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Domanda Validità e studi sull'omeopatia
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Molto più che effetto placebo: l’omeopatia sconfigge il cancro -WDDTY Vol.22, 12 marzo 2012
I medici lo chiamano “l’apoteosi del nonsenso”, i professori prendono in giro il governo e le autorità al fine di far cessare la sua somministrazione nel Servizio di Salute Nazionale in UK –e già studi appositi del governo inglese stanno dimostrando che l’omeopatia potrebbe essere la miglior cura contro il cancro. Numerosi rimedi omeopatici sono tanto efficaci quanto potenti chemioterapici, secondo studi clinici, e centinaia di casi di tumori sono stati sconfitti dalla sola omeopatia.
Lo straordinario successo dei rimedi omeopatici –che sono diluiti centinaia di volte- contro il più forte dei nemici è stato dimostrato ogni giorno da numerose cliniche omeopatiche a Calcutta in India.
In una revisione del lavoro della Fondazione di Ricerca Omeopatica Prasanta Benerji, 21888 pazienti con tumore maligno sono stati trattati solo con l’omeopatia –non hanno mai fatto né chemioterapia né radioterapia- tra il 1990 e il 2005. i risultati clinici dimostrano che i tumori sono regrediti completamente nel 19% dei casi -4158-, stabilizzati o migliorati nel 21% (4596) dei pazienti. Coloro i quali i tumori si erano stabilizzati, sono stati seguiti tra i 2 e i 10 anni seguenti per monitorare i miglioramenti (Banerji, 2008).
Questo suggerisce che i rimedi omeopatici da soli hanno sconfitto, o certamente stabilizzato, il 40% dei tumori, una velocità di efficacia che si scontra con i migliori risultati della medicina convenzionale, e senza gli effetti debilitanti della chemioterapia e della radioterapia.
La Fondazione di Terapia Omeopatica –il Protocollo Banerji- è stato autonomamente testato sottostando alle condizioni di laboratorio, e due dei rimedi utilizzati, Carcinosin e Phytolacca, sono stati definiti effettivamente efficaci contro le cellule del tumore al seno come il medicinale chemioterapico Taxol (Int J Oncol, 2010; 36: 395-403).
Tutti i rimedi impiegati dalla Fondazione sono disponibili nei negozi, e Ruta 6 è uno di quelli regolarmente prescritti. Il Protocollo regola l’utilizzo da parte della Fondazione di macchine di screening con tecnologia avanzata e la mescolanza dei rimedi –due pratiche che sono contrarie all’etica dell’Omeopatia classica che mira a prescrivere dei rimedi precisi rispetto al profilo mentale/fisico del paziente.
Un’altra clinica in Calcutta –l’Advanced Health-care Centre- rivendica livelli simili di successo con i pazienti malati di cancro, che sebbene ben documentati, sono stati oggetto dello stesso controllo scientifico della Fondazione Prasanta Banerji.
Importante
Il lavoro alla Fondazione Banerji venne portata all’attenzione dell’Occidente per la prima volta nel 1995 quando il dott. Prasanta Banerji e suo figlio, dott. Pratip Banerji, presentò uno studio alla 5° Conferenza Internazionale della Ricerca contro il cancro di 16 casi di tumore al cervello che erano regrediti, utilizzando i soli rimedi omeopatici. A quel tempo, avevano testato rimedi omeopatici su pazienti malati di cancro dal 1992 nella loro Fondazione, e dicono di trattare oggi 120 pazienti malati di cancro ogni giorno.
Il dott. Sen Pathak, professore di biologia cellulare e genetica alla University of Texas MD Anderson Cancer Center (MDACC) a Houston, incontrò i Banerji e, insieme, fecero un esperimento per testare due rimedi omeopatici, Ruta 6 e Calcarea Phosphorica 3X, su 15 pazienti con tumore al cervello. Sei dei sette pazienti con glioma –un tipo di cancro al cervello- ebbero una completa regressione. In uno studio associato di laboratorio in vitro, gli scienziati notarono che i rimedi inducevano attraverso dei segnali le cellule tumorali alla morte (Int J Oncol, 2003; 23: 975-82).
Il risultato è stupefacente. Il Glioma è considerato incurabile; su 10.00 persone a cui viene diagnosticato in US, solo la metà circa è viva l’anno dopo, appena il 25% due anni dopo (The Washington Post, 20 marzo 2008).
Gli scienziati del MDACC erano così impressionati dai risultati che cominciarono a somministrare rimedi omeopatici come parte dei trattamenti contro il cancro.
Nel 1999, l’Istituto Nazionale contro il Cancro in US (NCI) testò indipendentemente il Protocollo Banerji su 10 pazienti malati di diversi tipi di cancro. In quattro casi di cancro al polmone o all’esofago, le ricerche dell’NCI confermarono che c’era stata una parziale risposta ai rimedi omeopatici. Nessuno dei pazienti aveva ricevuto prima una cura convenzionale contro il cancro.
L’NCI concluse che era una prova evidente della sua efficacia per supportare la ricerca all’interno del Protocollo, una decisione storica che decretò per la prima volta che un ufficio di salute ufficiale in US operava con una terapia alternativa per la cura del cancro (Oncol Rep, 2008; 20: 69-74).
Nel laboratorio
Per comprendere il meccanismo che opera nelle cellule cancerogeniche quando sono somministrati i rimedi omeopatici, otto scienziati di MDACC testarono quattro rimedi –Carcinosin 30C, Conium Macula-tum 3C, Phytolacca Decandra 200C e Thuja Occidentalis 30C- su due discendenze cellulari di cancro al seno. Circa 5000 cellule furono esposte ai rimedi e a del placebo –il solvente senza gli ingredienti attivi dei rimedi- per un periodo di tempo compreso tra uno e quattro giorni. L’esperimento fu ripetuto tre volte.
Due dei rimedi –Carcinosin e Phytolacca- ebbero successo per l’80%, dimostrando che causano apoptosi, o morte cellulare. A confronto, il solvente placebo ebbe successo solo sul 30% dei casi, dimostrando, così, che l’effetto era più del doppio rispetto al placebo.
Inoltre, l’effetto era più forte con le alte diluizioni –che nel controverso mondo della medicina omeopatica, significa più efficace- e per più lunghi periodi di esposizione.
I rimedi scatenarono una “cascata apoptosica” che interferiva con il ciclo della normale crescita delle cellule tumorali e, per di più, i ricercatori scoprirono che le cellule sane sopravvissute erano illese. In altre parole, i rimedi individuavano solo le cellule tumorali, invece i farmaci della chemioterapia attaccano tutte le cellule in crescita. Così, affermano i ricercatori, l’effetto di Carcinosin e Phytolacca era più efficace che Taxol (paclitaxel), il più comune medicinale chemioterapico prescritto per il tumore al seno (Int J Oncol, 2010; 36: 395-403).
L’importanza di Ruta
Sebbene Carcinosin e Phytolacca hanno risposto con successo in laboratorio, molti pazienti della Fondazione assumono Ruta 6 –e con uno straordinario successo, secondo un sondaggio, su 127 pazienti americani con tumore al cervello, metà dei quali di IV grado, lo stadio terminale prima della morte.
I tumori erano completamente scomparsi, secondo la risonanza magnetica (MRI), nei 18 pazienti che stavano prendendo solo Ruta e non eseguivano trattamenti convenzionali. Altri nove pazienti presentavano significative regressioni. Il tumore era stabile in circa la metà dei pazienti monitorati, ma era cresciuto in circa 27. In generale, circa il 79% dei pazienti sopravvissuti malati di tumore dicono di aver ricevuto alcuni o numerosi benefici da Ruta.
In uno studio recente della Fondazione tra i pazienti che hanno assunto Ruta accanto alla chemioterapia convenzionale per tumori al cervello, 72% ha ottenuto alcuni o grandi benefici da Ruta e chemioterapia combinate, dimostrando che Ruta da sola è più efficace –o a volte con ha la stessa efficacia- rispetto al medicinale, e senza i suoi effetti collaterali (health.groups.yahoo.com/group/Ruta6).
In uno altro studio di casi di tumore al cervello -148 pazienti con Glioma maligno e 144 con Meningioma -trattati alla Fondazione tra il 1996 e il 2001, 91 dei pazienti trattati solo con Ruta e Calcphos hanno avuto un aumento dell’aspettativa di vita di 92 mesi, invece 11 trattati convenzionalmente, e che hanno utilizzato l’omeopatia come complemento, sono sopravvissuti 20 mesi. Inoltre, il 7% dei pazienti, trattati con la sola Omeopatia, ebbero una guarigione completa, il 60% migliorarono, il 22 % stabili -né miglioramenti né peggioramenti- e l’11% videro il loro cancro peggiorare, o morirono (Fondazione di Ricerca Omeopatica Prasanta Banerji, www.pbhrfindia.org ).
Altri casi clinici
C’è una seconda Clinica omeopatica a Calcutta che è, in maniera confusionale, diretta dai Banerji –Parimal e suo figlio Paramesh. La clinica, Advanced Homeopathic Haelth-care Centre, non ha attirato lo stesso interesse in Occidente. Sebbene le sue affermazioni sembrano essere ugualmente significative, non sono state verificate indipendentemente.
Il nonno di Paramesh, dott. Pareshnath Banerji, aprì una Clinica omeopatica in India nel 1918 e il suo lavoro fu portato avanti dal figlio, Parimal, che adottò l’Omeopatia classica con un nuovo approccio che chiamò “Omeopatia Avanzata”.
Con questo metodo, l’impiego di rimedi omeopatici è lo stesso di un medico convenzionale che utilizza con i medicinali, trattando un sintomo alla volta; per esempio, un paziente malato di cancro con un dolore vuole essere trattato prima di tutto per il suo dolore. Parimal dice che l’approccio è scientifico, basato su circa 14 milioni di cure effettuate nelle generazioni passate della sua famiglia, con risultati che potrebbero essere ripetuti da qualsiasi medico con esperienza.
Le affermazioni che i Banerji fanno per l’Omeopatia Avanzata sono straordinarie. Dicono che il 95% dei pazienti non necessitano di ricorrere alla chirurgia, neanche per i casi più gravi, compresi i tumori. Sebbene il Centro non avesse intrapreso una strada nota, i suoi casi di studio delineano un quadro impressionante.
Una donna di 65 anni con un tumore pancreatico, che era troppo esteso per essere rimosso e che rifiutava tutti gli altri trattamenti convenzionali, era viva due anni dopo aver cominciato la cura di Omeopatia Avanzata.
Un uomo di 35 anni aveva un polpo maligno al naso tanto esteso da aver completamente occluso la narice sinistra. Inizialmente, ebbe la rimozione del polipo chirurgicamente, che ricresceva ogni volta. Ma, dal 2007, non ha avuto più interventi chirurgici perché si è affidato completamente all’Omeopatia Avanzata e il tumore non è più ricresciuto.
Un ragazzo di 14 anni aveva un Glioma avanzato che premeva contro il bulbo oculare. Il suo solo trattamento era l’Omeopatia Avanzata, e, dice il Centro, nel giro di un anno, tutti i suoi sintomi sparirono; il ragazzo era passato da uno stato comatoso ad una piena attività fisica.
Un uomo di 24 anni con un tumore al cervello estesosi fino alla spina dorsale –che non poteva essere trattato convenzionalmente per un rischio di paralisi- fu trattato con l’Omeopatia Avanzata. Secondo la risonanza magnetica, il tumore smise di crescere, e il paziente fu capace di vivere la sua vita, libero dai sintomi.
Altre ricerche
Fuori dall’India, la ricerca sugli effetti dell’omeopatia sul cancro è molto limitata, prima di tutto perché il suo effetto non è considerato migliore rispetto all’effetto placebo e perché il trattamento omeopatico è ritenuto contrario all’etica tradizionale. Per questo, in Occidente molti studi vedono l’omeopatia come una terapia palliativa che aiuta i pazienti coadiuvata al rigore della chemioterapia e radioterapia.
In uno studio, 100 donne con tumore al seno fecero un consulto di un’ora con un omeopata al quale chiedevano aiuto per curare tre sintomi selezionati da quelle donne che avevano ricevuto trattamenti convenzionali. Le 67 pazienti che completarono il trattamento omeopatico e due controlli mostrarono un “significativo miglioramento” per le vampate, la stanchezza, l’ansia e la depressione, sebbene i rimedi non alleviarono i dolori (Palliative Med, 2002; 16: 227-33).
In un altro studio su donne con cancro al seno, il rimedio omeopatico Verum fu testato accanto a del placebo per le vampate conseguenza dell’assunzione di Tamoxifene. In questo esperimento, a 26 donne fu somministrato Verum, 30 assunsero Verum e del placebo e 27 solo del placebo. Sia la combinazione che il singolo rimedio riportarono miglioramenti nei sintomi rispetto al gruppo che aveva assunto del placebo (J Alter Complement Med, 2005; 11: 21-7).
L’omeopatia aiutò inoltre ad alleviare gli effetti della radioterapia in un gruppo di 32 donne con un cancro al seno. L’iperpigmentazione –o lo scurirsi della pelle- dopo la radioterapia fu ridotto nel gruppo che assumeva rimedi omeopatici rispetto a 29 casi che non avevano ricevuto gli stessi trattamenti e, con essa, anche gli effetti collaterali furono ridotti (Br Homeopath J, 2000; 89: 8-12).
Il rimedio omeopatico Traumeel, per problemi cutanei e muscolari, è stato testato con successo in numerosi casi. In uno, fu somministrato a 15 pazienti (compresi tra i 3 e i 25 anni), che avevano subito un trapianto ci cellule staminali per via di un tumore, per trattare stomatiti (afte della bocca). Paragonato al placebo, che fu somministrato a 15 pazienti, Traumeel “può ridurre significativamente” la gravità e la durata delle stomatiti (Cancer, 2001; 92: 684-90). In un secondo studio, Traumeel fu testato su 20 pazienti con cancri di vario genere, di nuovo per il trattamento di stomatiti. Ridusse la durata dei sintomi in soli sei giorni, paragonati ai 13 del gruppo trattato con del placebo (Biomed Ther, 1998; 16: 261-5).
I singoli rimedi omeopatici aiutarono un gruppo di 45 donne trattate per cancro al seno. L’omeopatia fu prescritta per trattare i sintomi conseguenti ad una carenza estrogenica; la durata delle vampate e di altri sintomi –ad eccezione dei dolori articolari- si ridusse, mentre in generale la qualità della vita e lo stato di salute migliorarono (Hoemopathy, 2003; 92: 131-4). Un altro gruppo di donne trattate per cancro al seno, anche con Tamoxifen, riportarono un miglioramento nell’intensità e nella frequenza delle vampate (Homeopathy, 2002; 91: 75-9).
Il buco nero
L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è recentemente unita al coro che in Occidente sostiene che l’omeopatia non sia niente di più che l’effetto placebo. Sostenendo la campagna di Voice of Young Science Network, che sta lottando per bandire la promozione dell’omeopatia, la OMS afferma che l’omeopatia non è una cura per il virus dell’immunodeficienza (HIV), per la tubercolosi e la malaria.
Assecondando l’affermazione della OMS, il dott. Robert Hagan, un membro della Voice of Young Science Network, ha commentato: “abbiamo bisogno in tutto il mondo di governi che riconoscano i pericoli nella promozione dell’omeopatia per il trattamento di malattie mortali” (BBC News, 20 Agosto 2009; news.bbc.co.uk/2/hi/8211925.stm).
Per ora, l’omeopatia è impiegata solo in India. In questa cultura l’omeopatia è accettata come un’autentica terapia medica ed è governata da leggi che assicurano che gli omeopati siano adeguatamente preparati e registrati.
È preoccupante perché rilevanti studi medici –supportati dal governo US e da acclamate accademie americane- non siano riconosciuti, lasciando da parte discussioni inutili, in Occidente. Sicuramente, il cancro è una minaccia così grave che ogni strada percorribile dovrebbe essere intrapresa con un’apertura mentale, senza limitare tutto a medicinali o a ristrette cerchie accademiche. La medicina convenzionale non offre nessuna soluzione effettivamente curativa e, inoltre, blocca tutto ciò che potrebbe costituirne una, soprattutto quello che appare per la loro scienza “impossibile” e “senza senso” come l’omeopatia.
Bryan Hubbard
Scheda sintetica A: L’Omeopatia in India
Mahatma Gandhi, padre dell’India moderna, descrisse l’Omeopatia come “un metodo perfezionato di trattare pazienti economicamente e senza violenza. Il Governo dovrebbe incoraggiarlo e sostenerlo nel nostro Paese”.
E così fece. Nel 1960, il Maharashtra Act –noto anche come l’Atto di Bombay- creò una corte di esaminatori, che si occupava dell’insegnamento dell’omeopatia e della creazione di scuole per farlo, e una regolamentazione sull’omeopatia, che regolava e autorizzava il lavoro dei medici.
Nove anni dopo, un nuovo atto fu varato, creava un consiglio centrale per regolamentare l’Omeopatia e l’Ayurveda, sistema tradizionale della medicina indiana. Nel 1973, l’Atto del Consiglio Centrale dell’Omeopatia fu varato, standardizzava l’insegnamento dell’Omeopatia e autorizzava gli omeopati a lavorare nei differenti stati del Paese.
La legislazione formalizzava una ricca tradizione di Omeopatia in India che era cominciata nel 1839,quando il dott. John Martin Honigberger, rumeno, curò con successo il Maharaja di Punjab da una paralisi alle corde vocali. Honigberger aveva ricevuto gli insegnamenti dal dott. Samuel Hahnemann, creatore dell’Omeopatia, e si convinse della sua efficacia quando si curò dalla malaria. Dopo aver curato il Maharaja, Honigberger si spostò a Calcutta, dove divenne noto come il “dottor colera” per aver trattato con successo la malattia con i rimedi omeopatici.
Nel 1867, il dott. Salzar da Vienna cominciò ad insegnare l’Omeopatia in India e due suoi studenti crearono la prima scuola di Omeopatia in India nel 1878.
Nonostante questo, dato che i governanti inglesi non erano simpatizzanti per l’Omeopatia, essa cominciò a fiorire solo dopo che il Paese ottenne l’indipendenza nel 1947.
Scheda sintetica B: Non solo acqua
Scienziati e medici sostengono che l’omeopatia sia inutile per via delle alte diluizioni di ingredienti attivi. Molti rimedi sono diluiti al di là del numero di Avogadro, che è la concentrazione finale nella quale le molecole delle sostanze originali possono esistere.
Ciascun rimedio omeopatico con una potenza di 12C –in altre parole, diluito 10-24 volte- o più supera il numero di Avogadro, indicando che non è diventato che acqua. Questo significa che ogni effetto dell’Omeopatia è dovuto all’effetto placebo, o al “sentirsi meglio”, dicono gli scettici.
Ma l’omeopatia attacca la scienza e la medicina convenzionale per il ruolo che essa riveste: sostiene che le alte diluizioni hanno grandi potenziali e perciò, più alte le diluizioni, più potenti i rimedi.
La scienza convenzionale non ha un modello per spiegare come lavora l’Omeopatia e, finora, le meta-analisi di 75 studi concludono che 67 dimostrano un efficacia reale al di là di quella dell’effetto placebo (Complement ther Med, 2007; 15: 128-38). I risultati sono stati dimostrati anche utilizzando tecnologie di misurazione altamente sofisticate, come:
Calorimetro, che misura la quantità di calore rilasciata da un campione (J Therm Anal Calorim, 2004; 75: 815-36);
Spettroscopio, che misura come una sostanza emette o assorbe radiazioni elettromagnetiche (Homeopathy, 2007; 96: 175-82) e
Termoluminescenza, che misura la quantità di luce prodotta da un campione quando riscaldato (Physica A, 2003; 323: 67-74).
La succussione –o una vigorosa agitazione- è importante quanto le alte diluizioni nella creazione dei rimedi. Uno studio ha anche misurato l’efficacia di due terapie altamente diluite, una sola delle quali aveva subito un processo di successione, e trovato le differenze tra le due (Biochim Biophys Acta, 2003; 1621: 253-60).
Scheda sintetica C: La nuova scienza dell’acqua
Per nulla scoraggiato dalle critiche pubbliche del compatriota Jacques Benveniste e la sua teoria nella quale sostiene che l’acqua abbia una memoria, il virologo premio Nobel Luc Montagnier aveva confermato che l’acqua trattiene effettivamente le frequenze, anche nelle diluizioni usate in Omeopatia.
Montagnier, che ricevette il Premio Nobel per aver scoperto un legame tra l’HIV e l’AIDS, aveva trovato che le soluzioni contenendo il DNA di virus e batteri “potrebbero emettere basse frequenze di onde radio”. Queste onde influenzano le molecole intorno , trasformandole in strutture organizzate. Trasformandosi, queste molecole emettono a loro volta delle onde.
Confermando quello che avevano detto gli omeopati per secoli, Montagnier aveva scoperto che queste onde che trasportavano l’informazione rimanevano nell’acqua anche dopo essere stata diluita, anche ai livelli regolarmente prescritti dall’Omeopatia (Interdiscip Sci, 2009; 1: 81-90).
Le scoperte di Montagnier riflettevano quelle dell’immunologo francese Benveniste, che spese gli ultimi 15 anni della sua vita indagando sull’acqua e sulla sua capacità di “ricordare” le sostanze, anche dopo essere stata diluita più volte.
Nonostante ciò, dopo aver ottenuto la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Nature (Nature, 1988; 333: 816-
Dissero che Benveniste era incapace di ripetere le scoperte che ispirarono il foglio originale, accusandolo effettivamente di essere un “ciarlatano” e, con questo, facendogli perdere la reputazione.
Scheda sintetica
L’Omeopatia e il Servizio Nazionale di Sanità in UK (NHS)L’NHS in UK spende circa 100 miliardi di sterline all’anno, e 4 milioni di questi per l’Omeopatia, soprattutto sovvenzionando i quattro ospedali omeopatici inglesi.
Anche se i sovvenzionamenti sono carenti, i medici continuano a chiedere la loro completa abolizione nel NHS. Gruppi di medici fanno pressione ai Primary Care Trust (PTCs) per interrompere i trattamenti omeopatici per i pazienti, mentre l’Associazione di Medicina Inglese (BMA) –il sindacato dei medici- ha fatto appello al Governo inglese per bandire categoricamente l’Omeopatia.
L’incontro dell’BMA –nel quale un medico descrive l’omeopatia come “l’apoteosi del nonsenso”- fa appello al governo per inserire i rimedi omeopatici sotto una speciale sottosezione del ‘Placebo’ (Mail Online, 2 Luglio 2010; www.dailymail.co.uk/health/article-12908...leading-doctors.html ).
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Clara ha scritto: Non funziona il linK?
a me funziona, comunque faccio copiaincolla, ecco
Molto più che effetto placebo: l’omeopatia sconfigge il cancro -WDDTY Vol.22, 12 marzo 2012
I medici lo chiamano “l’apoteosi del nonsenso”, i professori prendono in giro il governo e le autorità al fine di far cessare la sua somministrazione nel Servizio di Salute Nazionale in UK –e già studi appositi del governo inglese stanno dimostrando che l’omeopatia potrebbe essere la miglior cura contro il cancro. Numerosi rimedi omeopatici sono tanto efficaci quanto potenti chemioterapici, secondo studi clinici, e centinaia di casi di tumori sono stati sconfitti dalla sola omeopatia.
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inserisci il link dello studio qui: rationalwiki.org/wiki/List_of_Scientific...ficacy_of_Homeopathy
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worldofhomeopathy.wordpress.com/
ti va di tradurlo Pacio?
2 New Studies Demonstrate Significant Effectiveness of Homeopathy in Treatment and Palliation of Cancer
Posted on February 26, 2011 by cricjohnson
Two important studies have recently been published concerning the use of homeopathy in cancer – one demonstrating greater effectiveness in certain types of cancers than any treatment yet assessed by modern research methods. Both involved relatively large numbers of participants and together represent a significant step forward, as research data in this area has been limited.
The first study [1] looked at primary homeopathic treatment of cancer – meaning, treatment with the intent to cure without the use of conventional oncologic treatment. The second study [2] looked at the effect of homeopathy on the quality of life in cancer patients receiving concomitant conventional care. Both studies had very impressive results.
In fact, the results of the first study are far and away the most robust of any therapy (conventional or holistic) yet assessed in treatment of pancreatic, gallbladder, liver, and stomach cancers. If replicated in further studies the protocol would represent a true breakthrough in treatment of these intractable malignancies – greatly increasing the survival and quality of life of these patients.
Study 1
This was a non-randomized, observational trial conducted at the Critical Cancer Management Research Centre and Clinic located in Kolkata, India.
The findings were first presented at the 2009 American Society of Clinical Oncologists (ASCO) Annual Conference. ASCO is the world’s leading professional cancer organization. An abstract of the study was published in the Journal of Clinical Oncology.
Lead investigator Aradeep Chatterjee is an ASCO member and on staff at the Critical Cancer Management Research Centre and Clinic. Co-investigator Jaydip Biswas is also an ASCO member and is Director of the National Cancer Institute, Kolkata, India. Other investigators included researchers at the National Cancer Institute, Kolkata and the National Institute of Technology, Durgapur.
158 subjects participated, with the following distribution of cancer types – 42 stomach (gastric adenocarcinoma), 40 gallbladder (adenocarcinoma), 44 pancreas (adenocarcinoma) and 32 liver (hepatocellular carcinoma).
Inclusion criteria for participants were: 1) histopathalogic/cytopathologic confirmation of malignancy, 2) inoperable tumors, and 3) no prior chemotherapy or radiation therapy.
24.9% of subjects were diagnosed at stage III and 70.9% at stage IV – meaning, nearly all had locally advanced or metastatic disease.
The protocol involved the use of the homeopathic remedy Psorinum in a 6X potency. All subjects received this remedy daily along with supportive homeopathic and conventional care.
Examples of conventional supportive care include control of infection, pain, electrolyte balance, bleeding, etc. Homeopathic supportive care consisted of the use of homeopathic remedies prescribed on a pathological (as opposed to the more common patient-individualized) basis. Most remedies were in the 200C potency, with a few as mother tinctures. Examples include Baryta carbonicum 200C, Lycopodium 200C and Thuja occidentalis mother tincture.
The results were astonishing, with survival rates many times greater than that achieved with conventional treatment or any other type of rigorously assessed cancer care.
For instance, the 5 year survival rate of patients receiving conventional treatment for stage III and IV pancreatic adenocarcinoma, the most deadly of all common malignancies, is approximately 1-2% [3] [4]. In this study 38.6% survived 5 years.
Hepatocellular carcinoma (liver cancer) has a 1 year survival rate of 20% and a 3 year survival rate of 5% with conventional treatment [5]. Of the subjects receiving the Psorinum protocol 81% survived 1 year, and 59% survived 3 years. An astounding 43.75% survived 5 years.
38.1% of patients in the study having gastric adenocarcinoma survived 5 years, while conventional care achieves less than 20% 5 year survival [6].
Considering the study group as a whole, 33% of those with stage III disease had a complete tumor response – meaning, complete disappearance of all cancerous lesions (tumors) without disease progression or appearance of any new lesions. 41% had radiologic partial response – meaning, at least 30% shrinkage of tumors.
Among those with stage IV disease, 10.7% had complete, and 34% partial tumor response.
In addition to increased survival rates, quality of life was also significantly improved compared to standard care. 60% of those with stage III disease and 45% of those with stage IV reported that “the therapy was effective in reducing their cancer-related pain, cough, dyspnea, nausea and vomiting, fatigue, constipation and improving appetite and weakness.”
Further, “no adverse side effects were observed from the drug Psorinum. However, very few patients reported to have mild oral irritation and skin itching which were successfully controlled by supportive care.”
At the 2010 ASCO Annual Conference, Chatterjee and Biswas presented results of a similar trial – use of the same Psorinum protocol with 95 patients having inoperable lung cancer (non-small cell cancer of the lung – the most common type) [7] Outcomes in this trial were similar with a 5 year survival rate of 44%. This is compared to 16% with conventional treatment [8]. Again, the abstract was published in the Journal of Clinical Oncology. The full study is not yet published.
One more trial, [9] using the same Psorinum protocol in treatment of advanced esophageal carcinoma was published in the Proceedings of the 2011 ASCO Annual Conference and later presented at the 2012 ASCO Gastrointestinal Cancers Symposium. [here] Of 65 participants, 17% had full and 31% had partial tumor responses. 68% survived 1 year and 26% survived 5 years. The average 5 year survival rate for non-resectable esophageal carcinoma treated conventionally is around 1%. [10] [11]
Taken together, data from these three trials demonstrate a very high level of effectiveness of Psorinum therapy along with supportive conventional and homeopathic care in some of the most difficult-to-treat common malignancies.
Though the trials were not randomized or controlled, the data are noteworthy for a number of reasons: 1) the extraordinary degree of effectiveness of the treatment in these difficult to treat conditions – no published study has demonstrated anything even close to these results, 2) survival rate as an outcome measure is completely objective and therefore not subject to assessment bias, 3) there already exists a very large body of data demonstrating the degree of effectiveness of conventional treatment of these cancers – data which is consistent across all cultures and types of patients – which gives a valid basis for comparison and 4) the trials comprise a fairly large study group, with 318 total subjects.
The primary limitation of the studies is the lack of control for the effects of the supportive homeopathic care. We already know what to expect from supportive conventional care, so it is not much of a variable. However, we are left wondering how much of the effectiveness was due to the Psorinum therapy itself versus the supportive homeopathic remedies which were extensively used.
In a personal correspondence, Dr. Chatterjee indicated there would be a phase III (larger, controlled) clinical trial as a follow up to the studies – comparing the full Psorinum protocol versus 1) conventional cancer treatment, and 2) Psorinum protocol minus the homeopathic supportive care (in other words, Psorinum 6X along with only the conventional supportive care) in treatment of pancreatic adenocarcinoma. In August 2011, the Times of India reported that Chatterjee had signed a “mutual confidentiality agreement” with MD Anderson Cancer Center (at the University of Texas, Houston) to collaborate on further clinical trials.
Study 2
The second study was lead by doctors at University Hospital Zurich (Switzerland), University Hospital Freiburg (Germany) and the Tumor Biology Center at Albert Ludwig’s University Freiburg (Germany). It was published in the journal BMC Cancer.
This trial aimed to assess the effects of homeopathy as an adjunct to conventional oncologic care versus conventional care alone. There were 259 subjects in the homeopathic/conventional group and 380 in the conventional-only cohort. It should be noted that 10% of those in the homeopathic group refused recommended conventional care.
The most frequent cancer type was breast cancer. Colorectal and prostate cancers as well as melanoma were also prevalent.
The primary outcome measure was change in quality of life. Secondary outcome measures were change in fatigue, psychological wellbeing and patient satisfaction. All of these parameters were measured using widely accepted assessment tools.
The type of homeopathy used was the traditional “constitutional” approach, in which a single remedy is chosen based on individualized characteristics (as opposed to common pathological or medical indications).
Patients were assessed at 3 and 12 months.
The following data emerged in the homeopathic group:
Quality of life improved significantly at 3 months and further at 12 months – twice as much as the conventional group – in the upper range of the clinical significance scale
Mental and physical fatigue and physical activity improved significantly at 3 and 12 months
Anxiety and depression did not change
The following data emerged in the conventional group:
Quality of life was slightly improved at 12 months – at the bottom edge of the clinical significance scale
Fatigue did not change
Anxiety and depression did not change
This trial was meant to reflect real-world medical practice and decision-making (by patients and doctors). The participants were not randomized and were free to choose their course of treatment. Doctors were free to recommend individualized treatment protocols.
Although the 2 groups were well-matched at entry to the study in terms of symptoms, there were important disparities, namely, 1) demographics – the homeopathic group was more likely to have a higher level of post-graduate education and to be white collar workers or self-employed, 2) stage of disease progression – the homeopathic group was more likely to have a more severe diagnosis or progressed tumor stage, and had a longer elapsed time since first diagnosis, and 3) types of therapies used – the homeopathic group used less chemotherapy and radiation, due to already having utilized more prior to study entry.
These differences precluded statistically valid comparison of the two groups as matched pair controls. Nevertheless, the data clearly suggests that homeopathic treatment is beneficial to cancer patients as a whole.
If anything, the differences should have favored a greater improvement in the conventional group – the participants were at earlier stage of illness and therefore more amenable to treatment. Some would argue that greater results are to be expected from a sicker population (the homeopathic group) who have more potential for improvement. While this may be true in non-degenerative or self-limiting conditions, it is certainly not the case in cancer, where advanced progression of disease is nearly always associated with worse symptom scores and poorer response to treatment.
Some would argue the conventional group fared worse due to greater exposure to chemotherapy and radiation – but these interventions would have been finished primarily in the first few months, and outcomes at 12 months should not have been negatively influenced by the side effects of these therapies. Indeed, one of the primary goals of conventional treatment is decreased symptom severity and increased quality of life in the long term.
Even considered as a separate pool of data, the results achieved in the homeopathic group were “by all standards, a clinically relevant improvement”.
As the authors concluded:
“We have shown that under homeopathic care, sizeable benefits were achieved for patients’ quality of life, as measured by FACT-G and also for spiritual well-being as measured by the FACIT-Sp. The improvement was clinically relevant and statistically significant. It could also be seen in symptoms of physical and mental fatigue. Thus our data suggest that classical homeopathic care could complement conventional cancer care to the benefit of patients.”
References:
Chatterjee A, Biswas J, Chatterjee AK, Bhattacharya S, Mukhopadhyay B, and Mandal S. Psorinum Therapy in Treating Stomach, Gall Bladder, Pancreatic, and Liver Cancers: A Prospective Clinical Study. Evid Based Complement Alternat Med. 2011: 724743.
Rostock M, Naumann J, Guethlin C, Guenther L, Bartsch HH, Walach H. Classical homeopathy in the treatment of cancer patients – a prospective observational study of two independent cohorts. BMC Cancer. 2011 Jan 17;11(1):19.
Cancer Facts and Figures 2009. American Cancer Society. Available at www.cancer.org/downloads/STT/500809web.pdf . Accessed February 5, 2010
Erickson A, Larson C, Shabahang M. Pancreatic Cancer. Available at emedicine.medscape.com/article/280605-overview . Accessed February 21, 2010.
Olsen SK, Brown RS, Siegel AB. Hepatocellular carcinoma: review of current treatment with a focus on targeted molecular therapies. Therap Adv Gastroenterol. 2010 Jan;3(1):55-66.
Hui P Zhu,1 Xin Xia,2 Chuan H Yu,2 Ahmed Adnan,3 Shun F Liu,3 and Yu K Du. Application of Weibull model for survival of patients with gastric cancer. BMC Gastroenterol. 2011 Jan 7;11:1
Chatterjee A, Biswas J, Chatterjee AK, Bhattacharya A, Mukhopadhyay BP. A Phase II, Single Arm Clinical Trial Involving an Alternative Cancer Treatment – Psorinum Therapy – in Patients With Non-Small Cell Lung Carcinoma (NSCLC). J Clin Oncol. 2010 vol.28, suppl(15s), abstract 2592.
Jemal A, Siegel R, Xu J, Ward E. Cancer Statistics, 2010. CA Cancer J Clin. 2010 Sep-Oct;60(5):277-300.
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che ogni principio attivo viene gestito per la propria frequenza,
che l'acqua ha la sua memoria ed è capace di memorizzare le frequenze,
che una cellula malata sarà guarita quando incontra la giusta frequenza del
principio attivo entrando in sintonia,
in pratica, la frequenza della cellula malata è distorta e il principio
attivo porta nuova energia riattivandola nel buon funzionamento.
Questo non significa che la cellula è poi guarita perchè l'omeopatia non colpisce
le disfunzioni alla radice,
e quindi bisogna continuare con il principio attivo.
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SANITA'/ POLICLINICO MILANO, BENE PRIMO ANNO DI TEST SU OMEOPATIA
15-01-2008 17:16
Studi in urologia, gastroenterologia e su celiaci
Milano, 15 gen. (Apcom) - Nonostante la rivista scientifica Lancet, una delle più prestigiose al mondo, abbia di recente puntato il dito contro l'omeopatia, il Policlinico di Milano sperimenta da oltre un anno anche tecniche di "medicina integrata", come l'omeopatia in abbinamento a cure tradizionali. Lo ha detto il direttore scientifico dell'ospedale pubblico milanese, Ferruccio Bonino, precisando che il progetto non utilizza fondi destinati alla medicina tradizionale. "Come istituto scintifico - ha detto Bonino durante la presentazione del bilancio dell'attività scientifico-sanitaria degli ultimi tre anni, non nascondendo il proprio scetticismo - non possiamo trincerararci sull'Aventino, ma dobbiamo valutare e cercare di fare jolly".
Secondo Beppe Rocca, vicedirettore scientifico dell'ospedale, i primi risultati sono incoraggianti: "Non sono un omeopata e non so se l'omeopatia abbia un futuro" premette Rocca. Certo è, a suo parere, che la scoperta del medico tedesco Samuel Hahnemann, il fondatore dell'omeopatia, "è devastante. E' come se aggiungesse il telecomando al cancello di casa. Chi lo alza sono sempre le molecole, ma l'omeopatia è come il segnale che le muove. E' qualcosa in più rispetto alla biologia molecolare". Per ora la sperimentazione, basata su un contributo, non ancora erogato, della Regione Lombardia che stanzia circa 30mila euro, riguarda tre programmi: in urologia, gastroenterologia e su celiaci.
"Non c'è niente di esoterico - spiega il professore riferendosi alla sperimentazione in urologoia -, ma solo l'applicazione di uno schema che ha funzionato", in particolare nella prevenzione delle ricadute per i papillomi e i tumori vescicali, "un campo dove non c'è nient'altro". Invece che di omoeopatia, Rocca preferisce parlare di "fisica quantistica molecolare" e dice di "sbellicarsi dal ridere" quando sente "ignoranti" parlare di effetto placebo: "Io facevo trapianti di fegato e da medico empirico, all'inizio, sono stato molto disturbato dalle provocazioni" di chi aveva l'approccio della medicina integrata.
c'è anche questo
www.omeopatia.org/it/news_omeopatia/news..._dettaglio.php/ID=97
ho trovato anche:
08 11 2006 :: L'OMEOPATIA: CURA IL 70% DEI MALATI CRONICI DI ASMA ED ECZEMA
Fonte: www.fiamo.it del: 08 11 2006
L'Un nuovo studio, condotto dall'ospedale pubblico di Bristol, UK (Bristol Homeopatic Hospital) ha rivelato che l'Omeopatia ha aiutato il 70% di pazienti afflitti da malattie croniche quali asma ed eczema.
L'Un nuovo studio, condotto dall'ospedale pubblico di Bristol, UK (Bristol Homeopatic Hospital) ha rivelato che l'Omeopatia ha aiutato il 70% di pazienti afflitti da malattie croniche quali asma ed eczema.
Lo studio, durato 6 anni, è stato condotto su 6.500 pazienti. Nello studio, l'89 per cento di pazienti al di sotto dei 16 anni affetti da asma ha riscontrato un miglioramento dovuto alle cure omeopatiche, mentre nella stessa età di riferimento il 68 per cento di pazienti con eczema ha trovato giovamento dai trattamenti omeopatici.
... presso la sede dell' Associazione Belladonna di Milano ci sono decine e decine di cartelle cliniche relative a studi condotti in collaborazione con Medici Specialisti, che hanno lavorato insieme per fare ricerca scientifica in Omeopatia Classica Unicista in questi ultimi 7 anni. La Scuola di Medicina Omeopatica di Verona ha raccolto da anni tutti i casi clinici dal vivo che ha seguito nell’ambito della Formazione Permanente Continua , condotti con l’ausilio di dati di laboratorio e strumentali, nonché correlati di pareri di medici specialisti
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e quindi ogni malattia.
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