’infiammazione di basso grado. Rappre-senta un approccio innovativo per limitare la progressione delle patologie croniche associate alla menopausa e il dolore ad esse associato. Con l’obiettivo di aumentare l’aspettativa di salute, obiettivo principe della longevità.

I prodotti a base di PEA-m e PEA-um presentano un profilo farma-cologico e clinico di particolare interesse per le donne in postmenopausa: soggetti che, più di tutti, necessitano di una farmacologia di modulazione finalizzata alla prevenzione e/o alla normalizzazione delle alterazioni che coinvolgono l’equilibrio tra i sistemi neuronale ed immunitario."

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